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VENEZIA – Se, alla faccia della crisi, ci sono imprenditori e multinazionali a caccia di aree per costruire e avviare nuove attività manifatturiere, si facciano avanti. Da oggi riutilizzare un’area industriale di Porto Marghera, servita da tutte le infrastrutture comprese quelle portuali, sarà non solo più semplice e veloce (meno scartoffie e quattro mesi al massimo rispetto ai 3 o 5 anni prima necessari per le autorizzazioni) ma costerà molto di meno visto che basterà una più economica e rapida “messa in sicurezza” dei terreni delle industrie della chimica e della siderurgia che hanno chiuso da anni. Gli imprenditori e le multinazionali interessate potranno quindi farsi avanti e scegliere, per esempio, una delle 19 aree (102 ettari in tutto) che Eni cederà alla nuova società mista che Comune di Venezia e Regione Veneto stanno appositamente costituendo.

L’ultimo tassello di questo nuovo quadro normativo per il rilancio delle aree industriali dismesse è stato messo ieri a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale, dei quattro “protocolli attuativi dell’Accordo di Programma per la bonifica e la riqualificazione ambientale del sito di interesse nazionale di Porto Marghera e aree limitrofe” firmato il 16 aprile dell’anno scorso. In calce ai protocolli hanno messo la firma ieri il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, il presidente della Giunta regionale, Luca Zaia, il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni e la presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto.

I quattro protocolli sottoscritti riguardano, nello specifico: la caratterizzazione (con carotaggi standard) dei terreni da bonificare; le modalità di intervento per una semplice messa in sicurezza (senza il bisogno di asportare i terreni inquinati) dei suoli e delle acque di falda; i nuovi criteri per la sperimentazione di nuovi processi di bonifica e per la determinazione delle garanzie finanziarie che debbono dare gli acquirenti delle aree, esclusi però enti pubblici e società private che già hanno pagato allo Stato il risarcimento dei danni ambientali provocati.

In teoria, con queste nuove norme e procedure, dovrebbe scendere di un bel po’ il prezzo dei terreni da risanare e riutilizzare. Tant’è che a sentire il governatore Luca Zaia – che ieri ha aperto la sfilata di complimenti reciproci tra ministro e capi delle istituzioni – c’è una lunga lista di imprenditori già interessati a investire a Porto Marghera un totale di 3 miliardi euro. Il dettaglio di questa favolosa lista e dei singoli investimenti però Zaia non l’ha dato, ma ha assicurato che la «volontà» della sua amministrazione è stata quella aver fatto di Porto Marghera un totem. «La sua riqualificazione è stata da sempre una delle nostre grandi sfide». Per il sindaco Orsoni: «grazie alla sensibilità e all’impegno del ministro Clini e l’accordo tra le istituzioni territoriali è stata fatta una sorta di operazione verità, smettendo di fantasticare su storie impossibili e prendendo atto del fatto che Venezia ha bisogno di lavoro, di imprenditoria e di sviluppo». L’assessore regionale Renato Chisso – artefice insieme al dirigente Giovanni Artico, dell’Accordo di Programma – ha assicurato che «ora abbiamo di fronte tempi, costi e procedure certe, cioè quello che chiedono gli imprenditori seri per investire anche Porto Marghera ». «Con questo nuovo quadro normativo» ha commentato a sua volta l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, dando atto al ministro Clini di aver fatto in un anno quello che per decenni non si era riusciti a fare, «si compie un ulteriore, importante passo avanti sulla via della riqualificazione e rigenerazione ambientale, economica e industriale di Porto Marghera». Soddisfatto anche il ministro Clini che per oltre un decennio ha lavorato a Porto Marghera, come medico del lavoro dell’Asl 12 negli anni in cui scoppiava il problema dell’inquinamento della laguna e si cominciava a parlare delle malattie che uccidevano gli operai del Petrolchimico. «In 200 giorni abbiamo approvato 17 progetti per la bonifica e il riuso del sito di Porto Marghera che erano fermi da 10 anni» ha ricordato Clini, dicendosi convinto che «nel momento in cui, come sta avvenendo, aree di Porto Marghera vengono restituite ad usi commerciali e industriali, si metterà in moto un circuito economico positivo». Ne è convinto anche il presidente di Confindustria Venezia, Luigi Brugnaro: «l’area ha bisogno che siano difese le attività già esistenti, ma, soprattutto, che ne possano arrivare delle nuove».

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