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Per il Palais Lumière ci sono una notizia buona e una cattiva. La prima riguarda tempi e procedure per le bonifiche dei terreni sui quali dovrebbe sorgere il palazzo da 255 metri di altezza. Quell’area tra il cavalcavia di Mestre e via delle Macchine di Marghera è fuori del perimetro Sin, il Sito di interesse nazionale. La nuova perimetrazione approvata l’altro ieri dalla Conferenza dei servizi al ministero dell’Ambiente ha ridotto moltissimo i confini del sito, escludendo centinaia di ettari della laguna, aree urbane, commerciali e agricole e riducendo il perimetro alla sola zona industriale di Marghera, anzi a buona parte di essa, visto che pure gli oltre 20 ettari che interessano a Pierre Cardin sono fuori. Questo significa che le procedure per la bonifica di quei terreni saranno ancora più semplici di quelle, già semplificate, previste dall’accordo del 16 aprile scorso col ministro Clini; e i tempi ancora più veloci.
Una buona notizia, dunque, a patto che la torre venga effettivamente costruita. La parte cattiva, infatti, riguarda il vincolo paesaggistico sull’area. Su questo punto, contrariamente a quanto ha dichiarato ieri il responsabile del progetto Rodrigo Basilicati, non ci sono novità e, in questo caso, non significa che sia buona cosa.
Basilicati continua a sostenere che si confonde il vincolo ambientale e idraulico con quello paesaggistico e ricorda sempre che due anni fa il gruppo Pierre Cardin interpellò la Soprintendenza la quale rispose che non è questione di sua competenza.

«La cosa non è affatto risolta – ribatte invece Franco Miracco, consigliere del ministro per i Beni e le Attività culturali -. Il 26 novembre scorso il Ministero ha risposto alla sollecitazione del soprintendente Veneto, Ugo Soragni, e questi a sua volta ha scritto al Comune di Venezia segnalando l’esistenza di un vincolo paesaggistico. E, chiaramente, non si tratta di tutelare il paesaggio di Porto Marghera, come ironizza anche il Comune, ma quello di Venezia e ciò si vede dalla città storica».

Il Codice dei beni culturali, che nel 2004 ha integrato e modificato la legge Galasso del 1985, obbliga a porre vincoli sugli edifici che sorgono a 150 metri dalle sponde dei fiumi o torrenti, almeno fino a che la Regione non avrà approvato il Piano paesaggistico che è in corso di elaborazione. Vista così la cosa, la torre di Cardin rischia di dover aspettare anni prima di essere costruita.
«C’è anche una evidente responsabilità delle istituzioni locali che hanno praticamente ignorato il parere del Ministero, oltre a quella del gruppo Cardin il quale deve capire che il progetto va presentato ufficialmente anche a Roma. Il percorso, dunque, rimane assolutamente accidentato, tanto più di fronte agli ultimi risultati elettorali che non premiano certamente il centrosinistra che governa a Venezia».

 

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