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L’ex segretaria di Galan: lettere del faccendiere per ottenere la cessione della “cartiera”

Primo giorno agli arresti domiciliari trascorso consultando gli atti del procedimento

MESTRE – La prima telefonata di Claudia Minutillo, venerdì sera appena uscita dal carcere della Giudecca, è stata per l’avvocato padovano Carlo Augenti, suo legale da quando il suo ex compagno l’aveva minacciata perché lei convincesse Piergiorgio Baita ad acquistare la società “cartiera” usata per creare fondi neri a favore della Mantovani. Il primo abbraccio della donna è stato al suo compagno che l’ha attesa fuori dal carcere. Claudia Minutillo, il primo giorno agli arresti domiciliari. L’ex segretaria di Giancarlo Galan, quando era presidente della Regione e arrestata nell’inchiesta “Chalet” che ha portato in carcere anche il presidente della “Mantovani” Piergiorgio Baita, ha scelto come domicilio un’abitazione del compagno. Questi è l’unica persona che potrà incontrare e con cui potrà parlare. «Al telefono mi ha ringraziato. Non credeva più di uscire ed era molto provata. Del resto non mangiava e non dormiva più da una settimana. Era già calata tre chili e mezzo e per una persona che pesa poco più di cinquanta chili sono tantissimi», racconta l’avvocato Carlo Augenti. Il legale padovano assiste Claudia Minutillo da tre anni, da quando la donna ha interrotto la relazione con il faccendiere Wiliam Colombelli, il titolare della “BMC Broker”, la società cartiera accusata di aver fatto fatture false con le quali la Mantovani e un’altra ventina di società hanno creato fondi neri. Una relazione, quella tra Colombelli e la Minutillo, terminata a dir poco in maniera burrascosa. Infatti l’uomo oltre a sequestrare in casa l’ex compagna e più volte l’ha minacciata, con lettere pesanti, per indurla a convincere Piergiorgio Baita ad acquistare la “cartiera” delle fatture false per 3 milioni di euro. Ieri la prima visita del legale alla donna. «L’ho trovata decisamente meglio rispetto all’interrogatorio di lunedì. L’ho vista più serena e già pensa su come deve organizzarsi la vita mentre rimane agli arresti domiciliari. Le ho spiegato che la durata di questo periodo non sarà breve. Prima di chiedere una misura cautelare, diversa da quanto disposto dal giudice, bisogna attendere le verifiche della Procura». La prossima importante tappa dell’inchiesta sarà l’udienza davanti al Tribunale del Riesame, alla quale si è rivolto il difensore di Baita, Paola Rubini, che ha chiesto di spostare a Padova il procedimento. Udienza in programma per venerdì prossimo. È evidente che l’interrogatorio di Claudia Minutillo è stato ritenuto molto positivo da parte della Procura, se nel giro di pochi giorni è arrivato il parere favorevole del pm Stefano Ancillotto titolare delle indagini, affinché l’imputata venga messa agli arresti domiciliari. Del resto ha parlato per sei ore. E non ha solo ammesso le proprie colpe su quanto già avevano ampiamente dimostrato, con prove, gli investigatori del Gico della Guardia di Finanza di Mestre. Ed è certo che in molti temono cosa possa aver raccontato Claudia Minutillo. E quell’interrogatorio da parte del pm Ancillotto, ha fatto perdere il sonno a qualcuno. «La signora Minutillo ha voluto copia dei dischetti che contengono gli elementi raccolti a suo carico dalla Guardia di finanza. Ha già letto la gran parte dei giornali che hanno parlato della vicenda ed è rimasta molto seccata dai toni della lettera che ha scritto ai quotidiani Mirco Voltazza (altro indagato nella vicenda e latitante in seguito ad una condanna, per altri reati, passata in giudicato), che promette di rientrare in Italia e sistemare lui le cose», conclude l’avvocato Augenti.

Carlo Mion

 

Una confessione chiave di sei ore

Il pm cerca riscontri dopo la deposizione della manager di Adria Infrastrutture

VENEZIA – Mentre la Guardia di finanza di Venezia e Padova prosegue l’analisi della documentazione sequestrata negli uffici e nelle case non solo dei quattro arrestati, ma anche di una decina di imprenditori dei quali ancora nessuno è indagato, il pubblico ministero lagunare Stefano Ancilotto ha avviato i riscontri sulle dichiarazioni rese da Claudia Minutillo, l’ex segretaria dell’allora governatore del Veneto Giancarlo Galan trasformatasi in manager sotto l’ala protettrice di Piergiorgio Baita e della «Mantovani spa». Lunedì scorso, la donna ha risposto per ore alle domande del rappresentante della Procura e ha fornito informazioni che non riguardano solamente la vicenda dei dieci milioni di fatture false della «Bmc Broker» di San Marino. Grazie alla sua collaborazione ha ottenuto gli arresti domiciliari ed è uscita dal carcere femminile della Giudecca giovedì scorso. Gli altri tre, invece, sono ancora in carcere: Baita in quello di Belluno, William Colombelli a Genova e Nicolò Buson a Treviso. I primi due sperano nel Tribunale del riesame presieduto dal giudice Angelo Risi, che venerdì 15 affronterà i ricorsi presentati dai loro difensori, gli avvocati Paola Rubini, Piero Longo e Renzo Fogliata. Puntano almeno ad ottenere gli arresti domiciliari, una scelta che non metterebbe in discussione l’impianto accusatorio, ma che permetterebbe ai due di tornare a casa e lasciare la cella dove sono ormai da dieci giorni. I difensori di Baita puntano anche alla dichiarazione di incompetenza territoriale da parte dell’autorità giudiziaria veneziana: stando a loro, tocca a quella di Padova portare avanti le indagini, visto che la sede amministrativa della «Mantovani spa», dove è avvenuta la verifica fiscale dello scorso anno, si trova nella città del Santo. I quattro devono rispondere di associazione a delinquere, il reato più grave, e di frode fiscale. Baita in qualità di presidente della Mantovani e Minutillo di amministratore delegato di «Adria Infrastrutture» avrebbero utilizzato fatture fasulle per dieci milioni di euro emesse dalla «Bmc Broker» di San Marino di cui è presidente William Colombelli. Mentre Buson rimasto implicato in qualità di responsabile amministrativo della «Mantovani» è accusato di aver predisposto i pagamenti per le fatture fasulle, grazie alle quali l’impresa veneziana avrebbe accumulato «fondi neri» per circa 8 milioni (i due che mancano li avrebbe intascati Colombelli).

 

Era seduto su 43 poltrone tutti gli incarichi di Baita

Il numero 1 della Mantovani nei cda di una galassia di società pubbliche e private

La Guardia di finanza sta passando al setaccio la contabilità di tutte le aziende

PADOVA – L’attività professionale dell’ingegnere Piergiorgio Baita è un ginepraio di incarichi declinati in decine di società diverse. Tutte, inevitabilmente legate agli appalti milionari, spesso in project financing per la realizzazione di opere pubbliche. Secondo i dati della Camera di commercio di Padova, l’ormai ex presidente della Mantovani Costruzioni Spa, compare almeno in 43 società diverse, altri dieci incarichi sono cessati in tempi più o meno recenti. In questi giorni, poi, i legali dell’ingegnere stanno revocando tutte le sue posizioni: scelta attuata, così hanno spiegato i suoi avvocati, per proseguire più liberamente la sua battaglia per dimostrare la sua innocenza rispetto alle accuse di frode fiscale. In provincia di Padova le società in cui Baita compare sono 13: risulta presidente del consiglio di amministrazione di Consortile Venezia Lavori, S.P.V. Società Consortile, Consorzio Lepanto, Consorzio Litorali Venezia, Talea e Talea 2, Fama, Consorzio C.D.P., S.I.N. Est, Consortile per l’Expo 2015. È consigliere e membro del comitato esecutivo di Veneto City, consigliere delegato di Mose-Treporti e presidente del consiglio direttivo di Serenissima Consorzio Stabile. Ben 22 le poltrone di Baita in laguna: le società veneziane in cui presiede il consiglio di amministrazione sono Palomar, Mantovani, Nuova Romea Spa, Mose-Treporti, S.I.F.A Società consortile, Consorzio V.D.M.– Vie del Mare, Alfa Società consortile, Consorzio Nog.Ma, Arsenale Nuovo, Consorzio Veneti Nuova Romea e La Strada del Mare. È vice presidente di Società delle Autostrade Serenissima, Veneta Sanitaria Finanza di Progetto, Gra di Padova, Adria Infrastrutture, di cui è presidente Claudia Minutillo, e di Venice Ro-Port Mos. Baita è poi consigliere del Consorzio Venezia Nuova, (che sta realizzando il Mose) della società Alles presieduta da Claudia Minutillo, consigliere delegato di Costruzioni Mose Arsenale, consigliere di Intecno Società Consortile. Per la Costruzioni Arsenale Nuovo di Venezia è amministratore delegato, per il Consorzio Si.Tre è presidente del consiglio direttivo e consigliere per la Intecno, di cui è presidente Claudia Minutillo. Le altre società nel cui organigramma di management compare il nome di Piergiorgio Baita sono La Giubileo Messidoro Società consortile di Argenta (Fe), I.L.I.A Or-Me di Genova, La Quado di MilanoMazara Società consortile di Mazara (Tp), Summano Sanità a Vicenza. Tre le società veronesi: la Confederazione Autostrade, Consorzio Pedemontana Veneta, Autostrada Nogara Mare Adriatico. Le dieci società cessate da Baita prima che scoppiasse la bufera sulle false fatture e la frode fiscale in combutta con Claudia Minutillo, Nicolò Buson e William Colombelli, sono Laguna Dragaggi Spa di Ravenna e Campagna Lupia (Ve), Nuova Domina e T.S.I di Sesto San Giovanni (Mi), Metroveneta Città e Gra di Padova, Nuova Romea a Venezia. Tutte le società in cui Baita risulta coinvolto sono nel mirino della Guardia di finanza: alcune sono state già perquisite, altre lo saranno. Così come al vaglio degli uomini dei nuclei di polizia tributaria di Padova e Venezia sono le società sospettate di aver prodotto fatture false, oltre alla Bmc Broker di San Marino di William Colombelli. Si tratta di società che hanno pagato fatture risultate false, ma anche loro stesse promotrici di falsi documenti, ingrossando le fila delle società “cartiere” sul modello della Bmc. Le Fiamme gialle sono in azione a Roma, Bologna, Mestre, Padova, Casalecchio sul Reno. Ventitré le sedi perquisite sinora, ma ce ne sarebbero almeno una settantina in elenco. Sono stati raccolti centinaia di faldoni pieni di documenti: perlopiù dimostrerebbero l’esistenza di fatture false, create per pagare lavori in realtà già svolti da altri. Lo stesso meccanismo della Bmc Broker. Secondo gli investigatori Baita & soci creavano così fondi neri. Ora si tratta di capirne la destinazione. Oltre alle banche di San Marino sono state trovate tracce di trasferimenti in paradisi fiscali come Panama.

Elena Livieri

 

I GRILLINI E LA COMMISSIONE D’INCHIESTA REGIONALE

«Zaia deve coinvolgere anche il M5S»

PADOVA – Finanza di progetto nel mirino del Movimento 5 Stelle, ma non solo. Gli eletti nelle liste di Grillo ieri hanno dedicato al tema una conferenza stampa a Padova dove si è parlato anche del caso Baita e dell’inchiesta avviata dalla procura di Venezia. Dopo aver ricordato che a dicembre, cioè «in tempi non sospetti» il movimento di Grillo aveva inviato una lettera al governatore Luca Zaia chiedendo di approfondire le scelte fatte in tema di partnerariato pubblico-privato, il neosenatore Enrico Cappelletti ha commentato l’operato della commissione di inchiesta avviata dalla regione Veneto. «È un fatto positivo che vogliano entrare in commissione per verificare quello che non hanno verificato fino ad ora. Per fortuna è maturato un accordo bipartisan, inizialmente si era pensato a una composizione politica di maggioranza , poi si sono state coinvolte le opposizioni. Noi proponiamo un’ulteriore integrazione con altre personalità. E vogliamo trasparenza, con tutti i documenti sulla finanza di progetto on-line, anche con i piani economici finanziari e le convenzioni già sottoscritte. Se non c’è nulla da nascondere bene, d’altra parte Zaia ha detto che la Regione sarà un palazzo di cristallo. E anche il M5S deve poter verificare cos’ha fatto la Mantovani in Veneto». (v.v.)

 

Venerdì sostituito il presidente arrestato

la famiglia chiarotto in azione

Romeo Chiarotto non ha intenzione di perdere tempo. Il patron della Mantovani Costruzioni Spa, tramite Serennisima Holding, ha annunciato per venerdì prossimo, 15 marzo, il rinnovo del consiglio di amministrazione. Passaggio necessario dopo le dimissioni dalla presidenza di Piergiorgio Baita. Quest’ultimo detiene il 5% della società di costruzioni, (il restante 95% è della famiglia Chiarotto), anche se la Guardia di finanza di Venezia e Padova che conduce le indagini sta per sequestrare le quote detenute dall’ingegnere arrestato. Prima dello scoppio del terremoto giudiziario quel 5% della Mantovani valeva almeno 20 milioni di euro sul mercato, dal momento che, nonostante il capitale dell’azienda sia di 50 milioni, il volume di affari è di almeno 450. La Finanza conta di garantire con quel patrimonio, che va per altro ad aggiungersi ai conti correnti e agli appartamenti già posti sotto sequestro preventivo, gli eventuali danni che Baita sarà chiamato a risarcire nel momento in cui la sua vicenda giudiziaria si concluda con una condanna. Del resto la famiglia Chiarotto ha già dato mandato ai suoi legali per avviare, qualora se ne ravvisassero gli estremi, un’azione di responsabilità. Venerdì, intanto, verrà nominato il nuovo cda della Mantovani: in pole position per la presidenza c’è il figlio di Romeo Chiarotto, Giampaolo, già nel cda insieme a Piergiorgio Baita e Paolo Dalla Via. (e.l.)

 

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