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Mirco Voltazza, di Polverara, doveva finire in carcere per una condanna definitiva Indagato per frode fiscale, gli inquirenti lo cercano ma ha fatto perdere le sue tracce

PADOVA – Adesso spunta il “terzo uomo” nell’inchiesta sui fondi neri del colosso delle costruzioni Mantovani spa. È un ragioniere – come il responsabile amministrativo del gruppo Nicolò Buson attualmente in carcere – ex bancario e promotore finanziario, oggi imprenditore-faccendiere con entrature importanti al punto da vantare la “protezione” di un magistrato. Si tratta di Mirco Voltazza, 52 anni con residenza a Polverara nel Piovese, in provincia di Padova, nome già noto alle cronache giudiziarie, titolare della Servizi e Tecnologie Ambientali con sede a Marghera in viale Fratelli Bandiera. È ricercato e indagato. L’accusa contestata? Concorso in frode fiscale, in quanto sospettato di aver emesso fatture destinate a coprire operazioni inesistenti grazie alle quali Mantovani spa avrebbe costituito milioni di euro in fondi neri nel paradiso Sanmarinese. Come? Attraverso una o più società di cui è proprietario. Non solo. Voltazza rischia di diventare un personaggio-chiave nell’indagine coordinata dal pm veneziano Stefano Ancilotto, ora coadiuvato dal collega Stefano Buccini, e affidata agli uomini nel Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia e di Padova. Venerdì scorso i finanzieri si sono presentati nella villa colonica di Polverara, in via Argine sinistro 6, con un mandato di perquisizione: è l’abitazione dove Mirco Voltazza risiede da alcuni anni con la famiglia. Di lui, però, nessuna traccia. È sparito, volatilizzato, anche se lo stanno cercando in tanti e per motivi diversi. A suo carico c’è un’ordine di carcerazione disposto in seguito a una condanna a un anno e mezzo di reclusione, diventata definitiva dopo i tre gradi di giudizio. Alle spalle, il ragioniere ha precedenti per ricettazione, calunnia e peculato registrati nel suo certificato penale. Di guai ne ha già avuti, dunque. Eppure l’ingegnere Piergiorgio Baita, presidente di Mantovani spa, si fidava di Mirco Voltazza, ragioniere che aveva fiutato il business del settore ambientale. O almeno così sembrava tanto da nominarlo collaboratore del gruppo Mantovani spa per la costruzione e la successiva demolizione della piattaforma su cui sorgerà l’Expo 2015 di Milano: è quanto risulterebbe da un’informativa dell’Uepe, l’Ufficio esecuzione penale esterna del Ministero di Grazia e Giustizia al tribunale di Sorveglianza. Come mai un incarico di rilievo per un personaggio non certo lindo? Voltazza andava fiero di quella consulenza con il gruppo Mantovani. E lo raccontava. Ma, al di là dell’accusa di concorso in frode fiscale, una delle piste degli inquirenti è che Voltazza avesse la disponibilità di danaro per corrompere (o tentare di corrompere) uomini della Guardia di Finanza, funzionari dell’Agenzia delle Entrate e qualche magistrato. Insomma era l’uomo che avrebbe dovuto “sporcarsi” le mani per conto dei vertici del gruppo, molto agitato da mesi per essere nel mirino dell’autorità giudiziaria e fortemente preoccupato di essere informato sull’andamento dell’inchiesta che lo riguarda? Ed era davvero l’uomo con contatti importanti tanto da vantare la “protezione” di un magistrato? Aspetti non di poco conto visto che la fuga di notizie a vantaggio dei principali indagati (Baita e William Colombelli, titolare della Bmc Broker con sede a San Marino dove erano trasferiti i soldi grazie alle false fatturazioni) è frutto del lavoro di qualche “talpa”. Di sicuro erano stretti i rapporti fra il ragioniere Voltazza e Mantovani spa.

Cristina Genesin

 

Minutillo, verifiche sulla deposizione  

Dopo il lungo interrogatorio, la procura a caccia delle conferme documentali

VENEZIA – Sono stati avviati velocemente da parte dei finanzieri dei Nuclei di Polizia tributaria di Venezia e Padova gli accertamenti sulle dichiarazioni rese nel lungo interrogatorio di martedì al pubblico ministero lagunare Stefano Ancilotto da Claudia Minutillo, arrestata per associazione a delinquere e frode fiscale in qualità di amministratore delegato di «Adria Infrastrutture» ma fino al 2005 segretaria dell’ex presidente della Regione Giancarlo Galan, ora deputato, e dell’assessore Renato Chisso. Quello che ha raccontato alla presenza del suo difensore, l’avvocato padovano Carlo Augenti, e registrato parola per parola è finito in un verbale secretato. Claudia Minutillo è in possesso di informazioni che ha accumulato nella sua lunga carriera di segretaria prima e di manager poi. A cambiar mestiere sarebbe stata costretta, otto anni fa, dall’intervento della compagna dell’allora presidente Galan. Un’esclusione che allora non deve aver digerito, ma era stata sistemata bene sotto il controllo di Piergiorgio Baita poi diventato presidente della «Mantovani spa», l’asso pigliatutto delle costruzioni venete. E in questa nuova veste ha accumulato altre informazioni: stando all’ordinanza di custodia cautelare, ad esempio, sarebbe stata spesso lei a ritirare i soldi accumulati a San Marino grazie alle fatture fasulle e a riportarli in Veneto.Circa otto milioni di euro, su 10, che sarebbero stati utilizzati per formare fondi neri all’estero. E Minutillo sa a chi è finito quel denaro, se siano state pagate tangenti o meno. Naturalmente, l’indagata potrebbe essersi limitata a riferire quello che sa della fatturazione fasulla, ma le oltre sei ore d’interrogatorio fanno ritenere che non si sia limitata semplicemente a confermare quello che gli inquirenti sanno già grazie alle prove raccolte con la verifica fiscale negli uffici della Mantovani a Padova, con le intercettazioni ambientali e telefoniche e grazie ai racconti di alcuni testimoni più disponibili di altri. Adesso, comunque, ai finanzieri tocca cercare i riscontri alle affermazioni dell’indagata. Intanto il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, ha inviato in procura l’elenco delle opere pubbliche realizzate in Comune dalla Mantovani, una mossa tesa a evitare ogni sospetto.

Giorgio Cecchetti

 

Oggi intervento del governatore in consiglio    

Il presidente della giunta regionale Luca Zaia sarà questa mattina in consiglio regionale per presentare il bilancio del 2013 ma anche per affrontare la bufera giudiziaria che si sta abbattendo sui vertici dell’impresa Mantovani e che sfiora anche Veneto strade. Il governatore parlerà in aula nella tarda mattinata e poi risponderà alle sollecitazioni delle opposizioni, contrarie alla commissione di indagine interna insediata ieri mattina dalla giunta regionale sull’inchiesta che sta facendo tremare i palazzi della politica veneta.

 

Zaia mobilita gli ispettori

Anche il Mose a rischio stop  

Un nucleo di tecnici esaminerà le fatture delle società partecipate dalla Regione

L’eventuale interdizione dalla PA bloccherebbe i cantieri del colosso costruzioni

VENEZIA «Se l’impianto accusatorio fosse confermato, non basterebbe l’indignazione, l’unica soluzione sarebbe il lanciafiamme. Io ho completa fiducia nei magistrati ma sento il dovere di agire»: Luca Zaia prova a sintonizzarsi con l’opinione pubblica nauseata dagli scandali e nomina un “Nucleo ispettivo interno” incaricato di esaminare la correttezza dei conti delle società a partecipazione regionale, a cominciare da Veneto Strade e Veneto Acque, le spa coinvolte nell’inchiesta sulla frode fiscale e i fondi neri che ha condotto in cella l’amministratore delegato della Mantovani, Piergiorgio Baita. In proposito, il segretario della giunta, Mario Caramel, avverte: «La facoltà di contrattare con la pubblica amministrazione prevede requisiti di moralità, qualora l’autorità giudiziaria, come avvenuto in inchieste analoghe, applicasse un provvedimento di interdizione alla Mantovani, quest’ultima non potrebbe più essere interlocutore dell’ente Regione». Un’ipotesi – quella dell’interruzione dei rapporti – che avrebbe conseguenze pesanti, sia sul piano operativo (il colosso delle costruzioni è impegnato, ad esempio, nel completamento del Mose a Venezia) che sul fronte occupazionale. L’avvocato Caramel presiede il Nucleo costituito (con voto unanime) dall’esecutivo: gli altri “investigatori” sono i dirigenti di Palazzo Balbi Maurizio Gasparin, Daniela Palumbo, Maurizio Santone, Egidio Di Rienzo; a coordinare il pool sarà il segretario generale della programmazione Tiziano Baggio. Ma cosa dovrà accertare esattamente l’ispezione? «Ho chiesto un rapporto dettagliato sulle partecipate, con verifica documentale degli eventuali rapporti con soggetti che hanno sede all’estero, nonché sulla modalità di affidamento della fornitura di beni e servizi». Tradotto in lingua corrente: spulciare una montagna di fatture “sensibili” alla ricerca di documenti falsi. Compito oneroso – il Nucleo non dispone delle risorse e dei poteri propri della Guardia di Finanza – ma il governatore appare fiducioso: «Attendo risultati entro una decina di giorni al massimo». Si vedrà. Ulteriore zona d’ombra, i project financing, cioè il ricorso a capitali privati nelle opere pubbliche, con sospetti sulle cordate d’imprese pigliatutto… «La capacità d’indebitamento, pari a 4,3 miliardi, è stata esaurita dalle amministrazioni precedenti e ora il problema non si pone. Certo, alcuni project ereditati comportano interessi passivi fino al 12%, sono tassi assolutamente fuori mercato». C’è anche una lettera di Zaia agli uffici che invita a pubblicare sul web tutte le fatture saldate ma in tema di trasparenza l’opposizione obietta che un’indagine svolta da tecnici nominati dalla giunta non offre garanzie adeguate, perciò Pd e Idv sollecitano il consiglio a istituire una commissione “politica” d’inchiesta espressione di tutti i gruppi. «L’assemblea è sovrana, se emergerà questa esigenza sarò il primo ad aderire», conclude Zaia. Circostanza che rischia di complicare i rapporti con l’alleato Pdl: il partito di Giancarlo Galan vede la fatidica commissione come il fumo negli occhi.

Filippo Tosatto

 

L’ASSESSORE CHISSO UNICO A DIFENDERLO  

Vernizzi sul punto di lasciare: «Sono molto amareggiato»

VENEZIA – Più che amareggiato, deluso. Dopo trent’anni di carriera dentro agli uffici regionali fino alla poltrona di Segretario regionale alle infrastruture (e amministratore delegato di Veneto Strade), Silvano Vernizzi, rodigino di 59 anni, non se l’aspettava di essere lasciato completamente da solo. Ad eccezione di Renato Chisso, da sempre suo sodale, in questi giorni quasi tutti hanno dimenticato il suo numero di telefono. Qualcuno, come sempre succede in questi casi, dirà di non averlo mai conosciuto. Ingegnere, il presidente Zaia dice basta ai doppi incarichi: lei è contemporaneamente dirigente regionale delle Infrastrutture e amministratore di Veneto Strade. «È l’opinione del presidente. Faccia quel che vuole». Vi siete sentiti? «No». E con Chisso? «Con l’assessore sì, certo». Avvertiamo un filo di amarezza, nelle sue parole… «Non è esatto. Sono profondamente amareggiato». Pensava di ricevere un po’ di solidarietà? «La gratitudine non è di questo mondo, figuriamoci della politica». Sta pensando alle dimissioni? «Ancora non lo so, sto valutando cosa fare, ma non ho deciso nulla». A Palazzo Ferro Fini, nel pomeriggio, compare anche Renato Chisso, assessore ai traporti e alla mobilità. La faccia non è dei giorni migliori. Assessore, cosa pensa di questa inchiesta? «Lasciamo fare alla magistratura». Veneto Strade avrebbe pagato la Bmc di San Marino per alcune forniture di servizi. «Non ne so niente, Veneto Strade ha un suo consiglio di amministrazione. Ne fanno parte la Regione e le Province. Ho chiesto a Vernizzi e lui mi assicura che si tratta di servizi effettivamente resi. Non ho motivo di dubitarne». Perché Veneto Strade, società pubblica, partecipava a fiere di settore? «Era un problema di immagine e di presenza, il cda ha ritenuto di farlo e credo abbia fatto bene». Zaia dice basta ai doppi incarichi. «Vernizzi è l’uomo che ha fatto il Passante, quando abbiamo creato Veneto Strade abbiamo scelto il migliore. Il doppio incarico c’è per effetto di una legge regionale, approvata all’unanimità. Se qualcuno ha cambiato idea ne discuteremo». (d.f.)

 

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