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La commissione di Salvaguardia boccia solennemente il progetto che prevedeva la deviazione del canale secolare di Pellestrina

LA DECISIONE – Dieci voti contrari agli scavi che rischiano di danneggiare l’ambiente

IL PIANO – L’Azienda dei trasporti vorrebbe trasferire tutte le manutenzioni

Per la darsena agli ex cantieri De Poli è arrivata una sonora bocciatura con ben 10 no, 4 sì (Soprintendenza, Magistrato alle Acque presentatore del progetto, Genio Civile opere Marittime, Ministero Lavori pubblici) e 3 astenuti.
Così è andato il voto in Commissione Salvaguardia a proposito del progetto presentato come “scavo ed adeguamento ai fini idrogeologici” del canale di Pellestrina, un canale secolare di cui c’è traccia fin dal Medievo.
Alla sua presentazione lo scavo del canale sembrava quasi una necessità irrinunciabile. E “inevitabile” appariva il blocco del canale al traffico delle imbarcazioni e la creazione di una deviazione davanti agli ex cantieri De Poli che si ricongiungeva dopo circa trecento metri con il resto del canale.
I commissari, dopo essere andati a fondo della vicenda per sei mesi, hanno appurato che nel luogo in cui per un paio di secoli la famiglia De Poli ha costruito imbarcazioni sempre più grandi, fino ad arrivare alle gasiere, Actv – che ha rilevato il cantiere all’asta per oltre 12 milioni di euro – vuol realizzare una darsena per la manutenzione della flotta con un intervento molto pesante che non ha convinto la maggioranza. E quindi è provvisoriamente naufragato il progetto che porta la firma di Paolo Firpo, responsabile della manutenzione Actv per la relizzazione della darsena e del Magistrato alle Acque per la parte relativa alla “deviazione” del canale di Pellestrina. In sostanza l’idea di Actv è quella di portare la gran parte della manutenzione a Pellestrina, con la necessità di un grande numero di ormeggi. Questi sarebbero stati ricavati dallo scavo della barena e una passerella fissa che avrebbe congiunto la parte di terra del cantiere a quella acquea, tagliando in modo trasversale il canale e bloccando il traffico. Dunque per garantire il passaggio delle altre barche sarebbe stato necessario scavare un nuovo canale. E davanti al cantiere si prevedeva un dragaggio fino a quattro metri e mezzo di profondità per un’area rettangolare lunga 284 metri e larga 104, e poi un ulteriore scavo a sette metri e mezzo di profondità per sistemare il bacino galleggiante per una porzione di 23 metri per 95. Per far questo tutte le altre barche in transito lungo il canale di Pellestrina avrebbero dovuto passare al di fuori dell’area “accaparrata” da Actv, lungo una deviazione che circumnavigava la darsena larga 60 metri e profonda 4 e mezzo. Ma la Salvaguardia ha detto di no, ribadendo che il Palav prevede la protezione dell’ambiente naturale e del suo equilibrio idraulico e idrogeologico e vieta il danneggiamento, la raccolta e l’asportazione della flora spontanea, che prolifera rigogliosa in barena davanti a Pellestrina.

Raffaella Vittadello

 

ARSENALE – Termine scaduto, la settimana prossima la firma Comune-Difesa

LEGGE SPECIALE – La città attende ancora i 42 milioni del 2011

MOSE – Cipe, rinvio al 18 per le opere di mitigazione

Il Cipe doveva svolgersi oggi, poi è stato anticipato a ieri e successivamente posticipato a lunedì 18 febbraio. In discussione, tra l’altro, il finanziamento delle opere di mitigazione al Mose indicate dall’Unione europea, che rappresenterebbero l’en plein per i fondi dell’opera e che rischierebbero, nel caso non fossero assegnati, di mettere l’Italia in una posizione di infrazione nei confronti dell’Europa.

Nel frattempo il no della Salvaguardia alla realizzazione di un nuovo canale è un precedente importante anche in vista dell’eventuale realizzazione di un’alternativa al traffico crocieristico in Bacino San Marco, come lo scavo del Canale Contorta, che a differenza del caso di Pellestrina esiste già, ma con profondità ben diverse da quelle richieste dal passaggio dei grattacieli del mare. Nel caso si fosse detto sì, si sarebbe aperto uno spiraglio in più. Ma l’ipotesi, anche a detta del Magistrato alle Acque Ciriaco D’Alessio, è ancora lontana. «Abbiamo solo un progetto di larga massima, e soltanto a livello teorico – spiega – per realizzare uno studio vero e proprio, con le ripercussioni idrogeologiche sull’intero ecosistema lagunare, servono dei finanziamenti. Ma quando è venuto in visita il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini non se n’è parlato. Non che ce ne vogliamo poi molti, ma è necessario effettuare tutte le simulazioni, per capire quali sarebbero gli effetti».

Un’altra partita molto attesa dalla città era lo sblocco dei famosi 42 milioni della Legge speciale deliberati quasi due anni fa dal Comitatone. Il sindaco Giorgio Orsoni è comunque moderatamente fiducioso, anche perché almeno la questione sul passaggio di proprietà dell’Arsenale dovrebbe essere in dirittura d’arrivo. Scadeva infatti mercoledì il termine improrogabile per il ministero della difesa sulla perimetrazione delle aree da mantenere a sè per i suoi specifici scopi istituzionali. La ricognizione da parte della Difesa è stata fatta e la prossima settimana (probabilmente martedì) una delegazione arriverà a Venezia per firmare l’accordo in base al quale ci sarà l’assegnazione alla Marina della sua porzione.

 

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