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PORTO MARGHERA – Primo incontro tra Comune, Regione e società del gruppo Eni che conferirà i 115 ettari

Da fissare il costo dei 115 ettari di terreni

CGIL, CISL E UIL «Unica soluzione in un momento di difficoltà»

PROVE DI RINASCITA – Le prime aree del Petrolchimico presto disponibili

Vogliono chiudere la partita delle aree Syndial nel più breve tempo possibile anche perché i 115 ettari da mettere a disposizione di nuovi investitori sono solo il primo nucleo di un’area che, nelle intenzioni di Comune e Regione, dovrà crescere e diventare molto più vasta.
L’incontro di ieri si può dire che è stato preparatorio perché non ha dato ancora risultati concreti ma già entro metà febbraio si ritroveranno per portare avanti la trattativa. Attori, ieri a palazzo Balbi, il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, l’assessore regionale alla Legge Speciale, Renato Chisso, e l’amministratore delegato di Syndial (gruppo Eni) Alberto Chiarini.
Dopo l’accordo di una decina di giorni fa tra Regione e Comune per arrivare alla costituzione della società che prenderà in carico le aree, che l’anno scorso Syndial aveva messo a disposizione, e le gestirà per cederle ad investitori che vogliano fare industria moderna e pulita, ieri sono state chiarite le questioni metodologiche di base sulla valutazione delle aree che saranno cedute.
I due punti all’ordine del giorno del prossimo incontro saranno l’entrata o meno di Syndial nella società con Comune e Regione (lo schema dovrebbe essere un 45% a testa per gli enti pubblici e un 10% per Syndial) e la definizione del costo di quelle 19 aree.
Palazzo Balbi e Ca’ Farsetti contano che si arrivi ad un accordo per una cessione a “prezzo politico” in modo da poterle mettere sul mercato a costi decisamente convenienti e contribuire così a riportare i valori delle aree di Marghera a livelli accettabili e praticabili: molte aree, infatti, attualmente vanno dai 1500 ai 3500 euro al metro quadro, a seconda che abbiano o meno la banchina su uno dei canali industriali, mentre il prezzo commerciale di un terreno industriale dovrebbe andare dai 200 ai 400 euro al metro quadrato.
Da qui al prossimo incontro, intanto, Comune e Regione studieranno assieme quale sia la forma societaria più adatta e agile da utilizzare.
Per la prima volta, quando la società diventerà operativa, i due accordi, quello sulle bonifiche e quello sulle aree, si fonderanno in un unico strumento che consentirà ai nuovi investitori di avere costi accessibili, tempi certi e veloci nonché procedure semplificate per le autorizzazioni e le bonifiche.

 

«Ridurre il perimetro Sin svilupperà anche la pesca»

Gianfranco Bettin, assessore comunale all’Ambiente, ha già tenuto tre incontri in Prefettura con le cooperative

Restringere il perimetro dell’area Sin di Porto Marghera sarà in grado di rilanciare anche la pesca in laguna. Il Sito di interesse nazionale, infatti, istituito quando Marghera seminava veleni un po’ ovunque, anche a Mestre, in Riviera del Brenta e nelle acque della laguna, non è più quello di una volta: un po’ perché la maggior parte delle fabbriche inquinanti è sparita, un po’ per l’aumentata sensibilità ambientale e le conseguenti imposizioni di regole e procedure molto restrittive. Il risultato è che anche la laguna attorno alla zona industriale è tornata frequentabile non solo dagli umani ma anche di pesci. E in particolare dai mitili che, vivendo nella sabbia, sono i più esposti all’inquinamento assorbendolo e facendolo entrare nella catena alimentare.

«È da tempo che stiamo monitorando la cosa e i dati sono confortanti»

spiega l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin che, con i suoi tecnici e con quelli del collega alle Attività produttive, ha collaborato fattivamente con la Regione per arrivare alla delibera di Giunta del Veneto che propone al ministero dell’Ambiente di rivedere il perimetro del Sin veneziano, eliminando dalle aree “vincolate” quelle del centro di Mestre e dei quartieri limitrofi, e anche i centinaia di ettari di laguna che stanno tra il ponte della Libertà e Malamocco, e tra il canale dei Petroli e Venezia.

«Abbiamo già tenuto tre vertici in Prefettura con le cooperative dei pescatori – continua Bettin -. Riaprire all’allevamento dei mitili tutte quelle aree significherebbe dare nuove opportunità di crescita a quest’attività economica, oggi in gravissima crisi anche per la carenza di spazi in cui esercitarsi in sicurezza e produttività, e porre fine alle contese tra cooperative sui confini delle anguste aree di pesca attuali». Naturalmente, conclude l’assessore, «è indispensabile anche la verifica puntuale della salubrità ambientale dell’area, una riclassificazione igienico sanitaria a cura di Ulss e Regione».

(e.t.)

 

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