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In municipio la relazione tecnica degli uffici per la Valutazione ambientale

Nel mirino rumori, traffico dei camion, inquinamento e possibili danni alla pesca

Dubbi e certezze sull’investimento da due miliardi e mezzo

Terminale off shore sotto i riflettori dell’Impatto ambientale. Mentre infuria la polemica sulle grandi opere e gli incarichi alla Mantovani, l’impresa padovana il cui amministratore delegato Piergiorgio Baita è stato arrestato con l’accusa di fatture false, in Comune parte la procedura per l’esame del grande progetto di porto d’altura. Proposta non ancora approvata, ma già finanziata dal Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica. Che secondo i suoi proponenti – l’Autorità portuale e la Regione e il Magistrato alle Acque – dovrebbe essere realizzata con fondi privati – della Mantovani – e soldi pubblici della Legge Speciale per le dighe di protezione e il terminale petrolifero, previsto dalla Legge del 1973 e mai realizzato. Nel frattempo è cambiato il mondo, e il traffico petrolifero segna il passo. Ma il nuovo terminale, 8 miglia al largo delle coste chioggiotte, dovrebbe ora ospitare secondo i progetti del Porto i grandi portacontainer oceanici. Ecco allora il progetto di «Terminal plurimodale off shore». Sono quattro progetti insieme (il terminal petrolifero e il terminal dei container in mare, la diga di protezione di 4 chilometri, il nuovo parcheggio per i container in area ex Syndial a Marghera. Che adesso dovranno andare all’esame della commissione di Impatto ambientale Via nazionale. Ieri in commissione a Ca’ Loredan sono state presentate le Osservazioni degli uffici tecnici del Comune (assessorato Ambiente). Una relazione tecnico istruttoria coordinata dal dirigente dell’Ambiente Andrea Costantini, distribuita ieri ai consiglieri comunali. Il rapporto prende in esame i vari impatti delle strutture che dovrebbero sorgere in mare, ma anche i riflessi sul traffico automobilistico (camion) e ferroviario per l’allestimento di un nuovo terminal container a terra. Nella struttura da costruire al largo, in mare aperto (dove il fondale è di 22 metri), è prevista una diga di 4 chilometri per proteggere le navi e i moli dal vento e dalle onde. Il terminal dei petroli con le banchine di duemila metri quadrati capaci di ospitare contemporaneamente 3 superpetroliere più un piazzale di 60 metri per 60. Il greggio sarebbe portato a terra con un oleodotto di 27 chilometri, 15 in mare e i restanti 12 in laguna. Poi il terminal commerciale, con i contenitori che sarebbero trasbordati su navi più piccole inviati a Marghera. Numerose le criticità segnalate dai tecnici dell’Ambiente, che chiedono adesso «maggiori approfondimenti progettuali». Prima di tutto gli impatti sulla pesca, settore già in crisi e sulla qualità delle acque. Durante i lavori è previsto di realizzare anche una grande isola artificiale di fronte a Malamocco. Da valutare gli impatti sul traffico stradale e ferroviario (Bivi), i rumori, l’inquinamento luminoso, il possibile danneggiamento di habitat particolari e pregiati come le Tegnue, distanti in linea d’aria meno di un paio di chilometri dal nuovo terminal. Secondo i proponenti gli impatti saranno «trascurabili», anche se uno studio commissionato all’Università di Padova parla di «maggiori criticità» per la nuova mole di trasporti nell’area intorno a Mestre e Marghera. Dibattito ancora all’inizio. «Occorre verificare bene gli impatti sull’ambiente di questa opera», dice il consigliere di «In Comune» beppe Caccia. Nella relazione depositata ieri si propone anche di valutare l’opportunità di utilizzare il futuro terminal per altri usi, a cominciare dalla croceristica.

Alberto Vitucci

 

GRANDI OPERE» RIFLETTORI PUNTATI SUL TERMINAL PORTUALE

Una grande opera da due miliardi e mezzo di euro. Il terminal off shore è la priorità inserita nel Piano triennale dell’Autorità portuale. Porto d’altura unica soluzione, secondo il presidente del Porto Paolo Costa, capace di contrastare la crisi internazionale e rilanciare alla grande lo scalo veneziano. «In questo modo potremo intercettare traffici altrimenti destinati al Tirreno e ad altri porti», dice Costa. Idea sostenuta anche da Magistrato alle Acque, Regione e Comune. Ma non mancano i dubbi: quali saranno i costi della rottura di carico, cioè del trasbordo dei container in mare aperto su chiatte che li porteranno a Marghera? Quali gli impatti ambientali? Domande a cui adesso dovrà dare risposta lo studio sugli effetti dell’opera su mare e laguna, con la Valutazione di Impatto ambientale. L’iter è appena cominciato.(a.v.)

 

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