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Fossò. La Corte dei Conti indaga sulle spese, l’ex sindaco Compagno si difende

«L’intervento di escavazione dei fossati doveva essere fatto su tutto il territorio comprese le aree private al fine di consentire il deflusso delle acque e scongiurare così il ripetersi di altre alluvioni».

È questa l’opinione di Luciano Compagno (Udc), ex sindaco di Fossò, che ha autorizzato, nel 2010, gli interventi di risezionamento dei fossati per un importo complessivo di un milione e trecentomila euro. Il Comune di Fossò, guidato dal primo cittadino Federica Boscaro, ha inviato tutta la documentazione alla Corte dei Conti di Venezia per verificare la legittimità della competenza amministrativa e di quella economica in merito ai lavori eseguiti.

Gli esposti dei privati cittadini e gli incartamenti dell’ente inviati alla Procura hanno evidenziato come il Comune si sarebbe sostituito all’obbligo di manutenzione dei privati, previsto dal regolamento comunale di polizia idraulica approvato con il Piano delle acque, utilizzando beni capitali derivanti da alienazioni per effettuare opere di straordinaria manutenzione su aree che in realtà sono private.

Inoltre la procedura di appalto applicata ha autorizzato l’intervento in due trance da 700 e 600mila euro bypassando il bando di gara europeo previsto per le opere pubbliche di tale importo.

«Le alluvioni del 2008 e 2009», precisa Compagno, «avevano causato ingenti danni senza che i cittadini ottenessero un equo indennizzo. La giunta pertanto ha approvato, con parere dei tecnici comunali, il progetto di messa in sicurezza del territorio e successivamente i tecnici comunali hanno correttamente provveduto all’appalto dei lavori. Affermare il contrario è da persone non informate sui fatti».

Sarà la Procura regionale presso la Corte dei Conti di Venezia a stabilire se sia stato commesso il danno erariale. Se così fosse il conto per gli amministratori che hanno concesso l’autorizzazione potrebbe essere salato.

Davide Massaro

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