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Gazzettino – Caso Baita

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

5

mar

2013

IN CARCERE – Baita e Buson non rispondono agli interrogatori

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere il presidente della Mantovani spa, Piergiorgio Baita, e il responsabile amministrativo della società, Nicolò Buson, arrestati nell’operazione per la colossale frode fiscale che coinvolge la società di costruzioni e una galassia di altre aziende.

«C’è la Finanza fai subito sparire quei documenti»

E’ l’ordine che Claudia Minutillo diede a un dipendente di Adria Infrastrutture Il Gip: in 6 anni lei e Colombelli hanno movimentato 18 milioni in contanti

Anche Buson si avvale della facoltà del silenzio

CASO MANTOVANI – Nuove circostanze: in 6 anni movimentati nelle banche di San Marino 18 milioni in contanti
«Documenti pericolosi, distruggili»

L’ordine fu dato da Minutillo a un dipendente di Adria Infrastrutture. Gli altri tentativi di sviare le indagini

Un documento da far «sparire» per evitare che finisca in mano alla Guardia di Finanza, impegnata nella verifica fiscale alla società di costruzioni Mantovani spa. Il 20 dicembre del 2011 Claudia Minutillo avrebbe affidato ad un dipendente di Adria Infrastrutture spa, Massimiliano B., l’incarico di sbarazzarsi di quel pezzo di carta «ritenuto pericoloso».
La circostanza emerge da un’intercettazione telefonica effettuata dalle Fiamme Gialle e viene citata dal sostituto procuratore Stefano Ancilotto nel provvedimento con cui è stata chiesta e ottenuta l’emissione di una misura cautelare a carico di Minutillo (che di Adria infrastrutture è amministratore delegato), del presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita, del responsabile amministrativo Nicolò Buson, e del presidente della Bmc Broker di San Marino, William Ambrogio Colombelli.
Quello contestato all’ex segretaria del presidente della Regione, Giancarlo Galan, non è però l’unico episodio relativo a presunti tentativi di inquinamento delle prove, tant’è che il Gip Scaramuzza motiva la misura cautelare in carcere anche per questo pericolo. Il pm Ancilotto denuncia «tentativi di condizionare l’esito delle indagini di polizia giudiziaria e di influenzare i testimoni sentiti durante l’indagine». Agli atti vi sono decine di colloqui intercettati nei quali, secondo gli inquirenti, Colombelli e Baita avrebbero «tentato di concordare una giustificazione ai numerosi incarichi espletati» dalla Bmc Broker, nonché «di “influenzare” le deposizioni delle persone che potrebbero svelare la natura di cartiera» della società di San Marino. Colombelli, stando al racconto di una sua ex dipendente, avrebbe dato anche incarico di distruggere tutta la documentazione contabile anteriore a 5 anni dopo aver saputo della verifica fiscale della Finanza.
A Claudia Minutillo il pm Ancilotto attribuisce un ruolo centrale nell’organizzazione alla quale la Procura contesta false fatturazioni per almeno 10 milioni di euro, in quanto avrebbe svolto da tramite tra Baita e Colombelli. L’amministratrice di Adria Infrastrutture risulta intestataria di un paio di conti correnti a San Marino (ed era delegata ad operare su altri quattro) e il direttore di un istituto di credito, la Sa International bank, ha raccontato di averla vista spesso assieme a Colombelli in occasione di prelievi di denaro.
Il denaro movimentato per contanti da Bmc Brokers è di ammontare complessivo ingentissimo: 400 movimenti in sei anni per poco meno di 18 milioni di euro. «Vi è un eccessivo ricorso al denaro contante quale strumento privilegiato di pagamento», scrive il Gip Scaramuzza. Circostanza che contribuisce ad alimentare i sospetti degli inquirenti in relazione alla possibile destinazione finale di quel denaro: fondi “neri” che per ora non si sa che fine abbiano fatto.

 

CURIOSITÀ – Soltanto pagine dispari in quel progetto fasullo

VENEZIA – Uno dei progetti commissionati dalla Mantovani spa alla Bmc Broker (e lautamente pagato) ha soltanto le pagine dispari. E nessuno risulta aver mai protestato per il materiale incompleto (e inutilizzabile) che fu presentato. È soltanto uno dei casi – forse il più clamoroso – citato dal Gip Scaramuzza per dimostrare che la Bmc non ha effettuato alcuna reale attività, se non copiare studi e materiali prodotti da altri per giustificare le fatture milionarie. La documentazione consegnata alla Finanza durante la verifica fiscale sarebbe stata falsificata, come dimostrano numeri di protocollo non coincidenti e numerosi altri indizi.

 

REGIONE – Le opposizioni chiedono una Commissione d’inchiesta consigliare

«Zaia venga in aula a spiegare»

VENEZIA – «Prima di aprire la discussione sul bilancio della Regione Veneto, chiediamo che il presidente Zaia si presenti in aula per relazionare sulla situazione emersa dopo gli arresti eccellenti della scorsa settimana». Il capogruppo del Pd Lucio Tiozzo e Franco Bonfante, vicepresidente del Consiglio regionale, chiedono che il presidente della Regione intervenga oggi pomeriggio nella prima seduta della ‘maratona’ consiliare dedicata al bilancio 2013, per fare chiarezza sull’inchiesta su fondi neri e tangenti. I consiglieri del Pd annunciano un ordine del giorno per chiedere sospensione e verifica di tutte le opere in project financing non avviate. «Bisogna passare al setaccio ogni procedura e spazzare via ogni elemento di dubbio» spiegano. E ribadiscono la richiesta di una commissione d’inchiesta sulla vicenda, ma non della sola giunta, come vorrebbe Zaia.
Il capogruppo di Italia dei Valori, Antonino Pipitone, ha scritto al presidente del consiglio regionale chiedendo subito la discussione in aula per chiarire la situazione e il coinvolgimento di Veneto Strade. Con la presenza di Zaia.

 

BELLUNO – Baita non risponde e inizia la battaglia della competenza

(gla) Come prevedibile si sono avvalsi della facoltà di non rispondere il presidente della Mantovani spa, Piergiorgio Baita, 64 anni, residente a Mogliano Veneto, e il responsabile amministrativo della società, Nicolò Buson, 56 anni, di Padova. Entrambi, infatti, vogliono analizzare le carte della Procura prima di decidere la strategia difensiva. L’interrogatorio del primo si è svolto per rogatoria davanti al Gip di Belluno, città nella quale Baita è detenuto; quello di Buson, sempre per rogatoria, è avvenuto a Treviso.
Il difensore del presidente della Mantovani, l’avvocatessa Paola Rubini, ha annunciato di aver già proposto al Tribunale del riesame di Venezia un’istanza di scarcerazione per il suo assistito e di dissequestro dei beni “congelati” dal Gip: la data dell’udienza sarà fissata nei prossimi giorni. Secondo la difesa, rappresentata anche dall’avvocato Piero Longo (senatore del Pdl e difensore di Silvio Berlusconi) la sede naturale dell’inchiesta dovrebbe essere la Procura della Repubblica di Padova, dove hanno sede gli uffici amministrativi della Mantovani (“teatro” dei presunti illeciti) e non quella di Venezia dove c’è la sede legale della società: eccezione tesa a far trasferire il fascicolo e di fatto toglierlo al magistrato che se ne sta occupando da parecchi mesi, il pm Stefano Ancilotto.
Il difensore di Buson, l’avvocatessa Fulvia Fois, ha annunciato che il suo cliente ha dato le dimissioni da tutte le cariche sociali e ha rimesso le deleghe ricevute dalla Mantovani spa: «Non vi è più alcun pericolo di reiterazione di reati di inquinamento probatorio – ha spiegato il legale – Per questo ho chiesto al Gip la remissione in libertà immediata o in subordine la concessione dei domiciliari».

 

CASO BAITA / PARLA L’ASSESSORE

Thetis e gli anni di Minutillo. Paruzzolo: «Provo amarezza»

IL CAPITALE SOCIALE – Nell’azienda dell’Arsenale figura come socia la Adria Infrastrutture

BUFERA SULLA MANTOVANI L’ex segretaria di Galan, ora in carcere, era in consiglio di amministrazione

Thetis, gli anni di Claudia Minutillo

L’assessore Paruzzolo, ex Ad della società: «Provo tanta amarezza»

Per qualche anno, almeno tra 2008 e 2010, Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan, ha ricoperto il ruolo di consigliere, (e in alcuni casi anche come consigliere delegato) al vertice della società Thetis, prestigiosa società di ingegneria idraulica con sede all’Arsenale, nota per i propri progetti nel settore dell’ambiente e della salvaguardia del territorio nonchè dei “sistemi intelligenti” dei trasporti.
E che il “peso” della Minutillo fosse in qualche modo importante è dato anche dal bilancio della società, alla voce “capitale sociale”. Basta vedere il quadro delle aziende che compongono il “cuore” di Thetis per farsi un’idea alla data del 31.12.2011: Consorzio Venezia Nuova (51,1); Ing. E.Mantovani (8.3) di Piergiorgio Baita; Grandi Lavori Fincost spa (8.1); Società italiana Condotte spa (8.1); Adria Infrastrutture (6.0) ovvero la società che fa riferimento alla stessa Minutillo e a Piergiorgio Baita finita nel ciclone con la Mantovani; Actv spa (5.7); Co.Ve.Co spa (5.0); Ing. Mazzacurati sas (5.0); Vi Holding srl (1.8) e Palomar srl (0.5), un’altra delle aziende finite nel mirino della Procura di Venezia.
«Vedo tutto quello che sta accadendo con grande amarezza – ricorda l’assessore alle Attività produttive, Antonio Paruzzolo, che in quegli anni era amministratore delegato di Thetis – Posso solo dire che io da ormai tre anni non ci sono più. Lì ho passato vent’anni della mia vita dannandomi l’anima per trovare nel corso di tutto quel tempo progetti, lavori, sviluppare interventi a beneficio della società».
L’imbarazzo per le ultime vicende attraversate da Thetis e il caso Baita è palpabile. «Me ne sono venuto via nel 2011 – taglia corto Paruzzolo – Non c’è molto altro da dire. Ho cercato di lavorare per il bene della società». L’assessore se ne andò dall’Arsenale quando venne contestata dal centrodestra in consiglio comunale la sua “doppia” presenza: da una parte Thetis, dall’altra l’assessorato nella giunta Orsoni. Ma ritornando agli anni nei quali Claudia Minutillo era nel consiglio di amministrazione di Thetis, Paruzzolo non ha molto da dire ribadendo che in quegli anni di fronte allo sforzo di molti, la situazione iniziava a non essere così florida vista la congiuntura economica.
E non poteva che essere diversamente visto che in quegli anni, la società Thetis iniziava a risentire della crisi, ma soprattutto delle difficoltà strutturali che hanno caratterizzato soprattutto negli anni a seguire il sistema della salvaguardia ambientale, e della laguna in particolare. E ora il caso Baita ha delineato una situazione ancor più particolare. Anche all’interno della società ora non mancano le preoccupazioni che si sommano ai recenti tagli nell’occupazione con quasi 300 persone, tra dirigenti, dipendenti e anche lavoratori a contratto, che hanno risolto il loro contratto con la società negli scorsi mesi.
Di fronte all’assenza di una risposta dal management della società contattata dal Gazzettinoper comprendere il livello di preoccupazione dopo le vicende giudiziarie, interviene a questo proposito il Consorzio Venezia Nuova che, facendo le veci dello stato maggiore di Thetis, ribadisce che il lavoro e l’opera della società prosegue secondo una regolare tabella di marcia. «Gli interventi vanno avanti senza alcun problema – chiariscono dal Consorzio Venezia Nuova – Al di là dell’inchiesta giudiziaria ci sono migliaia di lavoratori impegnati nei nostri interventi. Per tutti questi dobbiamo offrire certezze».

 

LIDO Intervento del sindaco sulla vendita dell’ex ospedale nel movimentato incontro coi residenti

Orsoni: «Senza accordo si rischia il blocco»

Difesa la trattativa con Est Capital. Il consigliere Caccia: «No ai ricatti contrattuali»

IL CONTENZIOSO FISCALE – Versati 7 milioni   «E’ stata elusione non evasione»

IN DIFESA – La società: «Abbiamo rispettato la normativa»

(L.M.) «Est Capital ha sempre rispettato la normativa fiscale. Nessuna violazione di evasione di imposta, a conferma che la Sgr, che opera da anni nel mercato immobiliare, applica in modo rigoroso la normativa fiscale». Lo dice una nota della stessa Est Capital, al termine della verifica avviata, nel gennaio dello scorso anno, dalla Guardia di Finanza di Padova e che ha comportato il versamento da parte della stessa Est Capital di 7,5 milioni.
«Una verifica fiscale – fa sapere la cordata padovana presieduta dal professor Gianfranco Mossetto, che al Lido ha in corso diverse operazioni – programmata e quindi ordinaria. L’esito finale delle indagini una contestazione di abuso di diritto ed elusione di imposta per un ammontare complessivo di maggior imponibile pari a 12,7 milioni da assoggettare ad imposta». Elusione, dunque, non evasione fiscale, ed i legali della cordata ne rimarcano la differenza sostanziale. Due i punti fondamentali dell’inchiesta: 5,5 milioni di euro di imponibile (corrispondenti a 2,2 milioni di euro di maggiori imposte) riguardanti la società Garibaldi Sas, società proprietaria di immobili della famiglia Tabacchi, acquistata da un fondo immobiliare gestito da EstCapital Sgr. «Il processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza è stato chiuso con un successivo atto dell’Agenzia delle Entrate quanto il destinatario non è stata la famiglia Tabacchi, ma il fondo immobiliare gestito da Est Capital. Per quanto riguarda la famiglia Tabacchi, non vi è stato alcun accertamento fiscale». Ci sono poi altri 2,2 milioni di euro che riguardano – secondo la ricostruzione dei privati – il disconoscimento di una minusvalenza a fronte di una cessione di una partecipazione da parte di una società detenuta da uno dei fondi immobiliari gestiti da EstCapital.
«L’Agenzia delle Entrate ha infine emesso un atto di accertamento – conclude la nota – di 2 milioni di euro riguardanti il mancato assoggettamento ad Iva di una compravendita immobiliare (che comunque era stata regolarmente assoggettata ad imposta di registro) da parte di uno dei fondi immobiliari gestiti da Est Capital. Nel novembre dello scorso anno, la vicenda si è chiusa con l’adesione all’istanza di accertamento, mediante il pagamento contestuale dell’importo. Per il fondo immobiliare coinvolto, tale adesione ha avuto esclusivamente un effetto finanziario e nessun aggravio di tipo economico per effetto della neutralità dell’Iva».

 

Il Coordinamento “Un altro Lido è posssibile” ha chiesto la rottura di qualsiasi accordo con Est Capital e un azzeramento completo della vicenda

«Senza un accordo con Est Capital il buco del nuovo Palacinema e qualsiasi altro progetto rimarrebbero fermi per altri 10 anni». Il sindaco Giorgio Orsoni l’ha detto chiaramente, facendo intendere di essere con le “spalle al muro” rispondendo ieri sera ai Comitati arrivati a Ca’Farsetti per capire come finirà la controversia tra il Comune ed Est Capital sulla compravendita dell’ex Ospedale al Mare. «Qualsiasi progetto rimarrebbe bloccato – ha proseguito Orsoni – sia nel caso di una decisione del giudice a noi favorevole, perchè dopo il ricorso d’urgenza siamo obbligati ad iniziare una causa di merito, sia anche nel caso in cui il giudice ci desse torto visto che ci troveremmo costretti a restituire 55 milioni che abbiamo già incassato trovandoci così senza soldi. Tutta l’area del Lungomare Marconi inoltre rimarrebbe bloccata per anni». Il Coordinamento “Un altro Lido è posssibile”, che ha ottenuto l’incontro con il sindaco, dal canto suo ha chiesto la rottura di qualsiasi accordo con Est Capital e un azzeramento completo della vicenda. «Questo non è più possibile – ha insistito il sindaco – per effetto di un contratto ed impegni presi precedentemente a questa amministrazione. Un conto sono le legittime aspirazioni che ciascuno può avere ben altro quello che si può concretamente fare arrivati a questo punto». Orsoni ha poi spiegato il motivo per il quale non è più sufficiente coprire il buco. «Nell’area del cantiere sono stati spesi 37 milioni di euro, di cui circa 15 per le bonifiche e altri 22 per opere e manufatti. Se coprissimo il buco senza farvi nulla qualcuno poi verrebbe a chiedere al Comune le motivazioni di una tale scelta ed il perché dello spreco del danaro pubblico». Orsoni ha poi aggiunto che l’obiettivo è quello di arrivare ad un accordo che impegni i privati che acquistano l’ex Ospedale al Mare ad intervenire nell’area della cittadella del cinema, secondo un piano di massima gia visionato dalla Biennale ma non ancora presentato. È stato poi confermato che il Monoblocco verrà abbattuto. «Non è praticabile nessun accordo extragiudiziale con Est Capital – ha tuonato il consigliere Beppe Caccia – Il Comune deve sottrarsi ai meccanismi di ricatto contrattuale e finanziario. In questo momento non si può procedere ad ulteriori trattative con Real Venice di cui Mantovani è socio. Il confronto trasparente deve avvenire in Consiglio comunale e nelle commissioni».
Anche William Pinarello a nome del Coordinamento ha ribadito che la decisione dovrebbe passare per il Consiglio comunale annunciando, in caso contrario, una raccolta di firme per ottenere le dimissioni del sindaco e della Giunta comunale. Fuori dalla sala, troppo piccola per accogliere tutti i manifestanti, sono rimasti a protestare una cinquantina di persone con striscioni ed urla.

 

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