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«Abbiamo già impegnato milioni di euro sulla parola, adesso apprendiamo dell’esistenza di un presunto vincolo»

VENEZIA. «Portate rispetto». Pierre Cardin e il nipote Rodrigo Basilicati replicano a stretto giro di posta alle bordate che gli sono arrivate dal sindaco Orsoni e da alcuni giornali. E annunciano: «Noi andiamo avanti, ma gli investimenti internazionali a Venezia non saranno certamente incoraggiati dalla continua incertezza del diritto, né dalle imboscate burocratiche, né da oneri economici impropri». La colpa del mancato versamento dei 40 milioni, necessari all’acquisto dei terreni, sarebbe secondo Cardin tutta della «burocrazia». «Apprendiamo che la nostra iniziativa sarebbe soggetta anche al giudizio discrezionale della Soprintendenza sulla base di un presunto vincolo finora ignoto a tutti, compresi Regione e Comune», contina Cardin, «e perciò l’accordo di programma non ancora definitivo non ci darebbe nessuna certezza di poter realizzare l’opera».

Per questo motivo, spiega l’anziano sarto di origini trevigiane, «dopo aver impegnato diverse decine di milioni di euro esclusivamente sulla fiducia e sulle parole degli interlocutori, respingiamo l’accusa e la colpa che ci viene addebitata di non aver versato decine di milioni di euro nel bel mezzo delle festività natalizie».

Particolare non da poco, secondo il sindaco Giorgio Orsoni, Che ieri ha ribadito come «chi si impegna a investire un miliardo e mezzo di euro in un nuovo progetto deve almeno garantire i fondi per l’acquisto dei terreni»

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