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VENEZIA – È stato detto che i finanziamenti pubblici ai partiti sono necessari per garantire l’attività politica. È stato affermato anche che va regolamentata l’attività delle lobby, altrimenti il rischio è che vi siano finanziamenti occulti alla politica. Ma ce ne sono anche, e molti, di dichiarati, che mostrano una promiscuità diffusa tra partiti e politici da una parte, e imprenditori, professionisti e cooperative dall’altra.

I consiglieri regionali del Veneto, solo quelli eletti, nel 2010 hanno usufruito di 756.715 euro per la loro campagna elettorale, tutti indicati nei rendiconti presentati alla Corte d’Appello. Si tratta di soldi arrivati nel conto corrente del mandatario elettorale da sostenitori, anche singoli cittadini, ma perlopiù da aziende e professionisti. E in qualche caso la provenienza fa sorgere domande.

Uno dei più abili nell’attrarre aiuti economici (56.800 euro) è l’attuale assessore al turismo Marino Finozzi. Per lui 10mila euro sono arrivati dalla Siram di Milano, azienda specializzata in servizi energetici. Assurta agli onori della cronaca per essere stata coinvolta nello scandalo che ha visto protagonista l’uomo d’affari veneziano Stefano Bonet e il tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito. Quest’ultimo, è l’ipotesi dei pm, avrebbe emesso fatture come credito d’imposta a favore della società. La Siram dai tempi di Galan inoltre gestisce il riscaldamento delle strutture sanitarie a Treviso, Belluno, Venezia e Rovigo. A Finozzi sono poi arrivati altri 10 mila euro dallo studio Altieri e dalla Saiv spa, 6 mila dalla Maltauro Costruzioni, che ha partecipato all’appalto delle “case di Berlusconi” all’Aquila e a cui lo stesso Finozzi ha fatto visita proprio in quell’occasione. 3 mila euro sono arrivati invece da Giovanni Masello, che un anno dopo è diventato presidente della neonata Veneto Promozione, società costituita dalla Regione e da Unioncamere.

Ma il consigliere che ha ottenuto più finanziamenti di tutti è Lucio Tiozzo del Partito Democratico. Il re delle coop venete ha racimolato ben 59mila euro, guarda caso, tutte da cooperative di Chioggia e dintorni, città di cui è stato sindaco. Tiozzo, ex presidente di Legacoop Veneto, ha avuto ben 33mila euro dalla Coveco, cooperativa che nel 2005 ha costruito i sottoservizi per il reparto di cardiologia di Chioggia. Altri 20mila euro dalla coop S. Martino, sempre di Chioggia, 5mila dalla Clea e 1.000 dall’Acquachiara.

Terza per capacità di attrarre finanziamenti è l’assessore al lavoro e all’istruzione Elena Donazzan, per lei 50.900 euro. 10 mila arrivano da Pasta Zara e altrettanti dalla Steda spa, 5 mila da Unicomm (gruppo commerciale cui fanno capo Famila e Emisfero), e dalla A&G (assicurazione di Vicenza). Altri 3mila sono stati versati invece dalla Gds, azienda con sedi a Cornedo vicentino e a Motta di Livenza (TV). Un gruppo conosciuto in Regione, visto che prima ha ricevuto un aiuto da Finest, la finanziaria del Friuli partecipata per il 12.68% dalla Regione e per il 7.75 da Veneto Sviluppo, e poi ha coinvolto con alcune quote la stessa Finest in una controllata della Romania. A contribuire alla campagna elettorale di Elena Donazzan anche Monica Galvanin, presidente di Federveneto Confapi.

L’assessore ai servizi socio sanitari Remo Sernagiotto ha potuto contare su 5mila euro di Federfarma, Maurizio Conte, assessore all’ambiente, tra gli altri, sui 10 mila dello Studio Galli, coinvolto nel progetto della Pedemontana; Giancarlo Conta (Pdl) ne ha ricevuto 9 mila euro da Mattia Galbero, assunto alla segreteria dell’assessore all’ambiente.

Molti dei finanziatori sono aziende e società coinvolte nei grandi appalti. La più generosa è la Net Engineering, che ha speso per la campagna elettorale ben 55 mila euro, tutti per Pdl e Udc. 20 mila a testa per Leonardo Padrin e Clodovaldo Ruffato, 10 mila all’assessore Remo Sernagiotto e 5mila al consigliere dell’Udc Stefano Peraro.

A sorprendere è l’assenza di contributi per i candidati presidente. Luca Zaia non ha speso un euro secondo i documenti presentati in Corte d’appello, e non ne ha ricevuti, Bortolussi ne ha spesi 19.764 senza alcun aiuto.

Il capogruppo del Pd Laura Puppato ha invece ottenuto il sostegno di alcuni iscritti del partito, nessuna lobby o azienda per lei.

Fulvio Pettenò di Rifondazione Comunista è l’unico invece cui il partito ha pagato completamente la campagna elettorale per 35.211 euro.

Federico Cipolla

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