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Gazzettino – Un decennio passato a ripulire la laguna

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

14

gen

2013

EMERGENZA FANGHI – Il 31 dicembre Casarin ha smesso le vesti di commissario, oggi in Consiglio il suo ultimo decreto

In nove anni, assieme ai cittadini di Malcontenta tramite l’Agenda 21, ha creato dal nulla il Vallone Moranzani, che non è ancora un’opera realizzata ma che ormai è partita e, a meno di sconvolgimenti epocali, non si fermerà più. Roberto Casarin, ingegnere miranese di nascita e mestrino di adozione lo scorso 31 dicembre, a 67 anni, ha lasciato la carica di commissario straordinario per l’emergenza dei fanghi dei canali industriali nella laguna di Venezia, e d’ora in poi l’operazione prosegue in regime ordinario.
Oggi in Municipio a Mestre il Consiglio comunale approverà, anche se ormai fuori tempo massimo, l’ultimo decreto che Casarin ha firmato da commissario e che aveva già ottenuto il Via favorevole: si tratta del documento che dà il via libera all’impianto per il trattamento dei fanghi da realizzare in area dei 23 ettari e che fa parte di tutto l’insieme di opere che vanno sotto il nome, appunto, di Vallone Moranzani. Un progetto da 900 milioni di euro per una grande discarica da realizzare alle porte di Malcontenta, sopra una precedente discarica del petrolchimico, un grande parco da 200 ettari che sorgerà sulla collina formata dalla nuova discarica, la sistemazione idraulica di tutto il territorio che va da Malcontenta a Marghera e lambisce la Riviera del Brenta, la sistemazione della viabilità in modo da separare i flussi industriali e commerciali da quelli urbani e, naturalmente, l’escavo dei canali industriali di Porto Marghera per riportarli alla profondità di 12 metri in modo da consentire il passaggio delle navi fino alle varie banchine portuali. Cosa quest’ultima che, quando Casarin venne nominato commissario, era una vera e propria emergenza che rischiava di far morire il porto e pure la laguna inquinata da dieci milioni di tonnellate di fanghi con residui delle produzioni chimiche e siderurgiche di Marghera.
Che cosa è stato fatto in questi anni?
«Gli impianti per trattare i rifiuti sono stati tutti approvati, l’allargamento di via dell’Elettronica è quasi completato – spiega Casarin -, entro fine gennaio partiranno i lavori per il nodo viario che separa la viabilità di Malcontenta da quella di Marghera industriale, infine Malcontenta è già stata messa in sicurezza dal punto di vista idraulico».
E cosa manca da fare?
«Interventi minori e due importanti: lo spostamento della San Marco Petroli che si potrà fare quando entrerà in funzione tutta la discarica, e a sua volta la discarica partirà quando verrà fatto l’interramento dei quattro elettrodotti Terna ad alta tensione. Per il momento, della discarica, è in funzione solo un pezzo a sud del primo lotto, limitato a qualche centinaia di migliaia di metri cubi di fanghi trattati. Secondo intervento importante non è proprio un intervento ma un problema da risolvere: originariamente dovevano essere scavati dieci milioni di metri cubi di fanghi (dei quali i 2,5 più inquinati da sistemare nella discarica di Malcontenta) ma ci siamo fermati a poco più di 8 milioni perché l’Autorità portuale non finanzia ulteriori lavori visto che ha raggiunto i fondali che le servivano. Per i due milioni di metri cubi rimanenti, dunque, dovrebbe pagare il ministero dell’Ambiente ma la questione è ancora sospesa. E questo naturalmente influisce sui fondi per completare l’operazione Moranzani. Per il momento soldi ce ne sono ma ad un certo punto serviranno anche gli altri».

 

L’INTERVISTA  «Vera protagonista è stata la gente di Malcontenta»

Giovedì prossimo Casarin farà la sua ultima apparizione da commissario, anche se ha già lasciato l’incarico. È stato invitato, infatti, in Comune a Ca’ Farsetti ad illustrare il lavoro svolto nei quasi dieci anni di attività. L’ingegnere dal 2010 è in pensione dalla Regione (dove lavorava sin dal 1980), quest’anno compirà 68 anni e attualmente continua il suo impegno come segretario dell’Adbve, l’Autorità di bacino dei fiumi dell’alto Adriatico, e per l’Autorità dell’Adige.
Che cos’ha imparato dall’esperienza di commissario ai fanghi?
«Che il Parlamento dovrebbe varare delle leggi efficaci per far sì che non servano i commissari».
La “sua” emergenza, assieme a quella della tangenziale di Mestre, sono state tra le poche di cui si conserverà memoria come di attività che hanno funzionato e che servivano davvero.
«Già ma le cose dovrebbero funzionare in regime ordinario senza mai dover arrivare all’emergenza, perché quando ci si arriva vuol dire che molto è stato tralasciato in precedenza».
Tutti i poteri concentrati nelle sue mani per quasi un decennio, che sensazione le dava?
«Per quanti poteri uno abbia, non sono mai totali, quindi non c’è pericolo che si nomini un dittatore. I condizionamenti burocratici per un commissario sono tanti e tali da frenarne e limitarne l’azione. Nel mio caso, ad esempio, la Via sull’interramento degli elettrodotti, e i ricorsi, hanno fatto ritardare l’operazione Vallone Moranzani di due o tre anni».
I riconoscimenti, però, non le sono mancati.
«Il più importante professionalmente e umanamente è stato quello dei cittadini di Malcontenta. Proporre alla gente di tenersi in casa una discarica da 2 milioni e mezzo di metri cubi di fanghi inquinati non è così semplice ma, grazie all’Agenda 21 e al coinvolgimento passo passo di tutta la popolazione che ha preteso e ottenuto compensazioni importanti, è stata un’esperienza bellissima. Direi assolutamente positiva e da replicare, visto che è uno dei pochi esempi in Italia». (e.t.)

 

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