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Baita: «Il miliardo della Legge di Stabilità e i 250 milioni del Cipe coprono i lavori fino alla messa in funzione del sistema»

Mose ultimato nel 2016. Ne è sicuro Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani e primo azionista del Consorzio Venezia Nuova.

«I 250 milioni di euro stanziati dal Cipe il 21 dicembre e l’articolo 2 della Legge di Stabilità che ci assicura un miliardo e 84 milioni di euro», spiega Baita, «coprono i lavori fino alla messa in funzione delle dighe mobili, nel 2016».

Restano escluse, dice l’ingegnere, le opere complementari e quelle di mitigazione, imposte dall’Unione europea e chieste dal Comune per riparare il danno dei cantieri. Ma nel 2016, assicura Baita, «Venezia non avrà più acque alte».

In ritardo di due anni rispetto al cronoprogramma originario (fine lavori prevista nel 2014), con il prezzo finale lievitato a 5 miliardi e mezzo (il progetto di massima parlava di 3200 miliardi di lire, un miliardo e mezzo di euro), le 79 paratoie del Mose dovrebbero essere messe in funzione fra tre anni.

Già alla fine del 2013 potrebbe funzionare il primo sbarramento, quello di Treporti con le sue 20 paratoie collegate tra loro. Sott’acqua, nel canale del Lido tra Punta Sabbioni e l’isola artificiale, sono già sistemati i cassoni in calcestruzzo. Subacquei al lavoro, per le ultime rifiniture. Intanto a Malamocco si stanno ultimando di grandi cassoni di spalla. Blocchi enormi di calcestruzzo alti come un palazzo di cinque piani, lunghi fino a cento metri, che dovranno essere calati sul fondo della bocca di poto di Malamocco e poi di Chioggia. Insomma, il Mose va avanti. E il Consorzio Venezia Nuova conta di far vedere le prime paratoie funzionanti a Treporti già alla fine del 2013.

«Mi pare che siamo usciti dal decennale dibattito se fare il Mose oppure no», dice Baita, «adesso il problema sarà come gestire l’opera».

Finiti i lavori, nel 2016, dovrà essere infatti messa a gara la gestione del sistema Mose, che avrà la sua regìa operativa in Arsenale.

Sempre in Arsenale ci sarà il centro della manutenzione del sistema, lo smontaggio e il montaggio delle paratoie. Andranno periodicamente sostituite, in media una ogni mese sarà prelevata dalle navi jack up (in costruzione all’Arsenale, del costo di 55 milioni di euro) e rimessa in funzione.

Un lavoro eterno, che potrà produrre occupazione per molti anni. C’è anche da affrontare il tema del «ripristino» ambientale. E delle opere di mitigazione nei luoghi dove i cantieri saranno dismessi. Qualche anno fa l’Ue aveva aperto un’inchiesta, su esposto degli ambientalisti, per la violazione delle Direttive europee «Habitat» e «Uccelli». Pratica ala fine archiviata con prescrizioni di interventi e monitoraggio a tutela dell’ambiente e delle specie faunistiche che ancora non sono state messe in atto.

Alberto Vitucci

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