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VIGONOVO – Gli invasi dell’incompiuta idrovia Padova-Venezia utilizzati come grandi bacini scolmatori nei periodi di grandi piogge e come riserva d’acqua nei periodi di siccità. Con i suoi 50 metri di larghezza e i 6 chilometri di lunghezza, il bacino dell’idrovia realizzato nel territorio a sud del fiume Brenta-Cunetta rappresenta uno specchio d’acqua di 30 ettari di superficie, in grado di contenere circa un milione di metri cubi d’acqua. Il bacino è diventato una vera risorsa contro le famigerate «bombe d’acqua», così come sono chiamate dai meteorologi le improvvise e intense precipitazioni estive in grado di mettere in crisi idraulica interi territori. Eventi atmosferici atipici, ma che negli ultimi tempi hanno investito pesantemente l’area compresa tra i colli Euganei e il mare Adriatico. «Un’area che assomiglierà sempre più a una zona dal clima tropicale», ha preannunciato il direttore del centro meteo Arpav di Teolo, Marco Monai. Ecco quindi farsi avanti l’idea di sfruttare i bacini dell’idrovia Padova-Venezia come valvola di sfogo contro gli allagamenti. Non è neanche stato necessario eseguire grandi opere, è bastato fare confluire nell’idrovia gli scarichi d’acqua della rete idraulica piovana. E se l’acqua dell’idrovia cresce troppo, ecco pronte le idrovore per pomparla nel fiume Brenta-Cunetta. Un progetto totalmente realizzato dal Consorzio di Bonifica «Bacchiglione» con una spesa di 774.685 euro. L’invaso è in grado di moderare le piene originate da un territorio di circa 1.500 ettari che, oltre al territorio veneziano posto a sud del Brenta-Cunetta, comprende anche gran parte della zona industriale sud di Padova. L’impianto idraulico che dall’idrovia solleva l’acqua per immetterla nel Brenta-Cunetta è stato realizzato in località Vigonovo ed è in grado di sollevare 3 metri cubi d’acqua al secondo, 24 ore su 24.

Vittorino Compagno

 

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