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LA POLEMICA – Il critico d’arte risponde alle accuse del sindaco contro i tanti “no” in città

«Se la Soprintendenza ha deciso di intervenire sulla questione del Palais Lumiere a Marghera ha fatto bene. E lo ha fatto ancor di più se, come è stato spiegato in più occasioni, il palazzo dovesse andare a ledere e a danneggiare lo skyline della laguna. La Soprintendenza ha il diritto/dovere di intervenire».

Chi lo dice è Salvatore Settis, critico e storico dell’arte, noto per le sue posizioni di battaglia, anche su Venezia. Pur non volendo entrare nel merito delle dichiarazioni rilasciate al Gazzettino dal sindaco Giorgio Orsoni che domenica aveva contestato il “fondamentalismo e la paralisi” che blocca la città, sottolineando “lacci e lacciuoli” della pubblica amministrazione, Settis prende posizione anche a partire dalla vicenda delicata e turbolenta della delibera su Fontego dei Tedeschi:

«Basta con questa retorica dei “lacci e lacciuoli”, metafora costruita dall’ex governatore della Banca d’Italia, lo scomparso Guido Carli -dice – e poi ripetuta ossessivamente dai fautori di un neoliberismo o iperliberismo sfrenato. Lo dice bene Ugo Mattei nel libro “Contro riforme” pubblicato in questi mesi. A forza di dire che “dobbiamo liberarci di lacci e lacciuoli” abbiamo man mano smantellato il mondo della scuola; quello della sanità e finanche quello della pubblica amministrazione. Per questo, credo, dobbiamo dire basta ad una retorica vecchia come il cucco».

Settis torna poi al “caso veneziano”. E in particolare sul caso del Fontego:

«Lo dico e lo ripeto – riflette – Non sono contrario alla trasformazione dell’edificio in un centro commerciale affinchè possa ritornare alla sua antica destinazione, ma mi dà fastidio che alla fine si sia giunti ad un accordo che porterà “solo” sei milioni nelle casse del Comune. Mi chiedo: perchè questa corsia preferenziale per il gruppo Benetton e non per gli altri cittadini di Venezia? E poi mi dà fastidio che, anche di fronte a tutti gli emendamenti al progetto, si sia comunque pensato di stravolgere il carattere storico-architettonico dell’edificio, anche con delle scale mobili».

Infine una battuta sul presunto “accanimento terapeutico” su Venezia da parte di enti e personalità dell’intellighenzia nazionale e internazionale.

«Il sindaco Orsoni – conclude Settis – sa perfettamente il valore della sua città. E sa bene che le scelte che vengono fatte devono essere consone ad un tessuto urbano straordinario. Ma Venezia, proprio perchè è patrimonio dell’umanità, va difesa e tutelata. Così come il sindaco sa che governare una città come Venezia è un privilegio importante».

Paolo Navarro Dina

 

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