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Il Comune lo dice in tutte le salse che Porto Marghera è e deve rimanere area industriale, naturalmente moderna e non inquinante. E perché non vi fossero dubbi lo ha messo nero su bianco anche nel Pat, il Piano di assetto urbano, una sorta di super piano regolatore che stabilisce cosa si dovrà fare di ogni parte del territorio comunale da qui ai prossimi vent’anni.
Facile a dirsi. Fino a che, però, le aree verranno messe sul mercato a prezzi da centro storico veneziano, è molto difficile che qualche imprenditore prenda anche solo in considerazione l’idea di aprire un’attività.
C’è un privato, tanto per fare un esempio, che ha messo in vendita 20 ettari vicino a Fusina a 65 milioni di euro, circa 3 mila e 500 euro al metro quadrato. Al di là del caso singolo, la media delle richieste per le aree libere va da 1500 euro al metro quadrato a 3500, a seconda della posizione, ossia che siano aree servite da vie di trasporto e soprattutto dotate di banchina su uno dei canali industriali, e quindi di collegamento acqueo con Venezia.
Per fare un paragone, anche se improprio perché si tratta di aree residenziali, in centro a Mestre si va da mille euro al metro quadro nella prima periferia ai 2 mila euro in pieno centro, compresa piazza Ferretto. Parliamo aree con abitazioni già esistenti e vecchie, e quindi bisognose di ristrutturazioni. Se si considera che oggi un buon restauro va dai 700 ai mille euro al metro quadrato, non si arriva comunque ai 3500 euro al metro quadro chiesti per un’area vuota in zona industriale. Sono valori da speculazione immobiliare ma abbastanza improbabili visto che uno che compra deve prevedere altri mille euro al metro quadro per costruire capannoni o quant’altro oltre ai costi dei vari oneri. Alla fine dovrebbe proporre l’edificio almeno a 5 mila euro al metro quadro: per carità avrà anche l’approdo acqueo ma è sempre una follia.
L’accordo raggiunto l’altro ieri da Comune e Regione per costituire la società di gestione delle 19 aree messe a disposizione da Eni servirà proprio a calmierare i prezzi. In totale sono poco più di 100 ettari, su un totale di 2 mila che costituiscono Porto Marghera, ma le istituzioni pubbliche contano di avviare un ciclo virtuoso che abbassi tutti i prezzi della zona; questo, auspicano, con la collaborazione di Eni che all’inizio, essendo uno dei più grossi proprietari immobiliari, è stato invece uno dei motori dell’aumento dei valori delle aree, anche perché si tratta di terreni in zona Sin (Sito di interesse nazionale) che hanno costi di base altissimi per le bonifiche e le transazioni per i danni ambientali chieste dal ministero dell’Ambiente. Con la graduale attuazione, ancora in corso, dell’Accordo di programma del 16 aprile 2012, i costi delle bonifiche stanno tornando a livelli normali. Quindi la società che verrà presto costituita (45% alla Regione, un altro 45% al Comune e un 10% a Syndial gruppo Eni) dovrebbe essere in grado di mettere a disposizione di imprenditori interessati quei 100 ettari ad un prezzo commerciale fisiologico che va dai 200 ai 400 euro al metro quadrato.
E chi controllerà il controllore? La società pubblica, con la partecipazione del privato, è già una garanzia di per sè ma la Cisl dei chimici chiede una cabina di regia «alla quale dovranno partecipare anche i sindacati e le altre categorie interessate. Potrebbe essere lo stesso tavolo regionale per il rilancio di Porto Marghera – suggerisce Massimo Meneghetti, segretario Femca-Cisl -. Solo così si potrà garantire che ogni nuovo investimento sarà produttivo per l’economia e l’occupazione, e non una speculazione mascherata».

 

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