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L’avvocato di Schettino, il comandante della Costa Concordia sotto processo «Lo fanno tutti, non è un mistero, anche a pochi metri dal Palazzo Ducale»

«Non era un inchino, ma una rotta avvicinatoria. Lo fanno tutti. Anche a Venezia le navi passano a pochi metri da piazza San Marco». Grandi navi al contrario. Se i comitati e la città hanno ammonito sui rischi ricordando la tragedia della Costa Conorcordia, adesso è l’avvocato Rosario D’Orazio, legale dell’ormai celebre comandante del naufragio, Francesco Schettino, a utilizzare San Marco per cercare di scagionare il suo assistito. L’inchino, ha detto ieri l’avvocato nell’udienza del processo contro Schettino, «è una procedura consolidata. Mi fa specie che adesso si dica che nessuno sapeva». A un anno esatto dalla tragedia del Giglio, la polemica sulle grandi navi non è chiusa. «La nostra priorità resta l’allontanamento delle grandi navi da San Marco», ribadisce il sindaco Giorgio Orsoni, «come abbiamo scritto nel Pat, il Piano di Assetto del territorio. Chiederò al nuovo governo di convocare subito il Comitatone per decidere quale sia l’alternativa migliore». L’ordinanza Clini-Passera emessa pochi mesi dopo il naufragio della Costa Concordia prevede il divieto di transito in aree sensibili, e per la laguna il divieto di passaggio alle navi superiori alle 40 mila tonnellate. Ma tutto è rimasto come prima, perché la legge delega agli enti locali i progetti alternativi. L’Autorità portuale e il suo presidente Paolo Costa insistono sullo scavo del nuovo canale Contorta Sant’Angelo. Una via d’acqua che consentirebbe alle navi di entrare da Malamocco e non più dal Lido. «Ma alla Marittima non c’è alternativa», ripete Costa. Il sindaco la pensa diversamente. «Il Porto non ci ha fornito elementi scientifici per decidere sul loro progetto», dice. E rilancia l’ipotesi Marghera, realizzabile in tempi brevi. Progetto che invece è il Porto a bocciare: «Non ci stanno le navi passeggeri insieme a quelle mercantili». Posizioni ancora molto distanti, perché il Comitato portuale ha approvato – con l’astensione critica di Comune, Provincia e Comune di Mira – il suo Piano triennale dove rilancia appunto l’ipotesi del Contorta.

Tempi lunghi, nonostante la pressione internazionale e delle associazioni, le 14 mila firme raccolte dal Comitato «No Grandi Navi», gli esposti alla magistratura, alla Corte dei Conti e all’Arpav sui danni ambientali prodotti dalle grandi navi e dei loro fumi, nonché dagli impianti radar e dalle onde elettromagnetiche di grande potenza che «bombardano» la città storica.

E tutto resta come prima. Con l’annuncio, nella nuova stagione che sta per partire da marzo, di un possibile ulteriore aumento del numero delle grandi navi, lunghe 300 metri e alte più dei campanili, di stazza superiore alle 100 mila tonnellate. L’inchino, dice adesso il legale di Schettino, si fa anche a San Marco.

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