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Dura polemica aperta contro l’assessore Ezio Micelli

Che la “questione” Fontego non appassioni lo si è capito ieri pomeriggio. Forse cinquanta, sessanta persone per un incontro pubblico a Ca’ Farsetti, organizzato dal Gruppo Misto (i consiglieri Renzo Scarpa, Valerio Lastrucci e Nicola Funari) insieme al collega dell’M5S, Gianluigi Placella. Risultato? La decisione di chiamare a raccolta i veneziani al momento della discussione e sull’eventuale votazione della delibera in consiglio comunale. E una volta che l’assemblea di Ca’ Farsetti avrà dato – eventualmente – il parere favorevole al progetto sul Fondaco in merito al “permesso di costruire in deroga” come prevede la delibera scritta dall’assessore all’Urbanistica, Ezio Micelli, i Grillini sono pronti ad inviare il secondo esposto alla Corte dei Conti.
Ed è un po’ questo il risultato dell’incontro che sottolinea non solo il dinamismo dell’M5S, forte della vittoria elettorale, sulla vicenda (anche dopo il wc di cartone portato nell’ultimo consiglio comunale); ha visto anche un “link” con vecchie conoscenze dell’ambientalismo (forse con sponda grillina, chissà) come Stefano Boato e Cristiano Gasparetto, pronti a dar battaglia sulla delibera, e sull’intero progetto, ma anche di una rediviva associazione dei “40xVenezia” che, in qualche modo, ha voluto significare anche la propria battaglia sul tema del Fontego, anche se i “40X” hanno avuto il merito in passato “almeno” di aver sentito e dato spazio alla controparte come Edizione Property. Ieri, invece, no. Si è preferito polemizzare con l’assessore Micelli rievocando un suo libretto universitario sul tema degli “accordi pubblico-privati nelle trasformazioni urbane” quando scrisse: “Dall’analisi delle esperienze di accordi – vergava l’assessore allora professore universitario – emerge come esista con alcune differenze una tendenza a ripartire pariteticamente il plusvalore fondiario». E su questo in molti, pensando al Fontego hanno polemizzato.
Ma è toccato all’ex assessore della Lista Verde, Stefano Boato, nonchè urbanista, chiedere a gran voce che la “proprietà dello stabile soprattutto per quel che riguarda la fruibilità pubblica sia e debba essere assolutamente pubblica” senza cedere d’un palmo al gruppo Benetton. E l’altro ex assessore provinciale Gasparetto ha rilanciato chiamando a raccolta anche altre forze politiche calcando sul “mal di pancia” per questa delibera. Davide Scano (M5S) si è scagliato contro le “balle” di chi dice che il livello di fruibilità pubblica del Fontego sia maggiore di quella che si aveva in precedenza, sottolineando che essa riguarda soprattutto i 200 metri quadri per i “servizi alla persona” ovvero ai futuri bagni. Infine la questione del progetto culturale. E su questo si è preso spunto dal recente pamphlet sull’uso del Fontego (autori Antonio Alberto Semi, Mario Coglitore, Giovanni Dalla Costa, Alessandro Bianchini) per ribadire che, al di là della questione urbanistica e dei suoi risvolti politici, la città non ha mai discusso, interpretato e riflettuto sul futuro di un edificio centrale come il Fontego.
P.N.D.

 

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