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Fondi neri, deposizione-fiume dell’ex segretaria di Galan. Giallo a Padova: perquisita la casa di collaboratore del capo della Mantovani. Ma da un mese la famiglia non ha sue notizie

L’interrogatorio di Piergiorgio Baita si è svolto nei giorni scorsi in carcere a Belluno: si è avvalso della facoltà di non rispondere

MILIONI IN “NERO” – La manager potrebbe aver fornito dettagli sulla destinazione finale del denaro

LE PRESSIONI   « Mi consigliò di non dare una testimonianza completa»

TESTIMONE – Parla Vanessa Renzi, segreteria di Colombelli: fatture emesse a fronte di attività inesistenti«Qui non ho mai visto consulenti»

LA TESTIMONE – «In principio fu solo la Mantovani poi vennero le altre del gruppo»

(gla) «Il fatto che i consulenti non esistono non è una mia opinione: non sono mai in alcun modo passati per l’ufficio e l’unico a riferire di aver avuto contatti con loro è stato Colombelli il quale peraltro diceva di provvedere personalmente al loro pagamento, ma operava sempre e solo a mezzo di contanti che faceva prelevare dai conti della società».
È l’ex segretaria della Bmc Broker, Vanessa Renzi, a confermare alla Guardia di Finanza che le fatture emesse dalla società di San Marino erano tutte fasulle, emesse a fronte di attività inesistente. Dopo una prima audizione avvenuta il 24 maggio del 2012, la donna chiede di per essere nuovamente sentita per integrare le dichiarazioni e l’8 giugno e rivela di aver ricevuto pressioni dal presidente di Bmc Broker, William Colombelli il quale l’avrebbe pressata, consigliandola di «evitare di rendere una testimonianza piena ed esaustiva», per evitare di finire a sua volta indagata.
Ma Vanessa non si lascia intimidire. Anzi, riferisce alle Fiamme Gialle che Colombelli stava controllando tutti i personal computer per cancellare i dati della contabilità, e aveva chiamato a tal fine un tecnico informatico per il lunedì successivo. Ma non solo: «Ha dato ordine alla mia collega Margareth di distruggere i documenti delle annualità anteriori al quinto anno. So che questi documenti sono stati portati via dall’ufficio e non so dove siano stati buttati».
La Renzi racconta che gli unici fornitori della Bmc erano quelli che rifornivano materiali d’ufficio. Per il resto non ha mai visto traccia di fornitori, clienti, consulenti; mai una telefonata, né una mail. Mai un sollecito, né una richiesta. Gli unici versamenti che ricorda sono quelli effettuati al padre e alla moglie di Colombelli, ai quali avrebbe accreditato somme di denaro direttamente sui conti di William Colombelli.
Di un certo interesse per gli inquirenti è anche il racconto relativo al viaggio che Vanessa Renzi fece alla Hydrostudio di Rovigo per ritirare documentazione e dischetti che poi riportò a San Marino. La segretaria ha spiegato ai finanzieri che era stato Colombelli ad inviarla a Rovigo dopo aver chiesto alla Hydrostudio di provvedere a fornire la documentazione relativa ai rapporti e ai lavori che la Bmc aveva fatturato a favore della Mantovani. Documentazione che, secondo la Procura, sarebbe stata appositamente creata per essere consegnata agli inquirenti di San Marino i quali a loro volta avrebbe dovuto “girarli” alla Guardia di Finanza impegnata nella verifica fiscale alla società di costruzioni presieduta da Piergiorgio Baita. La Renzi ha raccontato che Colombelli era particolarmente preoccupato, tanto da chiederle di fotografare le tappe del suo viaggio verso Rovigo, nonché di registrare di nascosto l’incontro e il colloquio al momento della consegna della documentazione. Strategia finalizzata, evidentemente, ad acquisire materiale utile da utilizzare come “pressione” nei confronti di Baita il quale, dopo l’avvio della verifica fiscale, aveva manifestato l’intenzione di sospendere i rapporti con la Bmc.

 

DEPOSIZIONE – L’ex segretaria di Galan dal Pm per oltre 6 ore: così funzionava il sistema Bmc

SCOMPARSO – La Gdf a casa di Mirco Voltazza, collaboratore di Baita: ma lui non c’è

La Minutillo confessa Perquisizioni a Padova

E ora, dopo la confessione fiume di Claudia Minutillo, sono in molti a tremare in Veneto. L’amministratore delegato di Adria Infrastrutture, in carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’emissione di false fatture milionarie, è rimasta davanti al sostituto procuratore di Venezia, Stefano Ancilotto, per oltre sei ore riempiendo un lungo verbale ricco di dichiarazioni alle quali la Guardia di Finanza sta cercando di riscontri e conferme.
È stata la stessa Minutillo, ex segretaria del presidente della Regione, Giancarlo Galan, a chiedere di essere ascoltata al più presto dal magistrato che coordina le indagini: di conseguenza è immaginabile che abbia deciso di raccontare tutto quello che è a sua conoscenza in merito al meccanismo di false fatturazioni contestato dagli inquirenti alla sua società e alla Mantovani spa di Piergiorgio Baita. Ma non è escluso che abbia fornito anche qualche particolare sulla destinazione delle ingenti somme di denaro in “nero” che le due società sarebbero riuscite a procurarsi attraverso le fatture emesse dalla Bmc Broker di San Marino a fronte di attività di studio e progettazione mai effettuate. In tal caso a preoccuparsi potrebbe essere più di qualcuno negli ambienti che contano.
Il verbale riempito dall’amministratrice di Adria Infrastrutture è coperto dal segreto investigativo: la Procura si trincera dietro un laconico “no comment”; sceglie la strada del riserbo anche l’avvocato Carlo Augenti, il difensore di Claudia Minutillo. Non è escluso che nei prossimi giorni l’ex segretaria di Galan venga nuovamente ascoltata dagli investigatori.
Nel frattempo le Fiamme gialle stanno cercando di rintracciare uno stretto collaboratore del presidente della Mantovani, Mirco Voltazza: la sua abitazione è stata perquisita la scorsa settimana assieme agli uffici delle società coinvolte nell’inchiesta e al domicilio degli indagati, ma il ragioniere non c’era. A quanto pare non fa rientro a casa da circa un mese. I finanzieri vorrebbero ascoltarlo in relazione all’attività svolta per la Mantovani, con la quale è legato da un contratto di collaborazione per la costruzione e la successiva demolizione della piattaforma su cui si svolgerà l’Expo 2015 a Milano. Ex impiegato di banca, ex gestore dell’Aci di Piove di Sacco, ex promotore finanziario, Voltazza risulterebbe avere un precedente penale per reati piuttosto seri e gli inquirenti si domandano come mai collabori con il gruppo Mantovani.
In attesa di capire se anche il presidente di Bmc Broker, William Ambrogio Colombelli, e il responsabile amministrativo della Mantovani, Nicolò Buson, decideranno di parlare con il pm Ancilotto, le Fiamme Gialle hanno iniziato ad analizzare le decine di faldoni di documenti sequestrati nella sede delle società e nelle abitazioni private perquisite giovedì mattina. I finanzieri cercano ulteriori conferme e riscontri in relazione alle false fatture milionarie emesse da Bmc Broker, ma anche qualche carta che possa fornire indicazioni sulla destinazione finale dei soldi che la società di San Marino, dopo aver ricevuto i bonifici di Mantovani e Adria Infrastrutture, provvedeva a restituire in contanti a Minutillo e Baita. Il pm Ancilotto sospetta che i presunti fondi “neri” possano essere serviti per pagare tangenti: sospetti che per il momento restano semplici ipotesi alla ricerca di conferme.
Oltre ai quattro arrestati, sulla base dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Alberto Scaramuzza, nell’inchiesta figurano indagate altre 15 persone per favoreggiamento, quasi tutti imprenditori, veneti ed emiliani. Il vicequestore aggiunto di Bologna, Giovanni Preziosa, è invece finito nei guai per abuso di accesso al sistema informatico, perché avrebbe fornito indicazioni sullo stato delle indagini.

 

Entro 10 giorni esaminati tutti gli atti degli ultimi 5-6 anni di Veneto Strade e Veneto Acque, nel mirino dei magistrati

«Inchiesta Mantovani, se l’impianto accusatorio sarà confermato, si dovrà usare il lanciafiamme»

IL GOVERNATORE «Vernizzi? Stop ai doppi incarichi»

Zaia: «Un Nucleo speciale indagherà sulle partecipate»

Di insonnia ne soffre ormai in modo quasi congenito. E la vicenda Mantovani, che ha scatenato sulla Regione Veneto un vero tsunami, non aggrava lo stato notturno del governatore Luca Zaia. Però, più di qualche problema, ora il leghista dovrà risolverlo. Sull’ipotizzato intreccio tra frode fiscale, sospetti di fondi neri, e chissà, addirittura tangenti sta indagando la magistratura, certo. Ma «io sono l’amministratore delegato della Regione» e quindi «è mio dovere, nei confronti del cittadino, fare qualcosa». Zaia non si cura della sollevazione da parte del Pd che vorrebbe una commissione d’inchiesta gestita dal Consiglio regionale. «Io – annuncia – ho proposto, ed ottenuto dalla Giunta, all’unanimità la costituzione di un Nucleo Investigativo Interno». Sovrapposizione con la proposta dei democratici? «Se il Consiglio – chiarisce il governatore – intende fare una commissione e riempire una stanza di carte, sarò il primo a firmare…».
Dalle parole di Zaia, si capisce che non ce ne sarà più per nessuno. E se alla fine, il combinato disposto tra l’azione della magistratura e della Regione, dovesse confermare le ipotesi allora «l’indignazione non basterà, imbraccerò il lanciafiamme» promette. Va bene il “Nucleo Investigativo” (composto dai responsabili regionali del controllo atti, della direzione affari legislativi, della direzione ragioneria, della direzione attività ispettive e vigilanza del settore socio-sanitario, del segretario generale alla programmazione e dal segretario di Giunta), ma il governatore ha in serbo un giro di vite.
NUCLEO ISPETTIVO – Dovrà “indagare” innanzitutto sulle società partecipate alla Regione, finite sotto la lente della magistratura: Veneto Acque e Veneto Strade. Entro 10 giorni, limite categorico, dovranno scartabellare tutta la loro attività (spese, fatture, appalti…). Il periodo preso in esame? «Gli ultimi 5-6 anni». L’ultima Giunta a guida Giancarlo Galan? «Sia chiaro – frena Zaia – non accuso nessuno. C’é la magistratura al lavoro…». E per essere super partes, «nel caso che venisse fuori qualcosa di poco chiaro su iniziative fatte nei tre anni di nostro governo, il mio comportamento non cambierà». La mannaia si abbatterà, comunque. Gli “ispettori” si faranno dire dagli amministratori delegati di Veneto Acque e Veneto Strade perché e come abbiano deciso e pagato le collaborazioni alla Bmc di San Marino.
CONTROLLATE – L’investigazione sarà a tappeto e sarà allargata a tutte le società partecipate e controllate dalla Regione. E ancora. Il presidente annuncia di avere spedito una lettera («avrei dovuto farlo prima») a tutte le società con l’obbligo di pubblicare on-line le fatture pagate («i veneti hanno diritto di sapere dove finiscono i loro soldi»). Altra novità: è in arrivo una delibera («era già pronta – confessa Zaia – ma abbiamo atteso dopo il voto per evitare critiche») per accelerare la revisione della società controllate e partecipate. Per «conoscerne puntualmente bilanci, costi, indennità degli amministratori». Zaia è convinto che in alcuni casi «i bilanci servono solo a pagare i gettoni ai cda».
INCARICHI – Verrà rimosso Silvano Vernizzi, ad di Veneto Strade? «Ripeto, nessuno è colpevole fino a prova contraria. Ricordo che, al mio arrivo alla presidenza, Veneto Strade aveva un monte-lavori di 4 miliardi: un bel pacchetto. Ma uscirà prossimamente dalla Giunta un provvedimento che, in generale, vieta i doppi incarichi». Vernizzi è anche segretario regionale alla Mobilità e Trasporti.
PROJECT FINANCING – «Funziona, ma dipende da come viene usato». Revisione? Zaia: «È una legge nazionale». Ma una lente di ingrandimento più grande è d’obbligo: «Basta pagare interessi del 10-11-12 per cento ormai fuori mercato. Il segretario generale alla programmazione sta preparando schede su tutti i project in atto».

Giorgio Gasco

 

«Non demonizzate il project financing»

Antonio Padoan: «L’ospedale di Mestre non si sarebbe mai costruito, e il margine per i privati è inferiore al 7%»

LA STOCCATA   «Polemiche strumentali. Zaia vuole colpire Galan»

«Se lo rifarei? Al quattrocento per cento. Non ho dubbi. Senza il project financing, Mestre non avrebbe mai avuto il suo ospedale e i cittadini sarebbero ora ospitati in stanze che cadono a pezzi invece che in camere a 4 stelle. E a chi mi dice che si poteva andare a chiedere i soldi in banca, dico che non sa nemmeno di che cosa parla. La domanda che bisogna farsi, se si vuol essere onesti, è la seguente: come mai si è iniziato a fare ricorso al project? Possibile che nei quarant’anni precedenti a nessuno sia venuto in mente di chiedere i finanziamenti in banca per costruire il nuovo ospedale di Mestre?»
Così Antonio Padoan, il direttore generale dell’Ulss 12 che in 4 anni è riuscito a costruire l’ospedale dell’Angelo.
«Che è ancora lì, ricordo a tutti, cinque anni dopo, più bello di prima. Voglio dire che non è capitato, come per altre strutture realizzate dal pubblico, che c’è bisogno di continua manutenzione, di martinetti di spinta e di perizie e sopraperizie per scoprire che si è speso il quadruplo di quel che si doveva spendere, mi sono spiegato?»
Il riferimento è al Ponte di Calatrava?
«Ma non solo. Qualsiasi intervento fatto dal pubblico è così o sbaglio? Che costa il doppio, il triplo, il quadruplo rispetto ai preventivi. E invece il project, se è fatto bene e lo ripeto, se è fatto bene, vincola i privati a dare il meglio perchè gestiscono le realizzazioni per un certo numero di anni. E poi sui costi, leggo solo attacchi strumentali. I costi del project sono stati analizzati dal Consiglio regionale che ha stabilito che i project debbano affidare ai privati un margine di guadagno dal 7 al 9 per cento. Mestre costa meno del 7 per cento. E funziona. Qualcun’altro costa molto di più del 9 per cento e funziona meno bene».
Insomma il project financing non è un dogma.
«Dipende da come si scrivono le convenzioni con i privati. E, comunque, il presidente della Regione Luca Zaia è per forza un grande sostenitore del project visto che ha appena fatto in project i lavori al Cà Foncello di Treviso e si appresta a dare il via all’ospedale di Padova dopo aver chiuso due project nel vicentino e uno ad Asolo.»
Insomma, nessun ripensamento nonostante le bordate che arrivano dalla Regione sul project.
«Sono polemiche strumentali, che non hanno come obiettivo il project financing, ma Giancarlo Galan, siamo seri. Ma io sfido chiunque ad affrontare un dibattito serio sul project. Conti alla mano. E ribadisco che, se c’è necessità di un’opera e se bisogna farla in fretta e bene non ci sono altri modi. Il privato alla fine ti dà garanzie in più se lo sai utilizzare bene. Mestre ha finalmente il suo ospedale da sogno, dopo quarant’anni di chiacchiere e possiamo lasciare che chiacchierino a vuoto per altri 40 anni, ma almeno lo fanno all’ombra di un ospedale che altrimenti non sarebbe mai nato.»

 

La segretaria della Bmc    

«Così costruivamo tutte quelle fatture false»

IN CARCERE – Piergiorgio Baita è sempre rinchiuso a Belluno

CONFERME – La società di San Marino non aveva alcuna struttura

Le pratiche venivano portate in ufficio dalla Minutillo. Colombelli si faceva dare i contanti e partiva per il Veneto

CASO BAITA – La segretaria di San Marino: «Fatture false, cominciò così»

«Voglio precisare che quanto ho detto con riferimento alla Mantovani e alla Adria Infrasttrutture vale anche per tutte le altre società che facevano parte del gruppo sopra indicato, ovvero Consorzio Venezia Nuova, Thetis, Palomar, Dolomiti Rocce, Veneto strade, Veneto acque, Passante di Mestre ecc… In pratica le fatture emesse nei confronti di ciascuna di queste società sono relative ad operazioni inesistenti ed a fittizie consulenze in realtà mai poste in essere».
A dichiararlo agli investigatori è stata l’ex segretaria della società Bmc Broker di San Marino, Vanessa Renzi, principale testimone d’accusa che, con le sue dichiarazioni, ha fornito riscontri ad un quadro indiziario già ricco di elementi documentali e di conferme che giungono da una lunga serie di intercettazioni telefoniche.
La Renzi ha spiegato ai finanzieri che «eravamo noi segretarie ad emettere le consulenze di consulenza alla Bmc»; ha spiegato che la società di San Marino non aveva sostanzialmente alcuna struttura; ha rivelato che in tanti anni di lavoro non ha mai visto o sentito alcun consulente, cliente o fornitore (salvo quelli che rifornivano il materiale di cancelleria).
La prima società a fornire “lavoro” a Bmc Broker fu la Mantovani spa, ha ricordato l’ex segretaria di San Marino; poi nel corso degli anni sono arrivate le altre. Tutte le loro pratiche, ha chiarito la Renzi, venivano portate in ufficio dall’amministratrice di Adria Infrastrutture, Claudia Minutillo, o dal presidente di Bmc. William Ambrogio Colombelli. Quest’ultimo non voleva operazioni tramite bonifico o giroconto, ma solo per contanti ha precisato la testimone, spiegando che nelle occasioni in cui riceveva i bonifici da Mantovani o Adria Infrastrutture a pagamento delle fittizie consulenze, Colombelli si faceva consegnare dalla segretaria i contanti e se ne andava da San Marino, recandosi per lo più in Veneto. A titolo esemplificativo, la Renzi ha illustrato alle Fiamme Gialle un’operazione del febbraio 2007 (annotata in un suo promemoria acquisito tramite rogatoria dall’autorità giudiziaria di San Marino) relative a bonifici effettuati dalle società Ide, Ctf e Veneto Strade: una percentuale delle somme, varianti dal 19 al 25 per cento, fu lasciata sui conti della Bmc. Il rimanente prelevato da Colombelli il quale si raccomandò con la segretaria di annotare sul pro- memoria il nome della società che aveva effettuato il bonifico o di un suo referente.
Ora il pm Ancilotto sta facendo verificare tutti i rapporti intrattenuti da varie società con Bmc per avere conferma della falsità delle fatture.

 

CASO MANTOVANI

Dossier alla Procura della Repubblica per chiarire la posizione del Comune

«Lo confermo abbiamo predisposto un intero dossier che invieremo alla Procura della Repubblica notificando tutti i rapporti, le delibere e gli atti che vedono coinvolto il Comune nelle imprese della Mantovani e delle altre ditte che hanno come riferimento l’imprenditore Piergiorgio Baita. Si tratta di un’operazione di trasparenza».

Così ha annunciato il sindaco Giorgio Orsoni in riferimento ai contatti e ai rapporti di lavoro e collaborazione del Comune con l’impresa di costruzione dopo i recenti episodi che hanno portato in carcere l’imprenditore veneziano.

 

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