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Il progetto di Magistrato alle Acque e Autorità portuale prevedeva il raddoppio in larghezza e profondità a 12 metri

VENEZIA. Stop dalla Commissione di Salvaguardia al raddoppio del Canale Malamocco-Marghera – più noto come Canale dei Petroli – e all’aumento della sua profondità, sino a portarlo a 12 metri. Il progetto preliminare, presentato dal Magistrato alle Acque d’intesa con il Porto, figura come un’ intervento di mitigazione del canale Malamocco-Marghera per limitarne l’impatto e migliorarne la fruibilità anche dal punto di vista ambientale, ma in realtà esso prevederebbe un aumento da 60 a 100 metri circa della sua larghezza e appunto uno scavo fino a 12 metri della sua profondità, prevedendo anche un rinforzo dei marginamenti. Un intervento «pensato» evidentemente in previsione di un aumento del traffico da quello teorico crocieristico a quello merci legato anche al progetto delle autostrade del mare. Per questo dalla Salvaguardia, all’unanimità, è arrivata ieri la restituzione del progetto al Magistrato alle Acque con l’invito a seguire le indicazioni già esistenti del Piano Generale degli Interventi, che è già legge, e del Piano di ripristino della morfologia lagunare. Interventi che prevedono una riduzione dell’impatto del Canale dei Petroli – è la considerazione sottintesa nel parere della Salvaguardia – e non invece, di fatto, un suo raddoppio. La Commissione ricorda al Magistrato alle Acque anche le norme del Palav, il Piano ambientale della laguna veneta, che prevedono l’innalzamento delle quote dei fondali nei canali di navigazione – e non il loro abbassamento come prevederebbe il progetto di Porto e Magistrato alle Acque – la mitigazione dei livelli di marea e del moto ondoso, la valorizzazione dell’ambiente naturale. Insomma, di fatto, un vero e proprio altolà al maxi-Canale dei Petroli. Sempre ieri la Salvaguardia ha anche votato un’integrazione al progetto della piattaforma logistica-Autostrada del Mare, nell’area ex Alumix a Fusina. Esso deve prevedere la separazione del traffico portuale da quello dei residenti della zona, per non penalizzare eccessivamente i secondi. Per questo ora la Salvaguardia chiede al Porto che venga documentata nel progetto l’effettiva predisposizione di un adeguato sistema di accessibilità da terra su gomma e rotaia che garantisca la separazione tra il traffico portuale e la mobilità dei residenti. Ma un parere importante ieri è arrivato dalla Salvaguardia anche sul progetto della Regione per la riqualificazione ambientale del basso corso del fiume Marzenego-Osellino, che prevede tra l’altro l’installazione di due chiuse che lo canalizzino e lo dividano di fatto dalla laguna. La Salvaguardia chiede invece che si sospenda la chiusa del fiume alla foce sino all’adeguamento del progetto, che garantisca la qualità delle acque anche dai microinquiinanti chimici, organici e inorganici, con l’intercettazione delle fonti inquinanti nell’area di Mestre e l’adeguamento del depuratore di Campalto, che oggi è di fatto fuori legge e continua a scaricare nel fiume e quindi in laguna ingenti quantità di materiali inquinanti. Si chiede inoltre che il rifacimento delle chiuse vinciane in località Rotte garantisca un sistema di apertura automatica a richiesta per il passaggio delle imbarcazioni dirette in laguna. Soddisfazione per il pronunciamento della Salvaguardia è stato espresso dall’Associazione La Salsola di Campalto, che da tempo si batte per il miglioramento ambientale delle acque del Marzenego-Osellino.

Enrico Tantucci

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