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DUE INCHIESTE – Altri tre in manette, 15 indagati e perquisizioni. Il sospetto: fatture false per pagare tangenti

Frode fiscale, terremoto a Nordest

In carcere Piergiorgio Baita, ad della Mantovani, e Claudia Minutillo, ex segretaria di Galan

In manette il presidente della Mantovani, l’ex segretaria di Galan Claudia Minutillo e due manager

GLI ALTRI INDAGATI – Nel mirino anche 15 imprenditori veneti e un vice questore

POLITICA E AFFARI – Le reazioni e i silenzi dei Palazzi del potere Veneto

Quando Galan diceva:«Vorrei quel manager a lavorare con me»

Ramo costruzioni, da sempre il più fisiologicamente connesso all’apparato pubblico. Il che espone la politica a raffica di critiche, soprattutto chi comanda. Nel suo libro «Il Nordest sono io» l’ex governatore Giancarlo Galan “giudicava” proprio Piergiorgio Baita, definendolo come «il più intelligente tra gli imprenditori del ramo costruzioni». Tanto che «lo vorrei subito a lavorare con me se potessi o andrei a lavorare io con lui». E poi «è un tipo brillante, uno che sa costruire i fuochi d’artificio». Non si sprecarono le critiche e gli attacchi per giudizi così a ruota libera. “Sempre i soliti noti, amici degli amici”, era il più soft tra i commenti. Che fanno comunque parte del “gioco”.
Il che fa dire a molti, come Antonio Pipitone, capogruppo Idv in Consiglio regionale, che «il quadro è preoccupante». Ma comunque c’è «la più assoluta fiducia nell’operato della magistratura», è il parere del governatore Luca Zaia. Il quale, dopo la visita della Finanza a Veneto Strade, offre «massima disponibilità dell’amministrazione regionale a collaborare con gli inquirenti, mettendo a loro disposizione tutti gli atti e le informazioni necessari nelle indagini. Perché sia fatta chiarezza nel più breve tempo possibile. E, per quanto mi riguarda, ciò che più conta è la totale trasparenza».
All’attacco l’eurodeputato del Pdl Sergio Berlato, da tempo in rotta di collisione con il vertice del partito veneto. «Sempre da notizie di stampa – dice – parrebbe che nella rete degli inquirenti fossero finiti, per il momento, solo alcuni pesci piccoli (che sono anche i più canterini) lasciando intuire che imminente sia la cattura anche di alcuni grossi pescecani la cui voracità avrebbe divorato in questi ultimi dieci anni, una quantità enorme di risorse pubbliche a danno dell’erario ed a danno dei cittadini veneti». E ricorda di aver consegnato alla Procura della Repubblica una documentazione con tanti interrogativi tra i quali spiccano le richiesta di verificare «se è vero che negli ultimi dieci anni in Veneto le più importanti opere pubbliche siano state progettate dai soliti studi di progettazione (uno in particolare) molto legati ad alcuni noti politici locali»; se è vero «che l’esecuzione delle principali opere pubbliche in Veneto sia stata quasi sempre affidata, negli ultimi dieci anni, alle stesse imprese di costruzione, due in particolare».
Non è preoccupato il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Il comune ha rapporti molto stretti con la Mantovani per numerose opere pubbliche in fase di realizzazione. Ma, dice Orsoni, «non credo che i lavori si fermeranno. La Mantovani ha altri soci che continueranno comunque l’attività, rispettando gli impegni presi».

 

SOSPETTE TANGENTI- Una fabbrica di fatture false a San Marino per creare depositi segreti di contanti

Frode fiscale milionaria, fondi neri e, sullo sfondo, l’ombra delle tangenti. Un uragano che sconvolge la laguna. E questo è solo l’inizio. Già di per sé sorprendente. Non si può definire altrimenti l’arresto di Piergiorgio Baita, 64 anni, patron del Gruppo Mantovani (Serenissima Holding), colosso delle costruzioni, con interessi diretti in una quarantina fra imprese e consorzi, capofila nei lavori di costruzione del Mose, capocordata nell’appalto da 160 milioni per la realizzazione della piastra espositiva di Expo Milano 2015, già impegnato nel Passante e nell’ospedale di Mestre.
LE ACCUSE – Associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale, il reato contestato a fronte dell’accertamento di almeno 20 milioni di euro sottratti prima all’erario e poi all’economia legale, una somma enorme, ridotta a dieci per effetto della prescrizione. Con lui sono finiti in manette Claudia Minutillo, 49 anni, ex segretaria di Giancarlo Galan al tempo in cui era Governatore del Veneto, e ora Ad di Adria Infrastrutture spa (di cui Baita è vice presidente), William Colombelli, 49 anni, bergamasco, sedicente console onorario di San Marino dove ha sede la sua Bmc Broker srl, e il padovano Nicolò Buson, 56 anni, responsabile amministrativo della Mantovani spa. A firmare le ordinanze di custodia cautelare, tutte eseguite, il gip Michele Scaramuzza che in 200 pagine ricostruisce la girandola di fatture fasulle che aveva un duplice scopo: abbattere l’utile su cui pagare le imposte e creare un deposito segreto di contanti. Ci sono altre 15 persone indagate per favoreggiamento, quasi tutti imprenditori, veneti ed emiliani, eccetto il vice questore aggiunto di Bologna, Giovanni Preziosa, finito nei guai per abuso di accesso al sistema informatico, perché avrebbe fornito indicazioni sullo stato delle indagini. Quarantacinque le perquisizioni nel padovano, nel trevigiano, nel veneziano, nel bolognese, nel bellunese e nel rodigino. Sequestri preventivi per 8 milioni di euro in totale.
L’INDAGINE – L’inchiesta è condotta dal sostituto procuratore Stefano Ancilotto che si è avvalso del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia del colonnello Renzo Nisi. Lo stesso team che nel 2011 con l’operazione “Aria Nuova” ha portato in cella, fra gli altri, per mazzette, Lino Brentan, ex Ad dell’autostrada Venezia-Padova, di cui Baita è socio di maggioranza. Ed è nell’ambito di questa attività investigativa che le Fiamme gialle hanno messo gli occhi sulla Mantovani, approfittando anche del fatto che i colleghi padovani avevano avviato quasi contemporanea una verifica fiscale nella sede centrale del gruppo, monitorando in particolare la commessa del Mose, il sistema di paratie mobili di difesa di Venezia. Nel mirino il sistema del project financing che in Veneto caratterizza quasi tutte le grandi opere pubbliche e all’interno del quale la Mantovani e associate fanno la parte del leone.
LA “CARTIERA” – È a questo livello che i finanzieri si imbattono nella Bmc di Colombelli, che dal 2005 al 2010 aveva fatturato consulenze tecniche e scientifiche per 10 milioni di euro contabilizzate a società collegate: Adria Infrastrutture (per 2 milioni), Consorzio Venezia Nuova, Thetis, Palomar, Dolomiti Rocce, Talea, Veneto Strade, Veneto Acque, Passante di Mestre, Autorità portuale di Venezia. Tutto falso. La Bmc, si accerterà, altro non è che una “cartiera” costituita da un ufficio di 50 metri quadrati alle pendici del Titano, una segretaria e una fotocopiatrice. Con l’unica ragion d’essere, secondo gli investigatori, quella di produrre “carte”: di vero non c’era nulla. Se non i soldi che una volta depositati tramite bonifico su conti correnti di banche sanmarinesi, venivano ritirati liquidi dal Colombelli che poi con ricorrenti viaggi in auto e valigetta appresso restituiva a Baita, trattenendo per sé una percentuale di tutto rispetto.
PASSO FALSO – Paradossalmente è Colombelli medesimo a fornire la prova regina che inchioderà lui per primo e i suoi sodali. Come? “Autointercettando”, registrando con l’iPhone i colloqui con Baita e Minutillo dal momento in cui i rapporti cominciano ai incrinarsi a seguito dei riscontri fiscali in atto. Un modo per tutelarsi nel caso i “soci” lo avessero scaricato magari senza una congrua liquidazione, e che alla fine gli è stato fatale. Fondamentale, come ha sottolineato il procuratore capo Luigi Delpino, anche la collaborazione della Repubblica di San Marino che ha consentito l’acquisizione di documentazione extracontabile e di corrispondenza email che ha impresso un’accelerata all’inchiesta. Ma anche della Svizzera. E si attendono risposte da Germania, Croazia e Canada.
L’AZIENDA – La Mantovani affida la sua prima difesa a un comunicato nel quale esprime «sorpresa e amarezza» e parla di «abnormità dei provvedimenti cautelari», sottolineando di aver sempre pienamente collaborato con gli inquirenti durante le lunghe indagini.

 

ASSOLTO – Baita in aula ai tempi di Tangentopoli.  Nel 1992 accusato e arrestato  e assolto.

PARLA BAITA «Vorrei non avere rapporti con San Marino Abbiamo in corso una verifica della Finanza»

PROJECT FINANCING – Nel mirino il sistema dei grandi lavori in Veneto

Il colonnello Renzo Nisi, capo del nucleo di Polizia Tributaria a Venezia dal 2009, passa al comando Generale della Guardia di Finanza a Roma

L’INDAGINE – L’inchiesta è “figlia” di quella sull’ex Ad dell’autostrada Brentan

I SIGILLI – Case e conti correnti, sequestrate le proprietà dei 4 finiti in manette

L’ORDINANZA – Le intercettazioni che spiegano le intese tra le società

Colombelli alla Minutillo: «Ho creato carta straccia per voi per 6 anni»

«Rompe? Ma 8,8 milioni neri li han portati a casa: io ho tutto»

Per l’accusa sono truffatori professionisti. E rapporti tra loro sono stati ricostruiti dalla Finanza anche grazie alle intercettazioni telefoniche. Le più significative, che si ritrovano nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, sono tra William Colombelli e Claudia Minutillo, amministratore delegato di Adria Infrastrutture.

In un’occasione Colombelli si arrabbia e mostra tutta la sua potenza come presidente della Bmc Broker di San Marino.
Colombelli: “Se vuoi faccio sentire quanto sono andato”.
Minutillo: “Sei completamente andato”.
Colombelli: “Sono completamente andato? Io creo carta straccia capito? Io creo carta straccia. Io ho creato carta straccia per voi per sei anni di fila, capito il completamente andato?”.

Un’altra intercettazione telefonica di assoluto rilievo per le indagini è quella tra Colombelli e Piergiorgio Baita, presidente e amministratore delegato del gruppo Mantovani.
Colombelli: “…da cosa dobbiamo iniziare”.
Baita: “…dimmi tu, io sono…”.
Colombelli: “Bmc”.
Baita: “…dunque Bmc…la linea attuale sarebbe quella…io vorrei continuare a lavorare con Bmc ma non a San Marino, perchè San Marino oggi è…per cui bisognerebbe vedere come fare per vendere la società e vediamo chi la prende… e trasferire…non so se si può fare”.
Colombelli: “…non serve basta collegarla a una società italiana…”.
Baita: “…vorrei non avere rapporti con San Marino. Sai che abbiamo in corso una verifica della Guardia di Finanza…la domanda mia è, Bmc, il suo storico, lascia perdere… per fare le cose che… gli incarichi che riceve, immagino… di che struttura si avvale?.
Colombelli: “…automatica è il cliente stesso che…”.
Baita: “…l’incarico che vi abbiamo dato tipo Adria…”.
Colombelli: “Sì”.
Baita: “Tu hai fatto un piano economico finanziario…”.
Colombelli “Certo”.
Baita: “Se lui ti dice ma per fare questi piani tu di chi ti avvali? Chi sono?”.
Colombelli:_ “Società che fanno…lavoro all’interno con personaggi e consulenti interni…”.

A volte poi nell’organizzazione non sempre è filato tutto liscio. In questa intercettazione Colombelli rimprovera Minutillo.
Colombelli: “Puoi chiedere se ha una lettera di Adria all’interno con cui risponde a quella?”.
Minutillo: “No, no”.
Colombelli: “Ma hai detto che non ci ha i loghi”.
Minutillo: “Le lettere le firmo io”.
Colombelli: “Si, ho visto. Non dovevi firmarla tu quella, ma io. Mi segui? Un lettera di risposta a quella tua”.

In un’altra conversazione con la Minutillo, Colombelli si infuria e minaccia: “Se comincia a rompere… c’ho qua tutto, c’ho qua la lettera e ho qua tutte le altre cose di Mantovani con rientri e quant’altro, giorno per giorno foto per foto, azienda per azienda, contratto per contratto… contratti che sono ancora in essere oggi che sono di Mantovani e non di Adria e viceversa… Gli 8 milioni 847mila euro se li han portati a casa, neri…”

Ed ecco l’elenco di chi ha effettuato bonifici alla Bmc Broker: gruppo Mantovani (8,9 milioni circa); Veneto Strade (2,1 milioni circa); Adria Infrastrutture (1,8 milioni circa); consorzio Venezia Nuova (413mila e 200 euro); Talea Scarlo, gruppo Mantovani (400mila euro); Autostrade Brescia-Padova (391 mila e 300 euro); Tressetre, gruppo Mantovani (335mila euro); Palomar, sempre gruppo Mantovani (300mila euro); Dolomiti Rocce, ancora gruppo Mantovani (240mila euro); Passante di Mestre (182mila euro); Autorità Portuale di Venezia (141mila euro); Thetis (85mila euro) e Veneto Acque (30mila euro).

La Guardia di Finanza ha poi effettuato una serie di sequestri agli arrestati: case e conti correnti. Sequestri mirati a raggiungere la cifra di 8 milioni di euro, i soldi che si ritengono sottratti alle casse dello Stato.

 

LE OPERE – Dal Mose a Veneto Strade, la rete del boss della Mantovani

Passante, soluzione al traffico veneto

Mestre, l’ospedale più moderno

Esecuzione in project financing, molto discussa

2015, la grande Expo di Milano

Mose, salvaguardia della Laguna

LE SOCIETÀ – Dalla Palomar alla Talea a Dolomiti Rocce: tanti interessi nelle infrastrutture

Di certo Piergiorgio Baita non si è mai annoiato. La “diversificazione” delle sue attività è a dir poco straordinaria: aziende, società per azioni, a responsabilità limitata, partecipazioni a consorzi e enti. Un vero “ginepraio” di sigle, di posizioni amministrative per gestire e poter “controllare” il mondo delle infrastrutture nel Veneto con qualche “scappata” anche in altre regioni italiane come in Emilia Romagna, Campania e Sicilia.
Un vero e proprio “tourbillon” di presidenze, di vicepresidenze, di varie cariche sociali (consigliere, membro di direttivo) per un uomo che ha “navigato” come imprenditore negli ultimi trent’anni del Veneto, diventando uno dei rappresentanti della “locomotiva Nordest”. E così basta scorrere le cariche di Baita per capire il quadro generale.
A far data del 31 dicembre scorso, Baita è segnalato alla Camera di Commercio in ben 42 aziende. La più importante è l’impresa di costruzioni E. Mantovani, fondata nel 1986 sulle ceneri di un’altra vecchia azienda sorta nel 1949 e poi ditte che operano nella costruzione di aeroporti e porti (La Quado scarl a Genova) al Consorzio Litorali Venezia (costruzione di opere idrauliche) alla demolizione di edifici (Talea). E ancora Società autostrade Serenissima, Alles (società di scavo fognario); Arsenale Nuovo scarl (studi di ingegneria civile); Costruzione Mose Arsenale e molte altre ancora. Insomma, una mappa del “controllo del territorio” dal punto di vista infrastrutturale da vero capitano d’azienda.
E così nell’ambito dell’indagine svolta dalla Guardia di Finanza, spuntano nel “mazzo” alcune società di riferimento con le quali lo stesso Baita aveva a che fare. Si tratta di imprese a lui legate oppure con le quali aveva rapporti o legami di lavoro. A parte la Mantovani di cui ricopre il ruolo di presidente, nell’inchiesta è emerso un “giro” di imprese che contabilizzavano le fatture fasulle della società Bmc Broker domiciliata nella Repubblica di San Marino (dalla quale è scattata l’indagine della Procura di Venezia e della Guardia di Finanza ndr).
Nel “calderone” ci sono finite alcune ditte che fanno riferimento diretto o indiretto allo stesso Baita. Tra di esse il Consorzio Venezia Nuova al quale partecipa con la Mantovani e dove ricopre il ruolo di consigliere; così come al Consorzio Thetis, azienda che opera nel settore dell’ingegneria marina e non, che lavora in un’area dell’Arsenale di Venezia. E poi c’è la Palomar, impresa che si occupa di riparazioni navali, sempre all’Arsenale, della quale Baita è il presidente. Stessa storia anche per la Talea scarl di Padova. Anche qui, Baita ricopre il ruolo di presidente e consigliere di amministrazione. Analoga situazione anche alla Dolomiti Rocce, prestigiosa ditta bellunese del settore geotecnico e della bioingegneria d’alta quota. E poi ci sono le aziende regionali, dove in qualche modo, Baita si ingegna e si adopera per ottenere lavori e commesse. Si tratta soprattutto di società che vedono la Regione Veneto in prima fila: Veneto Acque, concessionaria regionale per la progettazione, esecuzione e la gestione delle reti d’acquedotto e del servizio idrico in generale; Veneto Strade, probabilmente la più importante di tutte, sempre a carattere regionale, che come società di capitali cura la progettazione, esecuzione, manutenzione, gestione e vigilanza delle strade del Veneto. In questa società il pacchetto azionario è suddiviso tra Regione (30%) e le sette province del Veneto (50%) mentre il restante 20 è diviso tra quattro società autostradali (Serenissima, Autostrade per l’Italia, Autovie Venete, A4 Holding). Oltre a queste nelle indagini risultano coinvolte anche la società Passante di Mestre, che ha realizzato l’arteria autostradale, e pure l’Autorità portuale per le quali la società sanmarinese ha emesso fatture false.

 

William il povero “console” con barche e ville – Colombelli: 12mila euro all’anno dichiarati, ma viaggi in supercar e casa vicino a George Clooney

L’uomo chiave dell’inchiesta (giocando sul nome di Baita battezzata “Chalet”) è un indigente. Già perché col reddito annuo dichiarato di 12mila euro, William Ambrogio Colombelli è al di sotto della soglia della povertà. Eppure lui, bergamasco di 49 anni, sedicente console onorario di San Marino, presidente della Bmc Broker srl con sede alle pendici del Titano dove spesso soggiorna, guida costose Bmw, Porsche e Audi. E quando “ritorna” in Italia abita in dimore da sogno sul lago di Como, a Madesimo, avendo per vicino illustre l’attore George Clooney, e a Lecco con tanto di barche alla fonda da 6 e 14 metri. Gli piacciono anche le moto ovviamente di grossa cilindrata, e le armi di cui possiede un vasta collezione. Con un passato vantato anche di pilota di un certo livello. Un tenore di vita garantito, di questo i finanzieri sono convinti, tutto esentasse, ovvero col gettito proveniente dalla percentuale che tratteneva per sé dai fondi neri destinati al Gruppo Mantovani. Un soggetto molto guardingo e sospettoso, spiegano gli investigatori, molto difficile da monitorare e pedinare nei suoi spostamenti frequenti sul filo dei 200 all’ora: «È stata davvero un’impresa ardua riuscire – ha detto il colonnello Renzo Nisi – a posizionare le cimici sulle sue vetture perché non le perdeva mai d’occhio un istante».
Ma come si sono conosciuti Baita e Colombelli? Galeotta sarebbe stata una “gita” organizzata nell’estate del 2004 con l’allora governatore del Veneto, Giancarlo Galan, e un gruppo di imprenditori fra cui Baita per sviluppare accordi di collaborazione fra la Regione Veneto e il governo di San Marino, con Colombelli, presentato quale “console onorario a disposizione”, in qualità di rappresentante sammarinese incaricato di seguire l’iniziativa. Un nome chiacchierato quello di Colombelli che nelle cronache della Tribuna Sammarinese compare anche il 10 luglio 2010 protagonista di un “affronto” diplomatico, quando cioè Galan, ministro dei Beni Culturali, in visita ufficiale sale sulla Mercedes di Colombelli per andare all’aeroporto di Rimini snobbando il Segretario di Stato per gli Affari Esteri. Nello stesso articolo, si parla di Claudia Minutillo come moglie e socia in affari di Colombelli.

Monica Andolfatto

 

VENTUN ANNI DOPO – Il secondo arresto nel giorno dell’arrivo delle paratoie del Mose

LE GRANDI OPERE – Il presidente di Mantovani ha costruito il Passante e l’ospedale di Mestre

L’uomo del project. Così Baita è rinatodopo Tangentopoli

La prima vita di Piergiorgio Baita è in una foto di 21 anni fa: indossa una polo verde con dei disegnetti e tiene un borsone a tracolla mentre le porte del carcere si aprono. Era la prima Tangentopoli veneta, quella che aveva portato alla condanna di Carlo Bernini, Gianni De Michelis, Gianfranco Cremonese. Era il 1992 e Baita, direttore del Consorzio Venezia Disinquinamento, sconosciuto al grande pubblico, era accusato di concorso in corruzione, sospettato di aver gestito la spartizione dei lavori per la bretella autostradale per conto di Cremonese. Tre anni dopo ne sarebbe uscito pulito. Assolto per non aver commesso il fatto.
La seconda vita di Piergiorgio Baita finisce ieri all’alba, quando i finanzieri gli suonano il campanello della casa di Mogliano e gli mostrano l’ordinanza del giudice. Il presidente della Mantovani Costruzioni, un colosso che dà lavoro a 600 persone e che ha firmato le più grandi opere pubbliche del Veneto, dal Mose al Passante di Mestre, chiede di leggere le 200 pagine. Sorpreso, certo. Dicono sia sbiancato quando ha letto che William Colombelli, il presidente della società “cartiera” Bmc Broker di San Marino, si era autointercettato durante le conversazioni con lui. Ventun anni dopo il primo arresto, Baita rientra in carcere. Destino beffardo: arrestato proprio nel giorno in cui a Venezia stavano arrivando le paratoie del Mose.
Se in Veneto è sinonimo di grandi opere, a Venezia Piergiorgio Baita, 64 anni, è l’uomo del Mose, il sistema di dighe mobili per la difesa della città lagunare, un’opera affidata al Consorzio Venezia Nuova (Cvn) di cui la Mantovani di Baita è azionista di riferimento. Anche il Cvn, come un tempo il Venezia Disinquinamento, è concessionario unico. Nel Consorzio per il Mose Baita era entrato da tempo con la sua Laguna Dragaggi, società che nel 1994 si sarebbe fusa con la Mantovani Costruzioni che era stata rilevata da Romeo Chiarotto. L’idea, congeniata con Giovanni Mazzacurati, oggi presidente del Cvn, l’uomo con cui Baita aveva iniziato a lavorare da giovane alla Furlanis, era di inserirsi in un settore di nicchia, i dragaggi marittimi.
Oggi Baita non ha solo la presidenza della Mantovani. È il vice di Adria Infrastrutture. E un’altra settantina di incarichi, da presidente, ad amministratore delegato a semplice consigliere, in una quarantina di società diverse. Sta costruendo il Mose, ma ha già costruito il Passante, il nuovo ospedale e il tram di Mestre. E adesso è in ballo per l’Expo di Milano e per il Traforo delle Torricelle nel veronese.
La chiave di volta è stato il project financing. L’ex governatore Giancarlo Galan, nel libro-intervista “Il Nordest sono io”, gli ha tributato un merito storico: «Mi ha spiegato cos’è il project financing». Baita, nei “I padroni del Veneto” di Renzo Mazzaro, ha ricambiato: Galan «ha capito prima dei suoi colleghi presidenti che la finanza di progetto era l’alternativa all’indebitamento dello Stato», ma ha puntualizzato: «Mi hanno dipinto come il compagno di merende. Compagno di merende nel senso che lui mi ha sempre portato via la merenda per darla ai suoi amici, questo sì: dal nuovo ospedale di Este-Monselice al padiglione Jona a Venezia, al Centro protonico di Mestre. Chiedete all’onorevole Sartori perché la Mantovani l’ha preso. Ecco i compagni di merende. Questo è un luogo comune, non solo falso ma che ha funzionato al contrario».
Non che la finanza di progetto non abbia fatto discutere. Nel 2010, in una interrogazione all’allora appena insediato governatore Luca Zaia, Mauro Bortoli (Pd) aveva chiesto di “aggiornare” l’eredità di Galan sul fronte delle grandi opere in project, puntando il dito proprio sulla Mantovani spa, sulle proposte che aveva avanzato e sulle successive partecipazioni ai lavori. «Nel 2007 la Mantovani ha registrato utili per 13,5 milioni contro i 500 mila euro del 2001», aveva rimarcato il consigliere regionale.
Se anche uscisse dal carcere, oggi l’ingegnere non potrebbe neanche fare un prelievo al bancomat. La Finanza gli ha sequestrato i suoi due conti correnti, un appartamento a Mogliano, uno a Treviso, due a Lignano Sabbiadoro, uno a Venezia.

POLITICA & BUSINESS – Elegante e dura nel lavoro, è stata 5 anni segretaria del governatore

LA CARRIERA – Uscita da Palazzo Balbi è entrata nelle infrastrutture Con commesse regionali

SAN MARINO – Nelle banche dello Stato del Titano giri di milioni sotto la lente della Guardia di Finanza

Gli affari di Claudia Minutillo dogaressa nel segno di Galan

VENEZIA – Di trucco, solo mascara. Abbronzatissima, sempre. Di nero vestita, anche ad agosto. Elegante. Lavoratrice indefessa. Simpatica a una ristretta cerchia di amici e conoscenti. Per tutti gli altri, detestabile. Per cinque anni, il secondo quinquennio di Giancarlo Galan, Claudia Minutillo è la stata forse la donna più potente e più odiata a Palazzo Balbi. Potevano anche presentarla come segretaria del presidente della Regione Veneto, ma era un’etichetta inadeguata. Era una colonna della presidenza. Aveva il controllo di tutto: agenda, appuntamenti, spostamenti del governatore. Per parlare con Galan, bisognava passare da lei. Quando se andò, o la cacciarono, a Palazzo dissero che Sandra Persegato, la futura signora Galan, gelosa del potere di una segretaria così “ingombrante”, avesse lanciato l’aut aut al fidanzato: o lei, o io. Vera o inventata che fosse la spiegazione, così com’era arrivata la “Dogaressa” è uscita dal Palazzo della politica veneta. Ma non è sparita.
Quarantanove anni, divorziata, Claudia Minutillo appare nel mondo della politica alla fine dei ’90 come assistente di Paolo Scarpa Bonazza Buora, l’ex parlamentare di Portogruaro che per un periodo è stato coordinatore veneto di Forza Italia. Quando Scarpa non ha più bisogno di una segretaria, si aprono le porte di Palazzo Balbi dove Galan, rieletto presidente, aveva fatto eleggere alla Camera la sua assistente Lorena Milanato.
Nel 2005 la collaborazione al Balbi finisce, Claudia Minutillo cambia ruolo. Entra in Adria Infrastrutture, società che faceva capo a Progetto Adria spa, azionista di maggioranza Romeo Chiarotto, socio di Piergiorgio Baita nella Mantovani. Adria Infrastrutture è una delle spa che nel 2007 ha presentato la proposta di finanza di progetto per la superstrada a pedaggio “Via del mare”, di cui la Regione ha dato il via libera alla gara.
Il suo nome si ritrova presto tra gli amministratori della Pedemontana, la società a capitale privato (Autostrade, Impregilo, banche e altre imprese di costruzioni) chiamata a realizzare il progetto di un nuovo collegamento stradale tra Vicenza e Treviso. C’è anche l’editoria. Diventa consigliere delegato in sei società gemelle: Il Mestre”, Il Padova”, Il Treviso”, Il Venezia”, Il Verona”, Il Vicenza”, tutti marchi che corrispondono ad altrettanti omonimi giornali pubblicati dal gruppo editoriale E-Polis del finanziere Alberto Rigotti, quotidiani free press chiusi da due anni. E poi c’è la Repubblica di San Marino, la società Finanziaria infrastrutture che lì ha sede e la società – quella che le Fiamme Gialle hanno bollato come “cartiera” – Bmc Broker, pure impiantata nella Repubblica del Titano. Minutillo lavora per entrambe. Non c’entra niente, ma ieri qualcuno ricordava che nel 2004 la Regione Veneto aveva stipulato un accordo di collaborazione con San Marino, con tanto di missione capitanata dal governatore Galan. Tant’è, della Bmc in Veneto si parla nel 2006, quando la Regione assegna a questa società 130mila euro per una «campagna informativa sullo stato di attuazione del primo stralcio del sistema ferroviario metropolitano regionale», quell’Sfmr che ancora non c’è. E sempre nel 2006 la Bmc compare a Venezia, organizzatrice di un evento al Porto per mostrare l’avanzamento dello scavo dei canali; la Regione aveva contribuito con 25mila euro alle spese del buffet.
Dicono che quando ieri all’alba i finanzieri sono andati nella sua abitazione di Mestre ad arrestarla, l’ex Dogaressa abbia avuto una reazione «tipica della sensibilità femminile». Non ha pianto, non è svenuta.

Alda Vanzan

 

IMPERO DI CEMENTO – L’azienda che ha realizzato i maxi interventi in città: tram, Mose, Passante e ospedale

LA GUARDIA DI FINANZA  «Un flusso ingente di fondi neri. Tangenti? Stiamo indagando»

Arrestato il signore degli appalti, altri tre in manette

L’OPERAZIONE – Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani spa, è stato arrestato ieri mattina dalla Guardia di finanza. La clamorosa inchiesta ha portato alla luce un giro di false fatture per un valore di 20 milioni (cifra oggi dimezzata solo per effetto della prescrizione). Oltre a Baita sono stati arrestati Claudia Minutillo, al vertice di Adria infrastrutture, Nicolò Buson, responsabile amministrativo della Mantovani spa e William Colombelli presidente della società Bmc Broker di San Marino, figura chiave dell’inchiesta.

L’ACCUSA – A tutti viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata all’evasione delle imposte. Con il sospetto che si celasse un meccanismo per la creazione di un fondo nero. 45 le perquisizioni, sequestrati quasi otto milioni tra conti correnti, case e imbarcazioni. Quindici gli indagati tra cui un poliziotto. La Mantovani ha realizzato il passante di Mestre e l’ospedale all’Angelo, si sta occupando dei lavori del Mose, del percorso del tram, dei grandi progetti del Lido.

INCHIESTA SULLA MANTOVANI Fatture false per 20 milioni: tutto è partito dall’indagine sulle tangenti a Brentan

Bufera a Venezia. In carcere Baita

RITORNO – I fondi sarebbero stati in seguito riconsegnati a Baita e a Claudia Minutillo

ANDATA – I soldi arrivavano con bonifici alla società di San Marino

L’AZIENDA   «Sorpresa per l’abnormità dei provvedimenti cautelari»

La Mantovani Spa ha diffuso ieri pomeriggio questo comunicato.

«In data odierna Impresa di Costruzioni Ing. E. Mantovani S.p.A. ha avuto notizia che la Procura della Repubblica di Venezia, ha assunto provvedimenti cautelari nei confronti del Presidente del Consiglio di Amministrazione della società, del Consigliere Delegato della controllata Adria Infrastrutture S.p.A. e del proprio Direttore Finanziario.
A quanto è dato conoscere da notizie di stampa, le vicende che hanno dato origine ai provvedimenti risalgono ad alcuni anni or sono ed hanno da tempo formato oggetto di verifiche ed approfondimenti da parte degli inquirenti, nel corso delle quali sono sempre stati forniti dagli esponenti aziendali i chiarimenti e le informazioni richiesti, in spirito di disponibilità e collaborazione.
Desta quindi sorpresa e amarezza l’abnormità dei provvedimenti cautelari assunti dagli inquirenti.
Nell’affermare la propria estraneità a ogni coinvolgimento in presunti illeciti, la società manifesta la disponibilità a fornire la più ampia collaborazione ed è fiduciosa che i propri esponenti potranno dimostrare l’insussistenza degli illeciti loro ascritti e il rispetto della legge, cui è ispirata l’attività sociale».

 

Dall’arresto di Brentan al terremoto Mantovani – In manette Piergiorgio Baita, presidente dell’azienda regina delle opere pubbliche veneziane. Tutto è partito dall’operazione della Finanza sulle tangenti all’ex ad della Venezia-Padova

“CARTIERA” A S. MARINO

Associazione per delinquere finalizzata all’evasione d’imposta mediante l’utilizzo di fatture false

L’ACCUSA – Le Fiamme Gialle hanno già accertato una fatturazione fasulla per oltre 10 milioni

Terremoto giudiziario sul progetto del Mose. Ieri mattina la Guardia di finanza ha arrestato Piergiorgio Baita, presidente del Consiglio di amministrazione della Mantovani spa e vicepresidente di Adria infrastrutture. Si tratta di una delle inchieste più clamorose messe a segno dal Nucleo di Polizia tributaria di Venezia anche perchè porta a galla una serie di operazioni fasulle e di irregolarità che coinvolgono grandi imprese del Veneto. In carcere, oltre a Baita, sono finiti anche Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan e amministratore di Adria Infrastrutture, il padovano Nicolò Buson, responsabile amministrativo della Mantovani, e William Colombelli attualmente residente in Liguria. Quest’ultimo, figura chiave dell’inchiesta, risulta essere il presidente della Bmc Broker srl, ditta di San Marino definita dagli inquirenti come una semplice “cartiera”.
Per tutti l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata all’evasione delle imposte mediante utilizzo di fatture false.
Da tempo gli investigatori erano alle prese con una serie di documenti che erano stati emessi dalla ditta di San Marino, ma l’impulso è arrivato a margine degli accertamenti collegati all’inchiesta sulle autostrade e su altri lavori che avevano portato in carcere l’ex amministratore della Venezia-Padova Lino Brentan. Seguendo queste tracce, relative ad alcune progettazioni della Provincia, gli inquirenti hanno confermato un quadro accusatorio molto pesante.
Dal 2005 la Guardia di finanza ha accertato che la società Bmc Broker aveva emesso una serie di false fatture per oltre dieci milioni destinate alle ditte che fanno parte della galassia del “Gruppo Mantovani”. In alcuni casi venivano indicate attività tecniche che in realtà erano svolte da altre società (che a loro volta emettevano fatture regolari), in altri casi l’incarico alla Bmc Broker risultava inesistente (come quando si cercavano partner commerciali con i quali invece il rapporto era avviato da tempo). Tutte queste false fatture, con importi abbastanza consistenti, venivano poi pagate tramite bonifico bancario su conti bancari di San Marino e gli importi venivano prelevati (al netto del corrispettivo) da Colombelli e riconsegnati a Baita e alla Minutillo. Secondo la Procura la stessa Minutillo avrebbe ricevuto queste fatture anche per Adria infrastrutture per un totale di due milioni. «Il sistema andava avanti da anni – ha precisato il colonnello Renzo Nisi affiancato dal collega Giovanni Parascandolo della tributaria di Padova città in cui c’è la sede amministrativa della Mantovani – gli importi erano ingenti e tutti dirottati in un paese a fiscalità agevolata. E poi quelle strane intestazioni come “ricerca pubblicità” ci hanno davvero insospettito. Insomma, ci è sembrato da subito strano che una realtà come la Mantovani si affidasse a questa società con una sede minuscola, una segretaria e un fotocopiatore A-3. Un’azienda come la Mantovani dovrebbe avere consulenze almeno con le Università e non certo con una ditta di questo genere».
La svolta finale, anche in questo caso, è arrivata dai ripetuti contatti telefonici tra Baita e Colombelli che, di fatto, era il vero protagonista della frode. Nel spiegare che l’indagine ha portato alle luce anche alcuni indagati, i finanzieri hanno ribadito che il sistema delle fatture false non è certo nuovo e che viene utilizzato da tanti imprenditori per evidenziare dei costi, che poi vanno in detrazione, che in realtà non sono mai stati sostenuti. E di solito sono proprio le false fatturazioni ad attirare l’interesse dei finanzieri. Ora gli arrestati, che sono stati rinchiusi nei carceri di Belluno (Baita), Treviso (Buson), Venezia (Minutillo) e Genova (Colombelli). Con ogni probabilità verranno interrogati dal gip la prossima settimana.

 

«Fondi neri destinati a operazioni illecite»

LA SVOLTA – Ci sono registrazioni di ripetuti colloqui considerati compromettenti tra Baita e il “regista” della frode

COLONNELLO DELLA FINANZA

Se ne va Nisi, l’uomo delle grandi indagini

Promosso a Roma. Il grazie del Procuratore: «Una grave perdita»

«Una quantità di denaro così ingente, parliamo di decine di milioni di euro, trafugata all’erario e all’economia legale, ci autorizza a pensare che sia stata utilizzata per degli scopi illeciti. E questa è la prossima parte che andremo a investigare». «Perché – spiega senza mai usare la parola tangenti – fondi neri di queste dimensioni raramente sono finalizzati al godimento dell’imprenditore di turno. L’esperienza ci insegna che spesso vengono veicolati verso la pubblica amministrazione ma allo stato attuale delle indagini non lo possiamo ancora sbilanciarci». Con l’operazione “Chalet” si chiude il percorso investigativo in laguna del colonnello Renzo Nisi, capo della Tributaria, promosso da giugno al Comando generale della Guardia di Finanza a Roma. Ieri mattina sia il procuratore Luigi Delpino sia il sostituto procuratore Stefano Ancilotto hanno voluto ringraziarlo ufficialmente «Si tratta di una grave perdita – hanno detto i magistrati – perché in questa città Nisi ha portato a termine operazioni di spessore e molto importanti».
Quarantacinque anni, nato a Torino e cresciuto nella capitale, sposato e con due figli, esperto di fiscalità internazionale, a Venezia Nisi è approdato nel luglio del 2009. E fin da subito ha posto le fondamenta per essere ricordato, a distanza di quasi quattro anni, come l’uomo delle grandi inchieste. Cortese, mai sgarbato, deciso e determinato, in grado di farsi apprezzare quanto dai sottoposti, tanto dai superiori e pure dai magistrati. È lui che, trovando piena collaborazione della Procura veneziana, ha avviato il filone delle indagini sulla Pubblica amministrazione scoprendo che nella Serenissima il sistema delle mazzette purtroppo era ancor ber radicato: prima gli appalti “pilotati” in Provincia, con l’arresto fra gli altri di due dirigenti dell’uffici tecnico, poi, il terremoto in Comune con il tecnico che accettava soldi per accelerare le pratiche. E ancor prima, come benvenuto, appunto nel 2009, l’inchiesta che ha fatto finire sotto inchiesta, indagato per corruzione il presidente della società che gestiva le farmacie comunali, Statis Tsuroplis, da poche settimane nominato alla vicepresidenza di Confindustria Venezia su designazione di Save. Nel gennaio del 2011 un altro arresto eccellente, quello di Lino Brentan, ex ad di Autostrada Venezia-Padova: ancora una storia di appalti e mazzette. E risale appena allo scorso dicembre l’operazione con cui gli uomini di Nisi hanno messo le manette ai polsi a quello che pareva un intoccabile, quel Keke Luca Pan, cinese che si definiva “boss di via Piave” in cella con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della prostituzione. Era il giorno di Santa Lucia e i residenti scesero in strada ad applaudire.

Monica Andolfatto

 

L’INCHIESTA – Rogatorie e project financing

Il lungo e sottile lavoro degli 007

Il ruolo del Procuratore capo Delpino e del sostitutoAncilotto

«Fondamentale la collaborazione fornita da San Marino»

Non è stata un’indagine semplice. Non appena i finanzieri hanno iniziato a scavare un po’ si sono accorti che bisognava varcare il confine con San Marino e su questo tema l’approdo non è mai così scontato e rapido.
Determinante, in tal senso, è stato l’apporto fornito in prima persona dal Procuratore della Repubblica Luigi Delpino. Il capo della Procura, infatti, ha studiato a lungo tutta la normativa di riferimento, anche negli aspetti più articolati, in modo tale da sviscerare ogni aspetto della vicenda, ottenendo a tempi di record la possibilità di verificare tutta la documentazione. Consentendo così, tramite l’avvio delle rogatorie, il definitivo decollo del lavoro della Guardia di finanza.
«La collaborazione data dalle autorità di San Marino e della Svizzera – ha detto il procuratore Delpino – è stata davvero importante e forse servirà anche in futuro». Ora la Finanza sta aspettando il via libera anche per alcune verifiche in Germania, in Croazia e in Canada.
Altro aspetto cruciale del lavoro investigativo è stato quello collegato al project financing. Su questo particolare sistema di realizzazione delle opere pubbliche il pubblico ministero Stefano Ancilotto da diversi anni aveva concentrato la sua attenzione. Con questa formula, infatti, si crea un meccanismo tale da regolare con una certa precisione, e altrettanta prevedibilità, il sistema degli appalti. E quando in Procura si sono accorti che sostanzialmente per le grandi opere i nomi erano quasi sempre gli stessi e per aree geografiche anche abbastanza lontane tra loro si è subito parlato di “Una regione in project financing”.
Secondo la Procura, quindi, alla luce di quanto sta emergendo in queste ore, ma anche in seguito ad altre inchieste di questo tipo conclusa recentemente, pare quasi che il concetto di concorrenza non sia molto gettonato dalle nostre parti. In tanti casi è stato infatti notato che i termini erano così stretti da poter consentire solo a determinati soggetti di formulare la domanda.
Ma non è tutto. L’inchiesta, inoltre, non si è concentrata solo sulla Mantovani visto che il sistema delle false fatturazioni sarebbe stato utilizzato anche da diverse aziende veneziane e venete.
Da qui la necessità di verificare i vari passaggi.
«A questo punto le indagini dovranno proseguire – hanno spiegato i finanziari – anche per accertare quale effettivo utilizzo abbiano avuto le somme illecitamente rientrate in Italia da San Marino. Saranno presi in esame anche gli aspetti amministrativi».
Ultimo tassello è quello relativo alle responsabilità personali degli indagati (al momento sarebbero una decina). Qui la Procura sta valutando caso per caso per stabilire con esattezza chi, in effetti, si è servito concretamente delle false fatturazioni.
Non sempre si tratta del responsabile di un’azienda, soprattutto se si è in presenza di una grande realtà. E per quanto riguarda il riscontro sugli enti pubblici, caratterizzati da varie strutture, la verifica diventa molto più articolata e complessa.

 

45 PERQUISIZIONI Attività frenetica degli uomini della Guardia di Finanza nella giornata di ieri. Quasi otto milioni sequestrati tra conti correnti, case e barche

Un impero tra cemento e ambiente

Il sospetto degli inquirenti è che dietro questi 10 milioni di false fatturazioni ci fosse una sorta di “fondo nero” per operazioni diverse. Strano che questi soldi servissero solamente per spese normali, visto che i protagonisti, da quanto è emerso in questi mesi, non avevano certo bisogno di altri soldi. In ogni caso la Guardia di finanza in queste ultime ore ha portato a termine decine di perquisizioni, in tutto sarebbero almeno 45, negli uffici e nelle abitazione delle persone coinvolte. È poi scattato, come spesso accade in questi casi, il sequestro preventivo dei conti correnti, degli immobili e delle imbarcazioni di proprietà. Il tutto per un valore finale, secondo quanto è stato ricostruito dal Nucleo di Polizia tributaria che tra Venezia e Padova ha impegnato decine di militari, di quasi otto milioni di euro. Oltre ad alcune intercettazioni telefoniche, il lavoro degli investigatori è stato agevolato anche dalle riprese effettuate da alcuni “cimici” poste, non senza difficoltà, sulle autovetture.
A William Colombelli, che dichiarava un reddito di appena 12mila euro, sono state rapidamente sequestrate due imbarcazioni (14 e 6 metri una delle quali a Portofino), alcune auto di lusso, moto, una villa situata sul lago di Como e un’altra che si trova invece nelle immediate vicinanze del lago di Lecco. In tutti questi casi sono state avviate specifiche verifiche anche perchè i finanzieri hanno appurato un alto tenore di vita. A Baita invece sono state poste sotto sequestro le case di Mogliano, Lugano e nel sestiere di Santa Croce (bloccati anche due conti correnti).
Abitazioni con sequestro preventivo anche nei confronti degli altri arrestati. In questo caso i provvedimenti hanno interessato anche due case di Claudia Minutillo (una a Mestre e l’altra si trova a Jesolo) mentre la casa di Nicolò Buson si trova in centro a Padova.
Sembra di capire che l’operazione non sia proprio conclusa e che altri accertamenti dovranno essere ultimati nelle prossime settimane. Nella mole della documentazione in mano agli inquirenti lagunari, ad esempio, si sta facendo luce anche sulla corrispondenza tra la Bmc Broker di San Marino e le altre società veneziane e venete.
Anche in questo caso i finanzieri vogliono capire nel dettaglio quale tipo di rapporto ci fosse, ma soprattutto vogliono sapere come i fondi neri così creati siamo stati utilizzati, forse anche per altre finalità, per chiarire definitivamente, oltre all’evasione fiscale, tutti gli aspetti collegati. Il primo passo, comunque, è stato compiuto.

 

MOSE – Cantieri aperti per il Modulo soprattutto a Treporti e Lido

MESTRE – La scommessa del “trenino” nonostante le difficoltà

LAGUNA E TERRAFERMA – La Mantovani è leader in centro storico per il Mose e a Mestre ha operato per ospedale e linee del tram

Alla conquista del territorio. Anzi di più: di tutto quello che poteva riguardare i lavori pubblici. In terra e in acqua. In laguna e in terraferma. All’impresa di costruzioni E. Mantovani di Piergiorgio Baita può tranquillamente andare bene il vecchio adagio inglese “The winner takes all”. Ovvero “il vincitore prende tutto”. Già. Ogni cosa: dal ripascimento delle spiagge distrutte dal maltempo, alle costruzioni civili; dai dragaggi dei canali lagunari alle opere idrauliche, transitando per gli interventi sul Mose e il percorso del tram di Mestre e l’ospedale All’Angelo. Parafrasando la Rai-Tv: di tutto e di più. Allora andiamo con ordine.
E partiamo dal centro storico. Sull’acqua, la Mantovani è sempre stata una grande azienda impegnata tra palazzi e campi, “conquistando” il Lido (come riferiamo in altra parte del giornale) e puntando tutto sui lavori del Mose. E in questo caso, proprio la Mantovani, sfruttando i buoni contatti e le collaborazioni con il Consorzio Venezia Nuova, l’ha sempre fatta da padrone. In questo caso la documentazione è copiosa: progetto anti-acqua alta e lavori alle dighe mobili del cantiere di Lido-Treporti e al cantiere Mose di Malamocco. Punti nevralgici del sistema contro le alte maree con investimenti di centinaia di migliaia di euro e ancora non conclusi anche se – quasi ironia della sorte – proprio ieri nell’infuriare della “tempesta” dopo l’arresto di Baita e di altre tre persone, è stato ufficialmente annunciato l’arrivo delle prime paratoie per il Mose alla bocca di porto di Lido-Treporti.
E che i lavori in questo lembo di terra e acqua fossero importanti (e straordinari per le dimensioni) è certificato anche dal percorso operativo della Mantovani che, grazie anche al supporto del Consorzio Venezia Nuova, ha sempre fatto il bello e cattivo tempo in laguna. Un’attività che, al di là dell’intervento, ha sempre attirato le ire degli ambientalisti contrari al Mose e alle opere di salvaguardia gestite dal Consorzio. Sotto i riflettori ci va anche tutta la “partita” dell’ex Ospedale al Mare al Lido e le proposte per una nuova Darsena con la partecipazione del Fondo di Est Capital.
E se in centro storico gli interventi sono di grande spessore, altrettanto si può dire dei lavori in Terraferma. Su tutti emergono i lavori svolti per il Passante di Mestre; il cantiere dell’ospedale All’Angelo in “project financing” e soprattutto la realizzazione del tram di Mestre con tutti gli “stop and go” di questo soffertissimo progetto. In questo senso, sotto l’egida di un “Ati”, un’associazione temporanea di imprese, la Mantovani è stata – ed è – una delle aziende di punta per la realizzazione dell’intero piano tramviario nell’area di Mestre e nel suo prossimo collegamento con Venezia. Anche qui la Mantovani risulta in prima linea insieme ad altre aziende come la mandataria Gemmo, la Lohr Industrie, Metropolitana Milanese Spa, Net Engineering Spa, Studio Altieri Spa, Sacaim e Clea Impresa Cooperativa di costruzioni generali.

 

PORTOFINO – Qui William Colombelli, uno dei protagonisti dell’inchiesta, aveva ormeggiato una delle sue barche da diporto. L’uomo aveva un tenore di vita molto alto

WILLIAM COLOMBELLI – Reddito di 12 mila euro con barche e auto di lusso

LIDO – La controversa vicenda dell’ex Ospedale al Mare

Il sospetto degli inquirenti è che dietro questi 10 milioni di false fatturazioni ci fosse una sorta di “fondo nero” per operazioni diverse. Strano che questi soldi servissero solamente per spese normali, visto che i protagonisti, da quanto è emerso in questi mesi, non avevano certo bisogno di altri soldi. In ogni caso la Guardia di finanza in queste ultime ore ha portato a termine decine di perquisizioni, in tutto sarebbero almeno 45, negli uffici e nelle abitazione delle persone coinvolte. È poi scattato, come spesso accade in questi casi, il sequestro preventivo dei conti correnti, degli immobili e delle imbarcazioni di proprietà. Il tutto per un valore finale, secondo quanto è stato ricostruito dal Nucleo di Polizia tributaria che tra Venezia e Padova ha impegnato decine di militari, di quasi otto milioni di euro. Oltre ad alcune intercettazioni telefoniche, il lavoro degli investigatori è stato agevolato anche dalle riprese effettuate da alcuni “cimici” poste, non senza difficoltà, sulle autovetture.
A William Colombelli, che dichiarava un reddito di appena 12mila euro, sono state rapidamente sequestrate due imbarcazioni (14 e 6 metri una delle quali a Portofino), alcune auto di lusso, moto, una villa situata sul lago di Como e un’altra che si trova invece nelle immediate vicinanze del lago di Lecco. In tutti questi casi sono state avviate specifiche verifiche anche perchè i finanzieri hanno appurato un alto tenore di vita. A Baita invece sono state poste sotto sequestro le case di Mogliano, Lugano e nel sestiere di Santa Croce (bloccati anche due conti correnti).
Abitazioni con sequestro preventivo anche nei confronti degli altri arrestati. In questo caso i provvedimenti hanno interessato anche due case di Claudia Minutillo (una a Mestre e l’altra si trova a Jesolo) mentre la casa di Nicolò Buson si trova in centro a Padova.
Sembra di capire che l’operazione non sia proprio conclusa e che altri accertamenti dovranno essere ultimati nelle prossime settimane. Nella mole della documentazione in mano agli inquirenti lagunari, ad esempio, si sta facendo luce anche sulla corrispondenza tra la Bmc Broker di San Marino e le altre società veneziane e venete.
Anche in questo caso i finanzieri vogliono capire nel dettaglio quale tipo di rapporto ci fosse, ma soprattutto vogliono sapere come i fondi neri così creati siamo stati utilizzati, forse anche per altre finalità, per chiarire definitivamente, oltre all’evasione fiscale, tutti gli aspetti collegati. Il primo passo, comunque, è stato compiuto.

 

L’INCHIESTA – I finanzieri all’alba a casa Baita

Difesa a Longo, legale di Berlusconi

Il manager è stato arrestato a Mogliano e portato a Belluno

In manette altri 3, gli indagati sono 15 tra cui un poliziotto

PASSANTE DI MESTRE – L’avvio dei lavori per la nuova arteria autostradale coordinati dalla società “Passante per Mestre” coinvolta nell’inchiesta. L’apertura del cantiere a B

Lo hanno svegliato nella sua villa di via Rimini a Mogliano alla sei di ieri mattina. In casa lui e la moglie. Il figlio non c’era. Piergiorgio Baita non avrebbe fatto una piega. Ha aperto la porta ai finanzieri della Guardia di Finanza di Venezia che gli hanno consegnato l’ordinanza con cui il gip disponeva il suo arresto e si è messo a leggere attentamente le pagine con cui apprendeva di essere accusato di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e che con lui finivano in galera William Colombelli, detenuto a Genova, Claudia Minutillo, rinchiusa alla Giudecca, e il suo “ragioniere” Nicolò Buson, in cella a Treviso. Una telefonata anche al difensore, l’avvocato e deputato appena rieletto Pietro Longo, lo stesso della Minutillo. E di Silvio Berlusconi. Gli uomini del colonnello Renzo Nisi nella casa di Baita si sono trattenuti fino a metà pomeriggio sequestrando numeroso materiale. Poi il viaggio in auto fino al Baltenig di Belluno, carcere in cui Baita è entrato verso le cinque e dove attenderà l’interrogatorio di garanzia. Oltre alle quattro persone arrestate ce se sono altre quindici indagate a piede libero per favoreggiamento per lo più legali rappresentanti di società. Sono 45 le perquisizioni eseguite nella giornata che ha sconquassato non solo la laguna, ma mezzo Veneto e oltre. Mestre, Marghera, Padova Monselice, Polverara, Montegrotto Terme, Lendinara, Rovigo, Pieve D’Alpago, Bologna, Modena, Milano, Portonovo, Casalecchio: una mole imponete di materiale acquisito che ora è al vaglio degli 007 delle Fiamme gialle.
Tutti come detto coinvolti a vario titolo in imprese e ditte che sono entrate nella ricostruzione dei caroselli contabili eseguita dagli investigatori e finalizzata alla creazione dei fondi neri poi gestita da Baita. C’è una sola eccezione, quella rappresentata da Giovanni Preziosa, vice questore aggiunto di Bologna dirigente del Commissariato di Santa Viola nel capoluogo felsineo. Al poliziotto, il sostituto procuratore Stefano Ancilotto contesterebbe il cosiddetto abusivo accesso al sistema informatico, una fattispecie di reato introdotta nel 2006 e che va a colpire chi si introduce senza autorizzazione negli archivi e nelle banche date delle forze dell’ordine. Preziosa sarebbe finito nei guai perché avrebbe cercato di ottenere informazioni sullo stato delle indagini riguardanti il gruppo Mantovani. Il suo nome è legato all’arresto della banda della Uno bianca composta anche da agenti bolognesi che terrorizzò il capoluogo emiliano: Preziosa è nella foto in cui uno dei fratelli Savi viene portato in carcere.

Monica Andolfatto


MARCON (SEL) «Si faccia luce su tutto il sistema»

Il Comune non trema

«Episodi circoscritti»

Il sindaco: «La Mantovani è un partner importante, ma le operazioni in corso non sono

a rischio. Con noi sono sempre stati corretti». Ma in Consiglio scoppia la contestazione

Caccia e Bonzio: «Istituire subito una commissione d’inchiesta»

Probabilmente le operazioni più importanti in corso a Venezia e Mestre portano in un modo o nell’altro la firma della Mantovani. Anzi, per onor del vero, la Mantovani ha sostenuto la maggior parte delle spese per l’organizzazione della Coppa America nel 2012 e per due anni di fila ha contribuito con la firma all’ultimo giorno utile di operazioni che hanno consentito a Ca’ Farsetti di chiudere il bilancio in pareggio e rispettare il patto di stabilità. Tanto che, ieri, nei corridoi del Comune si mormorava: «Se tutto questo fosse accaduto qualche mese fa sarebbero stati guai seri per i nostri conti».
Questo per dire che il Comune non può non tener conto delle conseguenze che avrebbe una momentanea paralisi dell’impresa sui cantieri attualmente aperti. Il sindaco Giorgio Orsoni, pur dicendosi sorpreso per la notizia, ritiene che l’inchiesta non riguardi tutte le attività dell’impresa, ma episodi circoscritti. E, che quindi, i cantieri non dovrebbero subire pesanti contraccolpi.
«La Mantovani è stata – dice Orsoni – un partner importante del Comune in varie operazioni. Se sono preoccupato che questa inchiesta e l’arresto del presidente possa compromettere le operazioni in piedi? No, perché credo che gli episodi all’attenzione della magistratura siano circoscritti e non riguardino la società in generale».
Quanto alla notizia in sè, il sindaco ha mostrato sorpresa.
«Francamente – conclude – da come abbiamo sempre gestito i rapporti con la Mantovani, la cosa mi lascia molto stupefatto perché i rapporti con l’azienda sono sempre stati all’insegna della correttezza e della trasparenza. Ma, ripeto, ma singoli episodi possono avere la loro storia».
Proprio ieri, in apertura del Consiglio comunale, il capogruppo di “In Comune”, Beppe Caccia e il capogruppo della Federazione della Sinistra, Sebastiano Bonzio, hanno preso la parola per chiedere l’istituzione di una commissione straordinaria d’indagine, come previsto dall’articolo 6 dello Statuto comunale, sul ruolo del Consorzio e della Mantovani Spa nella vita cittadina.
«È necessario esprimere un giudizio politico chiaro su quanto sta emergendo – ha detto Caccia – negli ultimi vent’anni in Veneto si è strutturato un vero e proprio sistema di potere politico-affaristico, centrato sulla realizzazione delle grandi opere infrastrutturali e garantito in Regione dalla presidenza di Galan prima e dalla giunta Zaia oggi. Come ho personalmente denunciato in innumerevoli occasioni e atti ufficiali, all’origine di tale sistema è l’anomalo monopolio del Consorzio Venezia Nuova sulle opere per la salvaguardia di Venezia e la sua laguna, a partire dal progetto Mose».
«È evidente – aggiunge Bonzio – che chi voleva vedere ha visto chiaramente che più di qualcosa non andava. Per questo è necessaria la commissione d’inchiesta che valuti, anche al fine di costituire il Comune come parte civile in sede processuale, come e quanto il sistema illecito che sta emergendo abbia danneggiato il territorio, drenando risorse essenziali per la salvaguardia della città per alimentare sistemi illeciti che negli anni hanno aggredito come una metastasi il nostro territorio».
«Una volta insediato in Parlamento – ha aggiunto il parlamentare neoeletto di Sel, Giulio Marcon – mi adopererò per chiedere che si faccia luce su un sistema politico-affaristico che per la sua gravità e portata potrebbe avere importanza non solo regionale, ma nazionale».

 

LE IMPRESE – Ci sono pure Thetis e il Consorzio Venezia Nuova

Coinvolta anche l’Autorità portuale

L’ente risulta essere uno degli intestatari delle fatture false emesse dalla società sanmarinese

Un gran “calderone” di aziende una simile all’altra, ma soprattutto in grado di lavorare congiuntamente dividendosi compiti e interventi. E poi, enti e società di dominio pubblico coinvolte. E tra queste spicca soprattutto l’Autorità portuale di Venezia come intestataria delle fatture della società sanmarinese finita nell’occhio del ciclone e che ha portato all’arresto del “patron” della Mantovani, Piergiorgio Baita. E insieme al Porto, sono numerose le imprese che sono finite sotto la lente di ingrandimento della Guardia di Finanza.
Molte di esse appartengono all’area veneziana, ma ci sono anche riferimento ad aziende fuori provincia. É il caso della Dolomiti Rocce di Ponte nelle Alpi in provincia di Belluno o alla Talea scarl di Padova. Per il resto si tratta di nomi conosciuti del panorama imprenditorale veneziano (e ovviamente anche veneto). Tra di esse vale la pena di ricordare come tra gli intestatari delle fatture fasulle ci siano strutture importanti come il Consorzio Venezia Nuova, nella quale la Mantovani ha un ruolo preminente per la realizzazione del Mose oppure il Consorzio Thetis che opera all’Arsenale e che si occupa di sistemi di ingegneria e che è strettamente legato al Consorzio Venezia Nuova. In questo quadro occorre tener presente che nel “gruppo” è finita anche la Palomar srl, società che lavora sempre all’Arsenale e che si occupa di riparazioni navali. Ma c’è anche un secondo versante ed è quello delle collaborazioni con enti regionali e qui spuntano i nomi di Veneto Acque, società concessionaria della Regione per la gestione del sistema idrico e acquedottistico; Veneto Strade, la più importante e che – come è noto – cura la progettazione, gestione e manutenzione della rete stradale regionale e ancora la società “Passante di Mestre” che ha curato la realizzazione dell’arteria autostradale.

 

RIVIERA DEL BRENTA – «Stop a Veneto City, Romea commerciale e altre follie»

«Cambiare subito rotta»

FUSINA  «Il raddoppio di Alles rischia di creare un polo europeo di veleni»

I comitati di cittadini da anni si oppongono al progetto

LE REAZIONI   «Ora bloccare i progetti per rifiuti e cemento»

L’Assemblea contro il rischio chimico di Marghera e la lista “Per Mira Fuori del Comune” lanciano un appello alle istituzioni

«Adesso la Regione deve bocciare il progetto per l’ampiamento di Alles, la ditta di Mantovani che tratta rifiuti tossico-nocivi a Fusina». Anche l’Assemblea permanente contro il rischio chimico ha preso posizione ieri, dopo aver appreso la notizia dell’arresto di Piergiorgio Baita, amministratore delegato dell’impresa Mantovani. E, con l’Assemblea di Marghera, pure la lista “Mira Fuori del Comune” invita le amministrazioni della Riviera del Brenta e le forze politiche che hanno sostenuto progetti quali Camionabile, Romea Commerciale, Veneto City o Polo Logistico a cambiare rotta immediatamente, «perché se sbagliare è umano perseverare è diabolico – afferma Mattia Donadel che è anche presidente del comitato Opzione Zero -. Per tutti quei comitati e quei movimenti che in questi anni si sono battuti coraggiosamente contro la cementificazione selvaggia denunciando soprusi, irregolarità e commistioni nella gestione dei grandi appalti, questa era una notizia attesa da tempo».
Se per Lino Brentan, ex amministratore delegato dell’autostrada Venezia-Padova, c’è già una condanna di primo grado «per Piergiorgio Baita vale ancora la presunzione di innocenza, ma il dato politico è fin troppo chiaro: l’arresto di colui che è stato definito “Mr. Appalto” rappresenta un colpo durissimo per tutto quel sistema di potere che affonda le sue radici nell’era di Galan-Chisso e si è poi consolidato con la Giunta di Zaia» continua la lista “Mira Fuori del Comune” che parla di un «colpo alla lobby del cemento: Baita è infatti l’ad della Mantovani Spa della famiglia Chiarotto, la ditta asso pigliatutto negli appalti legati alle grandi opere in Veneto, e il nome dell’ingegnere compare in decine di consigli di amministrazione di società legate a opere come Mo.Se. Grande Raccordo Anulare di Padova, Romea Commerciale, Veneto City, Nogare-Mare, Pedemontana, Pedemontana, Ospedale dell’Angelo, Ospedale al mare del Lido… ».
Quanto ad Alles l’Assemblea permanente contro il rischio chimico afferma che «in questa situazione ci sembra un passaggio obbligato imporre la bocciatura alla richiesta di revamping della ditta Alles spa che tratta rifiuti tossico-nocivi provenienti dallo scavo della laguna, e che ha chiesto di poter trattare nuove tipologie di scorie, facendo di Marghera la capitale europea dello smaltimento di queste sostanze. Il grande bussines dei rifiuti attira forti interessi illegali che possono mettere in discussione anche la salute della popolazione».
Gli attivisti dell’associazione ricordano, in proposito, che l’Arpav ha stimato che questo potenziamento produrrebbe il 30% in più di polveri sottili e inquinamento acustico, e che medici e pediatri del territorio si sono già pronunciati negativamente, «ritenendo che questo revamping aggraverebbe ulteriormente una situazione già molto pesante per patologie legate all’esposizione a questi inquinanti». (e.t.)

 

BUFERA SULLA MANTOVANI

COLOSSALI – Lunghe 19 metri larghe 20. Pesano circa 170 tonnellate

IL CANTIERE – Costruite dalla Cimolai sono custodite nell’ex area Pagnan

E il Mose non si ferma: ecco le paratoie

Ieri a Marghera sono arrivate le prime due barriere che saranno posizionate tra Lido e Treporti

Erano lentamente in navigazione da Monfalcone a Marghera le prime due paratoie del Mose, mentre il presidente della Mantovani Piergiorgio Baita veniva arrestato dalle Fiamme Gialle nella sua abitazione.
Doveva essere un giorno memorabile e particolarmente atteso quello in cui le due gigantesche barriere d’acciaio, ciascuna del peso di 170 tonnellate e della larghezza di 20 metri, lunghe quasi 19 e spesse 3 metri e 60 arrivavano via mare su un pontone dopo essere partite intorno alla mezzanotte dal Friuli dove sono state costruite dalla ditta Cimolai di Pordenone.
Alle 15.45 hanno attraversato la bocca di porto di Malamocco e sono entrate in laguna per approdare a Marghera con un trasporto realizzato dalla Timet, specializzata in carichi straordinari, che per la traslazione di tutte e 23 le paratoie (sono in tutto 21 più due di riserva) riceverà circa un milione di euro.
Posizionate ciascuna sopra un carrellone, le due barriere sono state scaricate all’area ex Pagnan (6 ettari), che era stata in precedenza bonificata e infrastrutturata per il loro stoccaggio. Il Consorzio Venezia Nuova le ha prese in consegna per le ultime lavorazioni: saranno riverniciate di giallo e assemblate ai maschi, pure questi in arrivo in questi giorni dalla Fip di Selvazzano. Poi partiranno verso la trincea di Treporti per la fase più delicata dell’installazione nei cassoni, dove sono già state montate le femmine.
Tra una decina di giorni sarà la volta della seconda coppia di paratoie, con uno scaglionamento lungo l’intero 2013.
Per l’assemblamento, invece, si preferirà aspettare le finestre del “morto d’acqua”, previste tra il 15 e il 22 aprile e il 29 aprile e il 6 maggio. A giugno, infine le cosiddette “prove in bianco”, quando, una volta collegate, si proveranno a muovere le prime quattro paratoie. Nei piani del Consorzio, a fine ottobre, saranno anche varati e calati nella trincea di San Nicolò i cassoni di alloggiamento oggi in via di ultimazione a Malamocco. A seguire, toccherà a quelli destinati alla bocca di porto di Malamocco. Quella del Lido potrà essere definitivamente “armata” entro la fine del 2014 o l’inizio del 2015. Da valutare in base agli eventi di marea – precisano sempre al Consorzio – la possibilità di usarla già prima del completamento dell’intera opera, prevista entro il 2016

 

L’ISOLA D’ORO – Polo turistico ed ex Ospedale

Anche al Lido si teme per i progetti

L’arresto di Piergiorgio Baita getta un’ombra preoccupante anche su tutti i progetti che il fondo Real Venice ha corso al Lido. Mantovani è infatti uno dei soci “forti” del fondo immobiliare e l’ingegner Baita è sempre stato colui che aveva in mano i “cordoni della borsa” nell’operazione. A rischio, oltre all’ex ospedale al mare, potrebbe esserci il porto turistico di San Nicolò. Il nuovo stabilimento balneare dopo l’abbattimento del monoblocco.
«Sono preoccupato – dice il presidente della municipalità – ma resto fiducioso. Spero che venga fatta chiarezza in maniera definitiva».
All’attacco partono però i comitati di “Un altro Lido è possibile”. «L’arresto di Baita accende una luce inquietante anche sulla trattativa che il sindaco Orsoni sta conducendo da mesi con EstCapital sgr ed il fondo Real Venice 2, nel quale è presente la Mantovani spa, per la compravendita dell’area dell’ex ospedale al mare. Rinnoviamo dunque il nostro invito al sindaco Orsoni ad astenersi da trattative ulteriori e chiediamo al Consiglio Comunale di riavviare ex novo la procedura di alienazione, per quanto effettivamente necessario, dell’ex ospedale, su nuove basi, in termini di assoluta trasparenza e con il confronto con la cittadinanza. Alla luce di queste importanti novità la decisione del Consiglio Comunale deve essere presa a “bocce ferme”, quindi immediata sospensione della contrattazione in atto e rivisitazione globale dei problemi con celere ed efficace deliberazione». L’avvocato Francesco Mario d’Elia per l’associazione “Venezia Libera” ha inviato una lettera al sindaco e al responsabile dell’Ufficio Legale del Comune per chiedere di rinviare l’udienza davanti il Tribunale di Venezia relativa al procedimento civile d’urgenza in essere contro la società Est Capital. Chi, per prima, aveva denunciato presunte “anomalie” anche da parte di alti funzionari della Regione, era stata, fin dai primi anni del 2000, l’ex presidente della municipalità, Fanny Lardjane, a lungo segretaria particolare dello stesso Galan. «Oggi – ha commentato la Lardjane – per me è una bellissima giornata. Si realizza ciò che ho sempre denunciato, pagando anche di persona la mia onestà. Posso assicurarvi che presto “cadranno” altre teste di personaggi eccellenti».

Lorenzo Mayer

 

Grandi opere, le risposte necessarie (di Tiziano Graziottin)

Un terremoto per il sistema delle opere pubbliche a Venezia: una scossa che potrebbe precederne altre, certamente di non minore entità. Anzi – da quanto hanno fatto capire Procura e Guardia di Finanza – se ci saranno riscontri al Grande Sospetto esplicitato senza giri di parole dal colonnello Nisi (la massa di denaro nero utilizzata anche per pagare tangenti) gli effetti stavolta potrebbero essere devastanti. Gli investigatori in effetti si sono spinti molto avanti, quasi un segnale all’opinione pubblica per far capire che le carte in mano alle Fiamme Gialle e ai magistrati sono tali da poter giocare una partita tutta di attacco rispetto all’opacità di tanti appalti e a una procedura, quella dei project financing, oggi messa fortemente in discussione da questa (e altre) inchieste.
L’ampiezza dell’indagine e lo spessore dei soggetti coinvolti sono tali da gettare un’ombra pesante su tutto il sistema degli appalti a Nordest, e la differenza sostanziale con altre inchieste anche recenti (prima sulle gare truccate in Provincia di Venezia, poi sulle tangenti in Comune, infine il filone autostrade/Brentan che ha generato l’operazione Chalet) potrebbe essere proprio questa: stavolta oltre a funzionari e imprenditori privati lo tsunami giudiziario – parola di gran moda in questi giorni – potrebbe investire anche i palazzi del potere politico.
Ribadito, sempre bene farlo, che tutti sono innocenti fino a prova contraria (la Mantovani parla di “abnormità” in riferimento ai provvedimenti cautelari), il doveroso auspicio è che si faccia davvero pulizia, sviluppando fino in fondo le intuizioni e le evidenze dell’inchiesta. Farebbe bene a tutti, in primis a tanti imprenditori che hanno bisogno di respirare aria nuova e di tornare a credere che tutti partono alla pari quando si partecipa a un appalto, e più in generale a una società civile da un lato certo sconcertata per il pentolone che queste inchieste vanno scoperchiando, dall’altro fiduciosa che sia la volta buona per un giro di vite a ogni livello. Confidando, va pure detto, che la meritoria azione di Gdf e Procura di Venezia non abbia come “effetto collaterale” il blocco di opere – dal Mose al tram di Mestre – che dopo anni di parole & polemiche la collettività attende di veder completate. Un riflettore, per dire, è stato acceso anche sul passante di Mestre, e questo può essere l’esempio giusto: è innegabile che abbia migliorato la vita ai veneti, ma è bene che se ci sono state false fatturazioni milionarie (o peggio) collegate all’opera il marcio venga portato allo scoperto. Ci piacerebbe fosse sempre così.

Tiziano Graziottin

 

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