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VENEZIA E LE NAVI

L’AUTORITÀ PORTUALE  «Sulle aree non non c’è alcun conflitto col Comune»

IPOTESI MARGHERA «Non possono coesistere merci e passeggeri»

NUOVO PASSAGGIO «Il progetto è adesso all’attenzione del Governo»

IL PUNTO «Nel breve periodo non ci sono altre soluzioni»

Paolo Costa: «Ecco perché l’unica alternativa è lo scavo del canale Sant’Angelo-Contorta»

Il porto di Venezia non può fare a meno delle crociere. E le crociere non possono, almeno nel breve periodo, prescindere dalle strutture della Marittima su cui l’Autorità portuale e il concessionario Vtp hanno investito negli anni decine di milioni.
È così che il presidente Paolo Costa esce allo scoperto mostrando, oltre a questi due punti fermi, anche la volontà di procedere alla realizzazione del canale Contorta – Sant’Angelo per far arrivare le grandi navi in Marittima ma senza passare per il delicato Bacino di San Marco.

Una soluzione controversa, se si pensa che il canale attualmente è profondo circa un metro e largo una trentina. Alcuni soggetti autorevoli, come il docente di idraulica Luigi D’Alpaos hanno criticato questa ipotesi, perché non sostenuta da studi sull’impatto complessivo dell’ecosistema lagunare.

Ora, tra i punti “sensibili” di contatto con il Comune (il sindaco ha detto di voler difendere la volontà del Consiglio che con il Pat si è espresso per estromettere le grandi navi dalla laguna) c’è anche la questione del passaggio del tram diretto a San Basilio. Costa, però, è convinto che alla fine tutto troverà il proprio posto.
«Che si tratti del Piano di Assetto Territoriale di Venezia, o della ridestinazione urbanistica e funzionale dell’area di San Basilio – esordisce – per accogliere l’arrivo del tram in Centro Storico, o del garage multipiano da realizzare in Marittima, o del modo di dare attuazione al decreto Clini-Passera che vieta il passaggio davanti a San Marco delle grandi navi, non c’è motivo di preoccupazione alcuna per il confronto istituzionale in atto tra Comune e Autorità Portuale. Perché i due soggetti o si sono già messi d’accordo o sanno chi, a norma di legge, abbia il diritto/dovere di dire l’ultima parola».
Tuttavia, Costa sa benissimo che tutti questi temi sono, almeno in parte, figli di quello del valore della crocieristica per Venezia e della misura nella quale quest’attività debba/possa essere eventualmente sacrificata per le navi troppo grandi.
«L’Autorità Portuale – aggiunge – ha evitato finora di prendere posizioni cristallizzate, preferendo studiare ogni aspetto della questione, ed esaminando le diverse alternative proposte. Tuttavia qualche punto fermo c’è. Il primo è che il traffico crocieristico costituisce, assieme a quello delle merci in container, una delle due gambe sulle quali si regge oggi l’economia portuale veneziana, in attesa di tornare a contare sui traffici di rinfuse, sui ro-ro, e sulle merci varie, più sensibili alla congiuntura economica, e sapendo di aver perso irreversibilmente gran parte dei traffici industriali di Marghera».
Una ricerca recente del Porto ha evidenziato come su crocieristica e container si regga l’occupazione di almeno 2000 persone in Marittima e almeno 8000 persone a Marghera.
«Non intendiamo nasconderci – puntualizza – dietro l’occupazione per evitare di affrontare il problema posto dal decreto Clini-Passera. Gli studi condotti ci dicono che sono trascurabili e/o eliminabili gli effetti di inquinamento dell’aria, di moto ondoso, di inquinamento acustico e/o elettromagnetico. Ciononostante l’Autorità Portuale è pronta – e questo è il secondo punto fermo — a collaborare per trovare una via alternativa di accesso al porto passeggeri oggi collocato in Marittima».
La proposta del sindaco Giorgio Orsoni è stata quella di spostare tutto a Marghera.
«Questa possibilità si è rivelata nulla, perché soddisfacibile soltanto sacrificando ogni attività portuale mercantile. Si è rivelata poi vana la possibilità, almeno nel breve periodo, di identificare un altro luogo, in laguna o fuori di essa, che possa garantire le tre accessibilità: dal lato mare, per navi fino a 335 m di lunghezza, dal lato terra, per i passeggeri che raggiungono la nave soprattutto dall’aeroporto, e, sempre dal lato terra, per le merci e i servizi che riforniscono le navi in un porto capolinea come Venezia. Se la Marittima non ha alternative oggi – ed è questo il “terzo punto” fermo — occorre passare per la realizzazione di una via di accesso alternativa alla Marittima attraverso Malamocco».
E qui si arriva al Contorta – Sant’Angelo.
«È l’unica soluzione praticabile. Il “costo” di intervenire con l’approfondimento di un canale in laguna, comunque minore del “beneficio” incommensurabile di allontanare le grandi navi da San Marco, può e deve essere mitigato trasformando questo escavo nel ripristino ambientale di una parte della laguna oggi morfologicamente impoverita.
Il progetto è già all’attenzione del Governo. Ove ottenesse il via libera, l’Italia e Venezia potrebbero dire al mondo di aver allontanato le grandi navi dai monumenti veneziani più prestigiosi, senza compromettere un pilastro della base economica che garantisce ai veneziani di oggi e ai loro figli quei redditi che quella occupazione che difficilmente può loro provenire da altre fonti».

 

LE PROTESTE

“In Bacino ogni anno 2mila inchini”

Nell’anniversario del naufragio della Costa Concordia i comitati che si battono contro il passaggio delle grandi navi a San Marco rilanciano l’allarme sul pericolo costituito dai giganti del mare. «Questo perché – spiegano al Comitato “No Grandi Navi” – nulla ancora è cambiato in laguna dopo l’approvazione del decreto Clini-Passera, che a Venezia pone il veto al transito delle navi sopra le 40mila tonnellate di stazza». L’applicazione del provvedimento del Governo è subordinato alla definizione di una alternativa del transito dei giganti davanti a San Marco, allo studio di Comune e Autorità Portuale.
«Intanto – sottolinea il portavoce del comitato, Silvio Testa – anche l’anno scorso si sono contati i soliti duemila inchini delle crociere davanti a Piazza San Marco e nel Canale della Giudecca. L’unico progetto su cui risulta le autorità stiano lavorando – ricorda Testa – è quello voluto dall’Autorità Portuale, cioè lo scavo del piccolo Canale Contorta Sant’Angelo che congiungerebbe con la Marittima il Canale dei Petroli, responsabile della devastazione dell’intero bacino centrale della laguna. Vuol dire nascondere la polvere sotto il tappeto».

 

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