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Presentate nove osservazioni alla Variante. Italia Nostra, Ecoistituto e AltroLido annunciano il ricorso al Tar e ricordano l’esistenza del vincolo paesaggistico

«Il progetto del Palais Lumière? Non è approvabile perché il suo iter è illegittimo». Comitati e associazioni aprono la battaglia contro la Torre di Cardin, il grattacielo più alto d’Italia (256 metri) che dovrebbe sorgere a Marghera, in riva alla laguna. A poche ore dalla scadenza dei termini (le 12 di ieri) Italia Nostra, Ecoistituto e il coordinamento delle associazioni del Lido «AltroLido» hanno depositato alla Segreteria generale del Comune nove osservazioni. Chiedono siano accolte, annunciando già da ora un possibile ricorso al Tar per «vizio di illegittimità». Le critiche delle associazioni riguardano soprattutto l’iter seguito «in modo piuttosto frettoloso» dalla Conferenza dei Servizi per approvare la Variante Urbanistica. Pubblicazione a fine anno, cinque giorni per prenderne visione – ma il progetto non è mai stato pubblicato sul sito del Comunela Valutazione di Impatto ambientale che ancora non è stata fatta. E, soprattutto, il vincolo. Dopo aver richiesto l’accesso agli atti, Italia Nostra, Ecoistituto e AltroLido ricordano l’esistenza del vincolo paesaggistico.

Ieri hanno distribuito l’osservazione numero dieci, firmata dal custode giudiziario della Galileo Paolo Reali. Che chiede di eliminare la viabilità prevista che attraversa le sue proprietà e prevede l’abbattimento del capannone. E la copia della lettera inviata a Comune e Regione dal Direttore regionale dei Beni culturali Ugo Soragni. Che ricorda: «La Soprintendenza veneziana si è già espressa chiaramente sulla necessità dell’autorizzazione paesaggistica per la realizzazione del manufatto. L’Ufficio legislativo del ministero è della stessa opinione: sull’area interessata dall’intervento edificatorio deve ritenersi operante il vincolo paesaggistico, di cui all’articolo 142 del Codice dei beni culturali». Quanto basta per bloccare un iter che di autorizzazioni non parla nemmeno. «La cosa grave», sottolinea Cristiano Gasparetto di Italia Nostra, «è che non si tratta di una Variante Urbanistica ma di un Piano Attuativo, Che ha al suo interno il progetto e dunque è già una richiesta del permesso di costruire. Le istruttorie vanno fatte prima». Marco Zanetti (AltroLido) ha spiegato la ratio delle altre osservazioni. I rischi per l’ambiente, i costi per la collettività e l’impatto di una struttura che assorbirebbe energie e soldi, mettendo in crisi il resto dell’area. Uffici e appartamenti, sorgeranno in un’area dove esiste la deroga ai rumori, che possono arrivare a 70 decibel per la presenza di Fincantieri».

«Lumière vuol dire lampione», dice Michele Boato, presidente di Ecoistituto, «pensate a che disastro sarà questa luce di notte. Una Torre più alta di Conegliano e Asolo, visibile da lontano». Nei prossimi giorni, hanno detto i comitati, «chiederemo un incontro al sindaco e ai candidati alle elezioni, per sapere come la pensano». L’entusiasmo del Comune sull’operazione sembra essersi raffreddato dopo la mancata intesa sull’acquisto dei terreni. «Poco affidabile se non ha nemmeno i soldi per comprare i terreni», ha detto Orsoni.

Alberto Vitucci

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Osservazioni al vaglio della Conferenza Poi la firma e la decisione del Consiglio

Sono una decina le osservazioni presentate all’accordo di programma per la realizzazione del Palais Lumière, anche se è possibile che nelle prossime ore, qualora qualcuno le avesse presentate via posta, ne arrivino delle altre. Il termine ultimo per depositarle era ieri alle 12.

Di sicuro ce n’è una presentata dallo stesso Comune, per correggere un errore formale nella stesura del testo nella parte in cui si parla della variante urbanistica necessaria ai fini del progetto. Un dettaglio di forma, a confronto delle critiche sostanziali presenti nei documenti redatti dalle associazioni ambientaliste della città che contestano fortemente il progetto.

E adesso che le osservazioni sono state presentate, che succede? Per valutarle (approvarle o respingerle) dovrà riunirsi la Conferenza dei servizi che riunisce tutti i soggetti interessati al progetto, i cui tempi sono però condizionati dalla data di convocazione della commissione regionale Vas (Valutazione ambientale strategica) che dovrà visionare l’accordo. Una volta riunita la Conferenza dei servizi si passerà poi alla sottoscrizione definitiva dell’accordo di programma tra le parti, un passaggio che probabilmente avverrà solo a fronte della certezza che il progetto si farà (l’acquisto definitivo delle aree da parte di Cardin).

Infine, l’ultimo passaggio sarà la ratifica dell’accordo da parte del Consiglio comunale, che sarà quindi chiamato a esprimersi sulla bontà del progetto nei confronti dei quali non ci sono sentimenti da mezza misura: o si ama, o si odia. La ratifica dell’accordo in consiglio comunale dovrà avvenire entro trenta giorni dalla firma definitiva dell’accordo di programma, pena l’invalidità dello strumento urbanistico.

Vorrebbe dire che bisognerebbe rifare tutto da capo, ma è chiaro che di fronte a una situazione del genere Pierre Cardin, che ha sempre dichiarato di volere “fare presto” deciderebbe di rinunciare al progetto. (f.fur.)

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