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COMUNE – Maratona in Consiglio a Ca’ Farsetti e proteste per il progetto proposto da Edizione Property

Respinti quasi tutti gli emendamenti che miravano a cambiare la convenzione. Pd compatto al voto

Solo due voti di scarto (astenuto Lastrucci, non votante Capogrosso, assenti ma in aula Centenaro e Molina) con Bonzio (Fds) contro la maggioranza hanno portato alla bocciatura della mozione Funari che avrebbe riportato in commissione la discussione sul Fontego dei Tedeschi. Una soluzione chiesta a furor di popolo con lo scopo di modificare in senso più vantaggioso per la città alcune clausole della convenzione con la proprietà dell’immobile. Ma soprattutto perché è cambiato il soggetto proprietario: da Edizione Holding Spa, acquirente dell’immobile ed Edizione Srl, attuale interlocutore del Comune. Entrambe le società fanno comunque capo saldamente alla famiglia Benetton.
È in quel momento che a Ca’ Farsetti è scoppiata la protesta dei comitati di cittadini contrari all’operazione. Un centinaio di persone, in maggior parte attivisti del Movimento Cinque stelle, ma anche No grandi Navi, Italia Nostra, 40 x Venezia e Venessia.com, che hanno espresso il loro pensiero spiegando un enorme striscione “Stop furbanistica” e scadendo slogan tipo “Tutti a casa!”, “Basta furti alla città” e “Venezia non si vende”.
La maggioranza (con Pd, Udc, Psi, Idv) si è compattata con l’intenzione di seguire le indicazioni dell’amministrazione bocciando 39 subemendamenti agli emendamenti di giunta e sei emendamenti alla delibera su sette. È passato quello del capogruppo del Pd, Claudio Borghello.
Di qui le accuse di “tenere il bordone” di Renzo Scarpa (Misto), il quale è arrivato a dire che “il voto del Consiglio comunale è stato venduto a Benetton”.
«Sono disgustata – ha detto Marta Locatelli (Pdl) – abbiamo modificato più volte un testo in commissione e ora scopriamo che non serve a niente».
Lamentele a parte, la maggioranza ha comunque tenuto e la riunione è proseguita fino a tarda serata.
L’assessore all’Urbanistica, Ezio Micelli, ha ribadito la correttezza delle stime effettuate e contestate dall’opposizione e dai movimenti e soprattutto il fatto – ribadito più volte anche dal sindaco – che non è possibile modificare in modo sostanziale un documento già frutto di una dura contrattazione.
«Il prezzo stimato di 9mila euro – ha detto – eccede largamente il valore di qualsiasi altra transazione recente in centro storico per palazzi analoghi. Ca’ Corner, palazzo pregiatissimo, è stata venduta a 7mila 500 euro per metro quadrato. L’accordo può essere perfezionato, non stravolto».
Poi è intervenuto il sindaco, Giorgio Orsoni: «L’accordo è stato fatto per avviare la procedura e per fare in modo che la proprietà fosse vincolata e che non potesse tirarsi indietro. Non c’è nulla per cui il Consiglio non si debba sentire libero di decidere».
I critici non hanno creduto a questa impostazione e, escludendo la malafede, hanno sottolineato la carenza di contrattazione sia degli standard spettanti al Comune che della contropartita per il cambio di destinazione: «Se mandavano gli abusivi del Tronchetto – ha detto Giusto (Lega) – portavano sicuramente un risultato migliore».
Centenaro (Pdl) ha sollevato la questione dell’esistenza di un vincolo pubblico “serio” sull’area al pianterreno, mentre Caccia (In Comune) ha ricordato come fu nel 2003 lo stesso Orsoni (allora assessore) ad avviare la procedura di esproprio del Fontego, dopo che le Poste avevano respinto la proposta d’acquisto del Comune per una quarantina di milioni: «La procedura fu lasciata cadere dalla giunta Cacciari – ha concluso Caccia – che non provò neppure ad esercitare la prelazione».
IN AULA – Sit in improvvisato: «La città riceverà una miseria»

Mentre i consiglieri si confrontavano per superare l’impasse dei pareri negativi di giunta agli emendamenti, tra i manifestanti è nato un sit-in improvvisato nel quale chi aveva qualcosa da dire sull’argomento è stato ascoltato. Molto spazio ha avuto Cristiano Gasparetto (Italia Nostra), che ha ripetuto quanto già detto sabato e che è stato ribadito anche da Stefano Boato: i 6 milioni di contropartita per la rimozione dello standard pubblico sono un quinto di quanto spetterebbe al Comune. Numeri, dati e circostanze sono stati condivisi creando forse un nuovo legame tra gli attivisti veneziani.

 

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