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Baita: «Le linee sono pronte, manca il progetto di gestione ma se Trenitalia non mette i soldi può bloccarci per sempre»

 

VENEZIA. Si scrive Sfmr ma potrebbe essere il titolo di un romanzo da leggere in treno, perché parla dei passeggeri delle ferrovie venete e delle loro illusioni perdute. Sfmr non è la variante veneta di Spqr ma il nome del metrò regionale: una sigla che nel 2001 l’allora sindaco di Vicenza Enrico Hullweck aveva tradotto con «Si Fanno Meno Ritardi». In effetti chi fa meno ritardi di un treno che non parte mai? I lavori per la metropolitana di superfice («Sistema ferroviario metropolitano regionale», la dizione esatta) sono iniziati nel 2000, per un importo di 380 milioni di euro preventivato due anni prima dal progettista, la Net Engineering di Giovan Battista Furlan. Strada facendo sono lievitati fino ad arrivare a 640 milioni, costo finale della prima fase, ormai completata al 90%.

Le linee interessate. Sono 7: Padova-Castelfranco, Castelfranco-Mestre, Mestre-Treviso, Mestre-Venezia, Mestre-Quarto d’Altino, Mestre-Mira e Padova-Mestre completata con il quadruplicamento dei binari. Manca solo il ponte sul Brenta. Ma l’elettrificazione delle tratte, il raddoppio dei binari, la soppressione dei passaggi a livello, i parcheggi a raso, i sottopassi e le nuove stazioni costruite da Astaldi e Mantovani e pagate per metà dalla Regione Veneto e per metà dallo Stato, non hanno portato nessun beneficio ai passeggeri. Servono solo ai treni di prima, peraltro insufficienti a fronteggiare la massa dei pendolari, cresciuti dal 2007 ad oggi di mezzo milione di unità all’anno.

Vita da pendolare. Ogni mattina 152.000 veneti cercano di prendere un treno e non sempre ci riescono: Trenitalia ha tagliato del 3,5% le corse e aumentato del 15% i biglietti nel 2012. Le cronache riferiscono di carrozze stipate all’inverosimile, con passeggeri lasciati a terra nonostante quelli dentro cerchino di far loro posto stipandosi perfino in tre nella toilette (treno regionale 5571 Mantova-Padova). Il tratto Padova-Venezia è la quarta peggior linea italiana. Gli studenti di Chioggia che hanno lezione nel pomeriggio a Rovigo devono prendere un treno alle 9,38 di mattina.

La giunta regionale è subissata da interrogazioni senza risposta, perché l’assessore Renato Chisso multa Trenitalia alla mattina ma alla sera va a braccetto, per amore o per forza, con l’amministratore delegato Mauro Moretti.

Il manovratore. Dice Moretti, ex sindacalista della Cgil approdato ai vertici delle Ferrovie dello Stato, ultimo stipendio conosciuto 871.000 euro nel 2008, che ci vogliono più soldi sia dallo Stato che dalle Regioni. Può darsi: ma finché vengono spesi per costruire nuove stazioni inutilizzate, non servono neanche se sono pochi. «Finora il Veneto ha speso poco meno di 200 milioni per comprare i treni del metrò», sostiene Piergiorgio Baita presidente della Mantovani «ma poiché il servizio è inesistente li sta usando Rfi per i fatti suoi». Rfi è la società delle Ferrovie che gestisce i binari, Trenitalia la gemella che si occupa dei passeggeri. Moretti è passato dall’una all’altra, è il vero padrone del vapore.

Il contratto. La storia dei difficili rapporti tra Regione e Ferrovie è raccolta in un dossier dell’Osservatorio della spesa del Consiglio regionale, cui rinviamo perché c’è da perdere la testa. Periodo esaminato 2000-2012. La Regione aveva diviso il Veneto in due lotti, il quadrilatero Padova Venezia Treviso e Castelfranco (lotto 1) e il resto del territorio (lotto 2). Per uscire dal monopolio, era stato messo in gara il lotto 2. Gara sui generis, perché le condizioni forcaiole hanno fatto il vuoto: il servizio è in mano a Trenitalia in associazione temporanea con Sistemi Territoriali, società della Regione. Indovinate chi comanda di più. Aspettando il metrò, il lotto 1 era stato confermato a Trenitalia. Dal 1° gennaio 2012 i due lotti sono stati unificati e Trenitalia è più che mai in sella al monopolio: incassa 100 milioni di euro l’anno, pagati con denaro che lo Stato dovrebbe trasferire a Venezia ma che, per far più presto, viene liquidato direttamente alla società. Moretti s’è inventato anche un nuovo catalogo prezzi, aumentando del 30% i costi della Regione. L’autonomia del Veneto non esiste.

Treni cadenzati. Nell’impossibilità di dettare condizioni a Moretti, l’assessore Chisso, che pure paga il conto con i soldi dei veneti, ha annunciato i treni cadenzati. Significherebbe passaggi a orari più stretti. Il servizio era previsto in dicembre ma è già slittato a giugno 2013.

«Potrebbero avviarlo anche adesso, non cambierà niente», pronostica l’ingegner Furlan. «Moretti farà andare i treni che vuole, anche se li paga la Regione. Il sistema Sfmr prevedeva condizioni precise, costruzione degli orari, definizione del materiale rotabile. La verità è che il Veneto non conta niente».

Mancano 150 milioni. «Noi abbiamo fatto la parte hard del sistema metropolitano: il tracciato, le stazioni, i parcheggi di interscambio», a domanda risponde Baita.

«Manca il software, cioè il sistema di bigliettazione, i servizi accessori. In una parola il progetto di gestione, che vale 150 milioni. Trenitalia non ci mette una lira, anche se dovrebbe provvedere al completamento. Di questo passo, con la scusa che non gli danno i 150 milioni, Moretti può impedirci di avere la metropolitana per i prossimi cento anni».

Renzo Mazzaro

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