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Il Comune adesso spera di riuscire ad incassare i 40 milioni dello stilista entro la fine dell’anno

Un passo avanti per il megaprogetto della Torre Cardin. Ieri mattina in Regione è stato firmato l’accordo di programma tra le amministrazioni interessate al progetto. Un via libera di massima all’idea del Palais Lumière, che non significa approvazione definitiva. Accordo firmato ieri a palazzo Balbi dal presidente della Regione Luca Zaia, dal vicesindaco di Venezia Sandro Simionato, dal responsabile del procedimento, il dirigente dell’Urbanistica regionale Vincenzo Fabris e dei dirigenti delle Ferrovie che sarà ora pubblicato, e le osservazioni dovranno essere depositate entro i 20 giorni successivi. «Un passo avanti», commenta il sindaco Giorgio Orsoni, «anche se questo non significa che avremo in tempo i 40 milioni delle aree necessari per il Patto di Stabilità. Noi comunque abbiamo fatto il nostro dovere nei tempi previsti, adesso tocca al privato rispettare i patti». Una riunione che non è durata molto, quella di ieri mattina. Del resto i presenti erano quasi tutti d’accordo sulla necessità e l’urgenza di approvare quell’accordo. Non c’erano i rappresentanti della Soprintendenza, perché la decisione degli uffici dell’Urbanistica è stata quella di ritenere che il progetto sia posizionato in un’area che non è sottoposta a vincolo paesaggistico. Opinione opposta quella del ministero per i Beni culturali, che ha chiesto che il progetto sia sottoposto alla procedura di valutazione paesaggistica. Tesi sollevata anche da Italia Nostra, che ha ribadito quanto già affermato negli esposti presentati alla Procura con una lettera inviata al ministro per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi. «Il terreno non è compreso nella planimetria del vincolo Galasso del 1985», scrivono il presidente nazionale Marco Parini e la presidente della sezione veneziana Lidia Fersuoch, «ma occorre rispettare il Codice dei Beni culturali». Che all’articolo 152, ribadiscono, prevede che «nel caso di interventi per impianti civili che abbiano la vista sulla laguna (il bene da tutelare) la Regione e il ministero hanno facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le varianti idonee ad assicurare la conservazione dei valori espressi dai beni protetti». Dunque, anche se il terreno dove dovrebbe sorgere il grattacielo, alto due volte e mezza il campanile di San Marco, non è vincolato, c’è da tutelare l’impatto visivo. Sul tema è tornato ieri anche il patriarca Francesco Moraglia. «Non è accettabile contrapporre il lavoro alla salute o all’ambiente, come si è fatto a Taranto», ha detto, «bisogna rilanciare una politica nuova, che non ci ponga di fronte a questi aut aut. E occorre governare bene questo tipo di interventi. Parliamo di atti che segneranno a lungo, nel bene e nel male, zone importanti della città. Bisogna fare attenzione non solo dal punto di vista urbanistico, ma anche dei riflessi che questo avrà sulla città». Il Lumière può essere «un’occasione per il lavoro» aveva detto il patriarca nei giorni scorsi. Ieri ha precisato di non essersi dimostrato particolarmente entusiasta di questo tipo di insediamento. Ricordando come a Marghera oggi realtà costruite negli anni Sessanta «siano in preda a un particolare degrado e fatiscenza». Riflettere, dunque. Cosa che la politica per adesso ha fatto abbastanza poco, accelerando invece i tempi dell’iter per il grattacielo.

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