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CHIOGGIA

«Basta con le scelte imposte dall’alto. I poteri fanno quello che vogliono dell’Adriatico, scordandosi dell’esistenza dei pescatori. La creazione del porto di Venezia off-shore, otto miglia al largo dalla costa, metterà a repentaglio la sopravvivenza di mezzo migliaio di persone, a fronte di vantaggi economici generali ancora tutti da configurare. L’unica certezza consiste nel colossale giro d’affari che graviteranno attorno al progetto».

È quella dei pescatori chioggiotti l’ennesima voce contraria al progetto di porto veneziano off-shore.

«Ammesso che non si tratti dell’ennesimo, colossale spreco di danaro pubblico – esordisce Michele Boscolo Marchi, presidente del consorzio Cogevo che coordina il settore della pesca delle vongole di mare e dei fasolari – quel porto, dotato di dighe lunghe tre chilometri darà probabilmente lavoro a un certo numero di persone ma lo toglierà sicuramente a chi, come noi, in mare, ci siamo da sempre. Quantomeno, per questo, i finanziatori dell’opera e la politica dovrebbero approntare un piano per l’assorbimento dei lavoratori della pesca i quali, non potendo più sfruttare il fondale, finirebbero ridotti alla fame».

Secondo Boscolo Marchi, confortato dall’opinione del responsabile del settore fasolari Lucio Perini, sin dall’inizio dei lavori, potrebbe scatenarsi una sorta di pericolosissimo effetto domino.

«Per sopravvivere, gli armatori delle circa 60 imbarcazioni dedite alla cattura della Callista Chione, specie diffusa soprattutto laddove è prevista la creazione dell’hub – osservano i portavoce del Cogevo – sarebbero giocoforza costretti a darsi alla raccolta delle Venus, affiancandosi alle ben 105 barche già impegnate in tale attività, secondo criteri ispirati al massimo rispetto per l’ambiente marino. Sarebbe un disastro: la fine di una lavoro di ricerca durato anni».

Dopo essersi imposti un lungo fermo biologico controllato e non retribuito, gli iscritti al Cogevo raccolgono il novellame e lo seminano nei luoghi maggiormente adatti all’accrescimento. Inoltre, essi osservano scrupolosamente la rotazione stagionale dei luoghi di pesca, per garantire la rigenerazione dei fondali. Il Cogevo di Chioggia critica, infine, la presunta scarsa considerazione nella quale sarebbero state tenute le esigenze dei pescatori, in vista della creazione di un lungo molo sommerso, destinato a fermare l’erosione del litorale di Sottomarina.

«Siamo solidali – conclude Boscolo Marchi – con gli operatori del turismo. L’intervento previsto, tuttavia, segnerà la perdita di una vasta area di ripopolamento dei cannolicchi e delle Venus da semina».

Roberto Perini

 

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