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il caso

La Torre Cardin si allontana. Pareva cosa fatta, alla vigilia di Natale. Ma il mancato acquisto dei terreni sembra aver rotto il sogno del sarto di origini trevigiane per costruire il grattacielo più alto d’Italia. Palais Lumiere in attesa che si sblocchi la situazione. Ma i nodi aumentano. Si è sfilato dall’operazione il sindaco Giorgio Orsoni. «Cardin? Una delusione, ha detto dopo il mancato versamento dei fondi promessi, 40 milioni di euro, per l’acquisto dei terreni». «Non è colpa nostra», ha replicato Rodrigo Basilicati, nipote dello stilista». Ping pong di accuse. Ma intanto la torre da 250 metri non smette di far discutere. «Iter poco trasparente», accusano le associazioni ambientaliste, «si parla di un progetto ma gli atti non sono stati depositati». Italia Nostra ha presentato altra documentazione alla procura di Roma per ribadire la necessità di far luce sull’iter delle autorizzazioni. In particolare i «sì» dell’Enac, l’Ente per l’aviazione civile, dopo un iniziale «no», e le presunte pressioni degli enti pubblici per ottenere il via libera.

Regione, provincia e Comune avevano dato il loro assenso. Ma adesso il quadro è cambiato. «Come è possibile che chi si impegna a investire due miliardi di euro non abbia pochi milioni da versare per l’acquisto dei terreni?», ripete il sindaco. «E come facciamo noi a dare un’autorizzazione urbanistica a chi non è nemmeno in possesso della proprietà dell’area?».

Il primo accordo di programma è stato firmato pochi giorni prima di Natale in Regione.

Ma sul progetto pende adesso il vincolo paesaggistico. Il ministero dei Beni culturali ha fatto sapere che pur trovandosi nell’area di Marghera, il nuovo edificio dovrà essere valutato dalla Soprintendenza per il suo impatto visivo. (a.v.)

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