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Corriere del Veneto – Mantovani, Baita si è dimesso

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

7

mar

2013

INCHIESTA MANTOVANI

nuove maxi consulenze sospette

False fatture, oltre a Bmc sotto la lente del pm altre due società «cartiere». Interrogato il patron Chiarotto. E spunta un nuovo imprenditore indagato

VENEZIA — Quarantadue incarichi (fonte Camera di Commercio) cancellati con un tratto di penna. Dopo averlo preannunciato qualche giorno fa, mercoledì è arrivata l’ufficializzazione: nel carcere di Belluno Piergiorgio Baita, il 64enne manager veneziano ha messo le firme necessarie sugli atti predisposti dai suoi legali Piero Longo e Paola Rubini per abbandonare non solo il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione di Mantovani, ma tutti gli altri ruoli a esso legati. Tanto per fare qualche esempio: presidente di Talea e Palomar (società finite nell’indagine delle false fatture), Expo 2015 e Nogara-Mare; vicepresidente di Adria Infrastrutture (idem come sopra), Autostrada Serenissima, Gra di Padova e Veneta sanitaria finanza di progetto (Ospedale di Mestre); consigliere di Veneto City e di altre due società nel mirino della procura, Consorzio Venezia Nuova e Thetis. «Ora serviranno le comunicazioni di rito per renderle operative – dice l’avvocato Rubini – la decisione è stata presa per una questione di opportunità, in modo da difendersi al meglio».

Baita, il manager che ha fatto moltiplicare in maniera esponenziale i cantieri (e i fatturati) di Mantovani, ha infatti deciso di dividere i suoi destini da quelli della società, che—secondo il pm Stefano Ancilotto e la Guardia di Finanza di Venezia e Padova —sotto la sua guida avrebbe goduto, in prima persona e tramite Adria Infrastrutture, di almeno 8 milioni di fatture false dalla sanmarinese Bmc Broker. Motivo per cui, giovedì scorso, è stato arrestato nella sua casa di Mogliano Veneto. Baita è pronto a dare battaglia, dunque, e proprio ieri è stata fissata anche la data dell’udienza del tribunale del riesame di Venezia, a cui i legali si sono rivolti per ottenere la scarcerazione: si terrà il 15 marzo, insieme a quello del manager della Bmc, William Ambrogio Colombelli, difeso dall’avvocato veneziano Renzo Fogliata. Ma proprio ieri sarebbe emerso un altro punto a suo sfavore. Le Fiamme Gialle che da una settimana sono al lavoro sull’enorme mole di documenti sequestrati nelle perquisizioni di giovedì scorso avrebbero infatti messo nel mirino altre società «sospette»: nella contabilità di Mantovani infatti spuntano all’improvviso almeno un paio di nomi di società del tutto «inedite» e con fatture di consulenza dall’importo elevato e dall’oggetto del tutto generico.

Per questo secondo gli inquirenti, che il pm ha incaricato di compiere tutte le verifiche del caso, potrebbero essere anch’esse delle «cartiere», cioè società produttrici di false fatture come Bmc. Il meccanismo era semplice: quest’ultima fatturava a Mantovani o Adria Infrastrutture servizi che in realtà non svolgeva (e che spesso erano duplicazioni di servizi svolti da altri) e dopo il pagamento erano lo stesso Colombelli o una delle sue collaboratrici a prelevare i soldi in contanti che, secondo l’accusa, sarebbero poi tornati a Baita sotto forma di fondi neri. Un nuovo spunto di indagine che si aggiunge ai filoni aperti sulla destinazione dei soldi (compresa la pista politica) e sulle «talpe» che avrebbero aggiornato Baita sulle indagini in corso. Spunti su cui elementi importanti potrebbero arrivare dagli interrogatori: dopo quello di lunedì di Claudia Minutillo, l’ad di Adria Infrastrutture, a breve dovrebbe esserci quello di Nicolò Buson, direttore finanziario di Mantovani, entrambi finiti in carcere con l’accusa di aver fatto parte dell’associazione a delinquere.

«Siamo disponibili a chiarire la nostra posizione al pm», dice l’avvocato Fulvia Fois, difensore di Buson. Ieri mattina presto il pm Ancilotto ha anche sentito rapidamente a sommarie informazioni il patron di Mantovani Romeo Chiarotto, che però ha ribadito di non aver saputo nulla di eventuali false fatture, così come il figlio Giampaolo, e che, anzi, la sua società in questa vicenda è parte lesa… E intanto dalle indagini delle Fiamme Gialle padovane spunta un nuovo indagato per false fatture, dopo il ragioniere «latitante» Mirco Voltazza. I militari hanno perquisito anche l’abitazione di Pieve d’Alpago e gli uffici di Luigi Dal Borgo, 65enne amministratore della «Non solo ambiente » di Marghera. Voltazza e Dal Borgo lavorano nello stesso stabile, in via Fratelli Bandiera a Marghera e, secondo gli inquirenti, i due sarebbero amici e soci: quest’ultimo avrebbe offerto appoggio a Voltazza nelle occasioni in cui il ragioniere – collaboratore di Mantovani per l’Expo – rientrava in Italia.

Alberto Zorzi (hanno collaborato Roberta Polese e Nicola Munaro)

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