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Gazzettino – Marghera. Biodiesel, Eni guarda alle alghe

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

19

gen

2013

PORTO MARGHERA  – A luglio il via alla riconversione della raffineria, operativa dal gennaio 2014

I tempi saranno rispettati: a luglio si aprirà il cantiere per la riconversione della Raffineria Eni di Porto Marghera, che a gennaio del prossimo anno comincerà la sua seconda vita, producendo biodiesel di nuova generazione in grado di assicurare maggior potere calorifico graziea una maggiore concentrazione di additivo di origine vegetale. Ma al centro ricerche Eni di San Donato Milanese si guarda già avanti, alla possibilità di produrre biodiesel con l’utilizzo di grassi animali, oli esausti e soprattutto microalghe.
Lo spiega l’ingegner Giacomo Rispoli, vicepresidente esecutivo ricerca e sviluppo progetti di Eni Refining, rispondendo indirettamente ai dubbi sollevati dal Movimento 5 Stelle sulla trasformazione della raffineria di Porto Marghera, un’operazione da cento milioni di euro che sta per avviarsi. «La decisione di produrre biocarburanti – spiega il dirigente – trae origine dalle direttive europee emanate in materia, che prevedono che entro il 2020 nei Paesi della Ue almeno il 10% dei combustibili siano prodotti da energie rinnovabili, e che queste comportino un risparmio nella producione di anidride carbonica».
Così, mentre la Ue pensava di alzare ulteriormente l’asticella della percentuale di emissioni di CO2 da eliminare nella lavorazione dei prodotti vegetali, Eni ha deciso di cominciare a produrre in casa il biodiesel, che finora veniva acquistato sul mercato e rivenduto. Con il brevetto che sarà sviluppato a Marghera, si otterrà un combustibile con una maggiore concentrazione di prodotti di origine vegetale (olio di palma o colza) che garantirà una resa più elevata dei motori. «Nel 2015 – spiega Rispoli – il fabbisogno Eni sarà di un milione di tonnellate l’anno, e Marghera ne produrrà mezzo milione». Il resto sarà acquisito sul mercato, ma Eni guarda già avanti. «La tecnologia permette di testare già ora l’impiego di grassi animnali e oli di frittura spenti. Ma a Gela – rivela l’ingegnere – stiamo sperimentando in un ettaro di superficie la produzione di microalghe alimentate dalle acque di scarico, la cui resa sarebbe dieci volte superiore all’olio di palma, con la possibilità di produrre la materia prima anche nelle aree desertiche del Nord Africa». Una possibilità che diminuirebbe i costi economici e ambientali di trasferimento della materi aprima.
Alberto Francesconi

 

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