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Il pm: «Bmc dal 2005 ha funzionato solo come cartiera per Serenissima Holding»

Vernizzi: «Macchè fatture fasulle, Bmc allestiva gli stand di Veneto strade»

«Pagate prestazioni realmente fornite. Da noi nessuno è stato indagato»

MESTRE – Non fotocopiavano solo documenti, nella più classica delle procedure usate in una “cartiera” degna di tal nome, ma riproducevano lo stesso meccanismo con società estranee alla galassia dell’Impresa Mantovani. Ovvero, fornivano fatture senza corrispettivo di servizi, con lo scopo di far risultare spese inesistenti e creare una disponibilità “in nero”, a una miriade di società, pubbliche e private, attive soprattutto nei settori stradale e delle infrastrutture. È da questo sospetto dei finanzieri che è scaturita la raffica di perquisizioni eseguite giovedì.
Tra gli altri uffici, le Fiamme Gialle hanno fatto visita, in via Baseggio a Mestre, alla sede di Veneto Strade, la società partecipata da Regione Veneto, Province del Veneto e società autostradali. Dalla rogatoria giunta dalla Repubblica di San Marino è infatti emerso che nell’elenco di soggetti economici che hanno eseguito bonifici alla Bmc Broker di William Ambrogio Colombelli (arrestato) Veneto Strade ha versato complessivamente circa due milioni 100 mila euro. E siccome un’impiegata di Bmc ha messo a verbale che la società non faceva nulla, se non emettere “carte”, non solo nei confronti di Mantovani, ma anche di altre società, ecco che i finanzieri vogliono vederci chiaro. Per la verità la stessa impiegata aveva aggiunto che qualche evento pubblico o partecipazione fieristica la Bmc l’aveva organizzata.
A ricevere l’ordine dei finanzieri è stato Silvano Vernizzi, amministratore delegato di Veneto Strade.
Di che provvedimento si trattava?
«Di una semplice acquisizione di documenti. Nessuno di Veneto Strade è indagato».
Quali fatture hanno preso?
«Si tratta delle fatture che documentano i rapporti con Bmc dal 2005 al 2010 per prestazioni di servizi che questa società ha fornito».
Di che cosa si trattava?
«Di assistenza ad eventi fieristici, ovvero la nostra partecipazione a esposizioni come Urbania Asphaltica».
Che si teneva a Padova.
«Esatto, ma altre presenze si sono registrate a Verona o Longarone. O per eventi legati alla sicurezza stradale che hanno interessato lezioni per studenti delle scuole medie o dimostrazioni del riflessometro per misurare i tempi di reazione alla guida».
Che cosa vi forniva Bmc?
«Predisponeva l’allestimento degli stands di Veneto Strade, con il personale, le hostess, le attrezzature».
Quindi il servizio fu fornito?
«Ci mancherebbe, le prestazioni ci furono».
E le fatture non erano fasulle?
«Erano fatturazioni di servizi forniti».
Lei è stato interrogato dagli inquirenti?
«A tutt’oggi no».

 

«Un unico progetto criminoso che coinvolgeva numerose società»

Ruolo centrale per la sanmarinese Finanziaria Infrastrutture

Oggi a Belluno il primo interrogatorio di Baita e a Treviso quello di Buson

«Bmc Broker non ha avuto dal 2005 in poi altro scopo se non quello di fungere da cartiera per le società del gruppo Serenissima Holding… Gli indagati hanno così potuto contare su una struttura organizzativa già esistente che ha consentito loro prima di utilizzare le false fatture emesse da Bmc e poi occultare con facilità gli illeciti commessi».
Il sostituto procuratore di Venezia, Stefano Ancilotto, descrive così il presunto meccanismo illecito finalizzato alla creazione di fondi “neri” per milioni di euro da lui contestato a Piergiorgio Baita, presidente della società di costruzioni Mantovani spa (capofila del gruppo Serenissima Holding); a Claudia Minutillo, amministratore delegato di Adria Infrastrutture ed ex assistente dell’allora presidente della Regione, Giancarlo Galan; al presidente di Bmc Broker di San Marino, William Ambrogio Colombelli e al responsabile amministrativo della Mantovani, Nicolò Buson, tutti arrestati giovedì con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale attraverso false fatturazioni.
La struttura della presunta associazione criminale viene descritta nelle 60 pagine di cui è composta la richiesta di misura cautelare che il pm Ancilotto aveva depositato all’Ufficio Gip nell’autunno del 2012: richiesta accolta la scorsa settimana dal giudice Alberto Scaramuzza il quale ha firmato un’ordinanza lunga 223 pagine. Sotto accusa sono finite le presunte false fatturazioni emesse da Bmc Broker sia nei confronti della Mantovani sia della società Adria Infrastrutture. Secondo la Procura «si tratta di un unico programma criminoso di cui fanno parte anche altre società, tra cui Consorzio Venezia Nuova, Thetis spa, Palomar srl, Dolomiti rocce srl, Talea scarl, Veneto strade spa, Veneto acque spa, Passante di Mestre spa, gravitanti intorno al “Gruppo Mantovani” in un’unica strategia pianificata dal Baita».
Strumentale all’intero progetto sarebbe stata, secondo il pm Ancilotto, la costituzione all’estero, con sede nella Repubblica di San Marino, della società Finanziaria Infrastrutture che, seppure mai operativa, «risulta aver costituito la scusa o il mezzo per affidare rilevanti incarichi di consulenza a Bmc», mentre i suoi conti sarebbero serviti agli indagati «per riciclare una parte del denaro retrocesso alle società italiane». Il capitale sociale della Finanziaria è stato messo a disposizione da Adria Infrastrutture mentre le quote sociali risultano sin dall’inizio intestate a Minutillo e Colombelli.
La Procura attribuisce a Baita il ruolo di «dominus dell’intera vicenda, colui che dà le direttive, colui al quale gli altri due si rivolgono quando devono decidere il da farsi nei casi più complessi». Secondo il pm Ancilotto risulta evidente «come ognuno tragga dall’operazione il proprio personale diretto beneficio e come senza l’accordo di uno dei tre l’operazione nel suo complesso non avrebbe potuto essere posta in essere».
Baita avrà la possibilità di fornire la propria versione dei fatti nell’interrogatorio fissato per questa mattina davanti al Gip di Belluno, città nella quale si trova detenuto. Sempre questa mattina sarà interrogato anche Buson detenuto a Treviso il quale sarà ascoltato per rogatoria dal Gip del Tribunale di Treviso. Molto probabilmente entrambi si avvarranno della facoltà di non rispondere, almeno fino a quando i loro difensori non avranno studiato le carte in mano alla pubblica accusa.

Gianluca Amadori

 

FATTURE FALSE E FONDI NERI

Il giorno della verità di Baita. Oggi l’interrogatorio in carcere

I SOLDI – «Disponibilità bancarie nei conti»

LE RAGIONI DELLA RICHIESTA  «La situazione di Est Capital incrocia le vicende giudiziarie»

A TREVISO E BELLUNO  – Oggi gli interrogatori del presidente di Mantovani e di Buson

A TREVISO E BELLUNO – Oggi gli interrogatori del presidente di Mantovani e di Buson

LA COLLABORAZIONE – Inquirenti veneziani e sanmarinesi insieme per condurre le indagini

LA COLLABORAZIONE – Inquirenti veneziani e sanmarinesi insieme per condurre le indagini

Si svolgeranno questa mattina gli interrogatori degli ultimi due indagati nell’operazione della Guardia di Finanza. Il presidente della Mantovani spa, Piergiorgio Baita (avvocati Piero Longo e Paola Rubini), sarà ascoltato per rogatoria dal Gip di Belluno, città nel cui carcere è detenuto. Il responsabile amministrativo della società di costruzioni, Nicolò Buson (avvocato Fulvia Fois) detenuto a Treviso, sarà interrogato dal Gip di Treviso. Con molte probabilità entrambi si avvarranno della facoltà di non rispondere in attesa di conoscere le carte in mano all’accusa.

L’INCHIESTA Sono state tre le rogatorie chieste dal magistrato per la Repubblica del Titano

San Marino, crocevia del “sistema Baita”

Il pm: «Lì il manager e la Minutillo potevano contare sull’appoggio di politici locali e su fondi»

È grazie alla collaborazione delle autorità della Repubblica di San Marino che la Procura di Venezia è riuscita a riscostruire il “giro” milionario di presunte false fatture emesse, dal 2005 in poi, dalla Bmc Broker di William Ambrogio Colombelli a favore della società di costruzioni Mantovani spa, presieduta dal veneziano Piergiorgio Baita, 64 anni, e di Adria Infrastrutture, la società amministrata dalla mestrina Claudia Minutillo, 49 anni, ex assistente del presidente della Regione Giancarlo Galan. Sono tre le rogatorie avviate dagli inquirenti veneziani per fare luce sulle intricate operazioni finanziarie. E, nonostante San Marino sia uno dei cosiddetti “paradisi fiscali” inseriti nella black list internazionale, il pm Stefano Ancilotto è riuscito ad ottenere in pochi mesi le risposte che aspettava, sulla base delle quali ha formulato una lunga serie di accuse nei confronti di Baita, Minutillo, Colombelli e del responsabile amministrativo della Mantovani, il padovano Nicolò Buson.
Gli arresti sono scattati giovedì mattina in tutta fretta in quanto gli uomini della Guardia di Finanza hanno scoperto che Colombelli si stava recando in Costa Azzurra, in Francia, e temevano che potesse sottrarsi all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Alberto Scaramuzza. Il giudice ha disposto il carcere nei confronti dei quattro indagati anche per la sussistenza di un concreto pericolo di fuga, in particolare da parte di Colombelli che, già munito di passaporto diplomatico (in qualità di console onorario di San Marino), dopo aver subito le prime perquisizioni nell’ambito della verifica fiscale avviata due anni fa a carico della Mantovani, si era trasferito quasi esclusivamente a San Marino, dove prima trascorreva solo pochi giorni al mese. Ma, secondo il Gip, anche per Baita e Minutillo vi era il rischio di fuga: entrambi, si legge nell’ordinanza, «si sono recati più volte a San Marino dove possono contare dell’appoggio di politici locali e sulle disponibilità monetarie costituite presso conti correnti bancari ove hanno versato importi rilevanti».

 

DAL COMUNE – Locatelli (Pdl): «Condizioni mutate. Nuovo bando per l’ex Ospedale al mare»

«Serve un nuovo bando di gara per l’ex ospedale al Mare». La richiesta arriva da Marta Locatelli, consigliere comunale Pdl, che si aggiunge all’appello di altri colleghi di Ca’ Farsetti (Michele Zuin, Nicola Funari e Jacopo Molina) per una convocazione urgente del consiglio comunale sulla situazione dei progetti al Lido in relazione alla vicenda dekka Mantovani.
«Il bando – spiega Locatelli in una interrogazione inviata al sindaco Orsoni – va rifatto per inadempimento da parte del privato e per i gravi fatti giudiziari sopraggiunti. Le condizioni ci sono tutte: innanzitutto la grave situazione finanziaria e l’esposizione debitoria di Sgr Est Capital (ricordo che il fondo Real Venice 1, sempre di Est Capital, è indebitato con le banche per circa 120 milioni di euro e verso terzi per 300 milioni)».
«C’è poi – continua Locatelli – un accordo che prevede la restituzione dei 32 milioni ad Est Capital da parte del Comun , modificando totalmente il bando di gara senza alcun coinvolgimento del consiglio comunale. Il Fondo Real Venice 2 attraverso il quale Est Capital Sgr si è aggiudicata l’operazione “ex Ospedale al mare appartiene ad Est Capital solo per il 20% mentre il restante 8 è di Mantovani-Condotte, con il presidente della Mantovani arrestato per frode fiscale e fondi neri. Ad oggi nonostante numerose richieste da parte di vari consiglieri, nulla e’ stato condiviso con il consiglio comunale».

 

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