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Il dibattito in Consiglio è durato fino a tarda ora. In discussione una raffica di emendamenti I comitati improvvisano un’assemblea nella sala di Ca’ Loredan in una pausa dei lavori

La battaglia per il Fontego finisce a tarda sera, con voti sugli emendamenti a colpi di maggioranza e le proteste di opposizioni, consiglieri «dissidenti» e comitati, che hanno organizzato durante la sospensione dei lavori una vera «assemblea» nell’aula di Ca’ Loredan. Convenzione votata tra il Comune – con la Variante e il cambio d’uso che dà il via libera ai lavori di restauro – e Edizione property, la finanziaria del gruppo Benetton per trasformare lo storico Fondaco dei tedeschi in un moderno centro commerciale. Respinti quasi tutti gli emendamenti che proponevano una maggiore apertura pubblica del palazzo e l’aumento del corrispettivo (sei milioni) spettante al Comune per il cambio di destinazione d’uso.

Polemica a tratti molto dura sul valore dell’edificio acquistato cinque anni fa da Benetton per 60 milioni di euro. E sul rapporto «pubblico-privato». Convenzione che penalizza il Comune, secondo i dissidenti. «Valorizzazione di un bene oggi degradato e chiuso al pubblico», secondo la giunta e i partiti di di maggioranza, Pd, Idv, In Comune.

Il sindaco Giorgio Orsoni nella sua replica ha spiegato il perché si sia giunti a questo punto. La convenzione firmata dal sindaco con Benetton, due anni fa, è stata definita «un atto che rende questo Consiglio più libero di decidere perché garantisce il rispetto di alcuni obblighi per il privato. «Ci sono dei dati di fatto», ha detto il sindaco, «che chiunque non abbia pregiudizi non può non vedere. Il primo è che questo palazzo è di proprietà privata e che la precedente amministrazione ha deciso di non esercitare il diritto di prelazione». «A quel punto», ha detto ancora il sindaco, «a noi non restava che cercare di ottenere i maggiori vantaggi possibili per la collettività. Così abbiamo fatto, ottenendo la disponibilità pubblica del cortile, con dieci giorni dedicati a spettacoli esclusivi del Comune, l’uso dello spazio all’ultimo piano. E sei milioni di euro, che ci sembrano congrui. Anche perché non è scontato che si possa recuperare utilità pubblica sulla proprietà privata». Anche dal punto di vista del progetto, Orsoni ha ricordato che l’ipotesi originaria è stata modificata. Con lo stralcio delle scale mobili colorate nel cortile e e della grande terrazza.

Dibattito proseguito fino a tarda ora, con la discussione di decine emendamenti. Bocciata per soli tre voti la proposta avanzata dal consigliere del Gruppo Misto Nicola Funari di rinviare tutto in commissione, vista la «non adeguata valutazione effettuata dagli uffici». Ma per tre voti la proposta non è passata. Non hanno votato tra l’altro anche consiglieri critici con la delibera, come Jacopo Molina, Saverio Centenaro, Valerio Lastrucci.

Durissimi gli interventi delle opposizioni. Renato Boraso, Cesare Campa, Marta Locatelli (Pdl), Giovanni Giusto (Lega). Jacopo Molina (Pd) hanno accusato la giunta di aver già deciso, nel momento in cui il sindaco aveva firmato la convenzione con Benetton, due anni fa. Renzo Scarpa (Misto) ha accusato di illegittimità gli atti in approvazione. Stessa linea per Gianluigi Placella (Cinquestelle), applauditissimo dall’aula. Favorevoli al restauro i consiglieri Pd Borghello e Pagan, Beppe Caccia (In Comune), Giacomo Guzzo (Italia dei Valori) che ha invitato a tener presente il beneficio economico dei 400 posti di lavoro. Attacchi alla giunta e alla «necessità di far cassa». L’assessore Ezio Micelli ha replicato difendendo la bontà dell’accordo, che «precisa gli elementi dell’intesa sulla base del progetto definitvo approvato dalla Soprintendenza».

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La polemica sulla stima dell’immobile

Ca’ Farsetti non ha mai fatto una valutazione. I comitati puntano l’indice contro la giunta

Quella stima che non c’è. Il Comune non ha mai redatto una stima ufficiale e certificata del valore del Fontego dei Tedeschi e dell’incremento derivante dal cambio di destinazione d’uso commerciale – è la tesi di chi contesta la convenzione stipulata dal sindaco con il gruppo Benetton – e la valutazione è stata fatta al ribasso. La valutazione richiesta all’Agenzia del Territorio stimava nel 2011 un immobile nella zona di San Marco come il Fontego tra gli 8 e i 20 mila euro al metro e il Comune non ha fatto una media, ma ha applicato il valore minimo, 8 mila euro, poi aumentato a 9 mila. La nota prodotta al tempo della trattativa dalla Direzione Patrimonio del Comune per l’assessore ai Lavori Pubblici Alessandro Maggioni, recitava testualmente: «Preme sottolineare che non sono state prodotte valutazioni di stima, ma solo ipotesi di lavoro propedeutiche ad una trattativa con la controparte». Ma quelle «ipotesi di lavoro», mai protocollate, sono poi diventate la stima finale, su cui è stato calcolato anche il beneficio pubblico per il Comune. Il ricalcolo fatto dal vicepresidente di Italia Nostra Cristiano Gasparetto e esposto anche ieri in Consiglio comunale, partendo da una valutazione del Fontego di 14 mila euro al metro quadrato – la media tra il minimo di 8 mila euro e il massimo di 20 mila stimato dall’Agenzia del Territorio – dà esiti clamorosi. Con la variazione della destinazione da pubblica a commerciale, l’incremento di valore sarebbe di poco meno di 7 mila euro al metro quadro e il valore complessivo salirebbe dai circa 60 milioni di euro dell’acquisto a oltre 124 milioni di euro. Cioè – sulla base di una ripartizione tra pubblico e privato del 60 e del 40 per cento del beneficio pubblico – al Comune andrebbero appunto circa 38 milioni e mezzo di euro, che scenderebbero a 24 e mezzo pur «scontando» 15 milioni di euro di lavori di Benetton, già calcolati nella stima da Ca’ Farsetti.

In più, ci sarebbero gli standard urbanistici, che il Comune ha in pratica “regalato” a Edizione, comprendendoli nei 6 milioni di euro di indennizzo complessivo. Secondo i calcoli di Italia Nostra e opposizioni, oltre 9200 metri quadri di superficie commerciale del Fontego, andrebbero bilanciati con circa 7400 metri quadri di aree a standard pubblico. Per questo il piano terra e il primo piano del Fontego dovrebbero restare pubblici (per farci magari un centro culturale e un asilo nido).

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«La partita non è finita qui ci rivediamo in tribunale»

La battaglia delle associazioni si sposta in Procura e alla Corte dei conti Gasparetto: «Sarà opportuno verificare i nominativi di chi ha votato a favore»

La partita per la rete delle associazioni – da Italia Nostra, al Comitato No Grandi Navi, al Coordinamento delle associazioni ambientaliste del Lido, ai 40 x Venezia – e di partiti di opposizione come il Movimento Cinque Stelle e lo stesso Gruppo Misto non si è chiusa con il voto del Consiglio comunale di ieri, che ha dato il via libera alla convenzione che permetterà al gruppo Benetton la realizzazione del nuovo grande magazzino “targato” La Rinascente al Fontego dei Tedeschi. Ma si sposta, probabilmente su altri tavoli: quelli della Corte dei Conti e della Procura della Repubblica, con la presentazione di esposti sulla vicenda, per il possibile danno erariale ai conti del Comune. Lo ha fatto capire con chiarezza, nel suo intervento riassuntivo della protesta nell’aula di Ca’ Farsetti, il vicepresidente della sezione veneziana di Italia Nostra, l’architetto Cristiano Gasparetto, quando al termine della sua opposizione ha sottolineato: «Sarà opportuno verificare i nominativi dei consiglieri che voteranno a favore di questa convenzione, perché si assumono una responsabilità anche personale molto grave». Per Italia Nostra, come per molte delle forse di opposizione e dei consiglieri contrari al via libera alla convenzione Benetton, il beneficio pubblico – stime alla mano, partendo proprio dalle valutazioni fatte su quell’area di San Marco dall’Agenzia del Territorio e acquisite dalla Giunta al tempo della valutazione – sarebbe poco meno di 30 milioni e non di 6, come invece ottenuto dal Comune nella convenzione stipulata dal sindaco e che aveva incorporato anche il sì preventivo del Consiglio comunale. E se La Giunta tiene fede alla sua linea sulla congruità dei 6 milioni di euro concordati, anche consiglieri di opposizione non contrari alla delibera, come Renato Boraso, per l’area del centrodestra, ha sottolineato come il sindaco non avrebbe dovuto sottoscrivere con il gruppo Benetton una convenzione, ma un protocollo d’intesa, lasciando poi al voto del Consiglio comunale la sua trasformazione in convenzione vera e propria. Ma secondo i contrari – come Renzo Scarpa del Gruppo Misto – la Giunta avrebbe “forzato” lo stesso parere degli uffici, ad esempio nel conteggiare, con uno “sconto” di 15 milioni di euro dal beneficio pubblico, il costo dei lavori del gruppo Benetton nel trasformare il Fontego dei Tedeschi in centro commerciale. È generale invece – e anche ieri diversi interventi lo hanno messo in evidenza -che la «sindrome da chiusura del bilancio di fine anno», che negli ultimi anni ha colpito il Comune, abbia influito, come già per Ca’Corner della Regina e prima ancora per l’ex Ospedale al Mare nel chiudere in gran fretta e a tutti i costi un accordo complesso come quello per il Fontego dei Tedeschi.(e.t.)

Enrico Tantucci

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Turetta: «Via la maschera». E i vigili multano il manifestante

«Si tolga la maschera. Non si puà venire in Conmsiglio mascherati». Due ore dopo l’inizio del Consiglio comunale, in aula sale la tensione. Cristiano Gasparetto, a nome dei comitati e di Italia Nostra, legge un documento al microfono, attacca l’operazione Fontego e conclude: «Vogliamo i nomi di chi voterà a favore di questa delibera». Il presidente del Consiglio comunale Roberto Turetta ammonisce il pubblico: «Silenzio o faccio sgombrare l’aula». Poi si rivolge a uno di loro, che indossa la maschera di V (V come vendetta, il film del 2005 che ha ispirato al Movimento Cinquestelle il fortunato logo con il cerchio e la V rossa). «Si tolga la maschera, è vietato». Il pubblico rumoreggia, vigili e questura identificano il manifestante. «Non ha fatto nulla, perché dovete identificarlo?» lo difende un esponente dei comitati, «e perché non lo avete bloccato subito?». Momenti di tensione davanti all’ufficio del gruppo Cinquestelle. Alla fine il ragazzo si toglie la maschera, i vigili gli contestano un’infrazione amministrativa da cento euro». «Non c’è problema», la multa la paghiamo, «ma il presidente si dovrà prendere la responsabilità di ciò che ha fatto», dice Davide Scano, portavoce dei Grillini veneziani. Detto fatto, i militanti del Movimento fanno colletta e raccolgono i soldi per la multa. «Ma se pensano di farci star zitti in questo modo», dicono, «si sbagliano di grosso».(a.v.)

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L’azienda di ponzano

Per il Gruppo Benetton non si cambia più una virgola

Il silenzio del gruppo Benetton. I proprietari del Fontego dei Tedeschi hanno assistito senza commenti agli ultimi sviluppi delle convulse polemiche sul via libera in Consiglio comunale alla convenzione per il cambio di destinazione dell’edificio, per farne un grande magazzino de La Rinascente. Con una convinzione precisa: quella convenzione è immodificabile, sulla base degli accordi raggiunti e sottoscritti con il sindaco Giorgio Orsoni. Altrimenti salta e il rischio evocato dal gruppo di Ponzano è quello che resti affidato al progressivo degrado, in attesa di tempi migliori. E pur senza fare dichiarazioni, dall’entourage di Edizione- la società del gruppo Benetton che ha acquistato il cinquecentesco edificio – si fa notare un elemento importante rispetto al riconoscimento e alla monetizzazione degli standard pubblici di servizio reclamati a gran voce da buona parte del Consiglio comunale e da associazioni come Italia Nostra. Quegli standard – in punta di diritto – avrebbe potuto essere tranquillamente negati, perché la società di Poste Italiane da cui il gruppo Benetton ha acquistato il palazzo non era una società pubblica, ma un ente di diritto privato. Pertanto il riconoscimento dell’uso pubblico, della gratuità dei servizi igienici che saranno installati ai vari piani del supermercato, di un certo numero di giorni all’anno in cui la Corte del Fontego e altri spazi potranno ospitare manifestazioni della città, sarebbero una gentile concessione del privato e non un obbligo di legge.

Un modo anche per sbloccare una trattativa che a un certo punto con l’Amministrazione comunale si era complicata non poco, prima di imboccare la strada in discesa. Vista dall’ottica del gruppo di Ponzano, l’acquisizione del Fontego è stato un fatto di prestigio e di immagine, fortemente voluto dalla famiglia Benetton per “segnare” ancora di più la propria presenza a Venezia. ma deve ancora tradursi, se lo diventerà, in un buon affare. Per ora ci sono ancora gli oneri finanziari da scontare per l’acquisto non a buon mercato – 60 milioni di euro – di qualche anno fa e i nuovi fondi da stanziare per la trasformazione dell’immobile. Per questo di modifica reale di quella convenzione sottoscritta con Orsoni – al di là della modifiche imposte dalla Soprintendenza e dalla nuova legge sui centri commerciali – dalle parti di Edizione non vogliono proprio sentir parlare.(e.t.)

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