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Formalmente non si tratta di una bocciatura, ma di una restituzione al mittente, decisa all’unanimità. Così la Commissione di Salvaguardia ha respinto ieri quello che si presentava come “Accordo di Programma tra Autorità Portuale di Venezia e Magistrato alle Acque per l’escavo manutentorio dei canali portuali di grande navigazione ed il refluimento dei sedimenti dragati all’interno della Laguna di Venezia”. Un ripristino morfologico del canale Malamocco-Marghera, meglio noto come canale dei Petroli, che non è stato digerito, in attesa che si chiarisca con studi attendibili quale sia la sostenibilità della profondità di questo canale e di tutti i canali di grande navigazione della laguna.
Di fatto il Porto preme perchè la “strada” che collega la bocca di porto di Malamocco con Marghera diventi sempre più larga e profonda per garantire la sicurezza delle manovre delle navi che nonostante la strettoia delle due dighe tra Alberoni e Santa Maria del Mare una volta all’interno della laguna potrebbero “respirare”. E forse anche in vista del passaggio delle navi passeggeri in ottemperanza alla direttiva Clini.
L’idea era di portare il canale dei Petroli – considerato dagli ambientalisti una devastazione della laguna – da 60 metri di larghezza a un centinaio, con un ulteriore scavo per raggiungere la quota di meno 12 metri e addirittura un marginamento, così da impedire che il flusso delle correnti interri l’alveo artificiale e lo preservi da costosi interventi continui di scavo per mantenerlo alla stessa profondità. Si è parlato di tre possibilità di marginamento: una con barene artificiali, una con burghe, ovvero delle gabbie di rete metallica riempite di materiali pesanti, infine con pietrame in cubi sovrapposti, così da creare una sorta di “corsia” rigida. A tutto questo la Salvaguardia ha chiesto un approfondimento progettuale che tenga presente il piano generale degli interventi varato – con legge – una ventina d’anni fa, in concomitanza con la Legge speciale per Venezia e al piano di ripristino della morfologia lagunare. Documenti, entrambi, che prevedevano una mitigazione del canale dei Petroli e non una sua ulteriore espansione. Anche perchè nel corso degli anni, con il passaggio di navi di portata sempre maggiori, si è passati dalla profondità di 9 metri all’autorizzazione a scavare fino a 10,5, che diventano 11 con la tolleranza di mezzo metro. Ma la commissione ha stoppato la richiesta di arrivare a 12, in considerazione del Palav che prevede “la valorizzazione dell’ambiente naturale, l’equilibrio idraulico e idrogeologico, l’innalzamento delle quote dei fondali nei canali di navigazione (che significa l’esatto contrario dello scavo), la mitigazione dei livelli di marea attraverso interventi che rispettino gli equilibri, il controllo e la mitigazione del motondoso”.

 

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