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Secondo il Gip deve procedere la prima sede di Procura

Venerdì il Riesame deciderà sulla carcerazione di Baita

Venezia L’inchiesta sulla Mantovani resta a Venezia. Almeno per ora. Almeno fino a quando non si esprimerà in proposito anche il Tribunale del riesame che venerdì dovrà decidere le sorti di tre degli indagati che si trovano ancora in carcere: Piergiorgio Baita, fino a pochi giorni fa legale rappresentante della società veneziana, William Colombelli, presidente della Bmc Broker e Nicolò Buson, responsabile amministrativo della Mantovani. L’istanza, che era stata presentata nei giorni scorsi anche negli uffici di Piazzale Roma, è stata infatti rigettata ieri mattina dal giudice per le indagini preliminari Gabriele Scaramuzza. Secondo il gip vale la regola che è competente la sede nella quale il primo magistrato iscrive il primo nome nel registro degli indagati. Dunque Venezia e l’ufficio del sostituto procuratore Stefano Ancillotto che, da qualche giorno, è stato affiancato dal collega Stefano Buccini. La medesima istanza, però, è stata presentata anche ai giudici del riesame che, presieduti di Angelo Risi, oltre all’eventuale scarcerazione dei tre, venerdì dovranno anche valutare la richiesta avanzata dai legali di Baita – gli avvocati Longo e Rubini – di spostare il procedimento a Padova sostenendo che la sede veneziana non è competente territorialmente in quanto la società di Baita ha sede a Padova. Per l’inchiesta sulla Mantovani e sul giro di fatture ritenute false emesse da una società domiciliata a San Marino si apre dunque una settimana di fuoco. Mentre in procura a Piazzale Roma continuano a sfilare i testimoni informati a vario titolo sulla gestione contabile dell’impresa di costruzioni, venerdì negli uffici di Rialto sarà una giornata cruciale. Da decidere, infatti, ci sono i destini dei tre indagati che si trovano ancora in carcere mentre, com’è noto, la quarta persona che era finita dietro le sbarre, l’ex segretaria di Giancarlo Galan Claudia Minutillo, da venerdì scorso è agli arresti domiciliari grazie alla sua collaborazione con gli inquirenti. Nei giorni scorsi la donna ha fornito una lunghissima deposizione, durata oltre sei ore, davanti al magistrati che si stanno occupando della delicata inchiesta. Una deposizione che rischia di dare un altro passo all’inchiesta. Già in settimana, infatti, alcune persone saranno ascoltate proprio dopo il racconto della Minutillo, che avrebbe spiegato alcuni dettagli non secondari rispetto alla gestione amministrativa e ai rapporti tra la Bmc e la Mantovani. Non solo: Claudia Minutillo avrebbe fornito ai magistrati alcuni elementi utili all’inchiesta, che naturalmente sono al vaglio degli inquirenti e che Ancilotto e Buccini stanno cercando di verificare. Nei prossimi giorni, dunque, l’inchiesta potrebbe riservare ulteriori sorprese, oltre a quella dell’entità del giro “reale” di fondi neri che, come sta emergendo dall’inchiesta, si aggirerebbe secondo le ultime stime a ben venti milioni di euro. E sempre nella giornata di venerdì il patron della Mantovani Costruzioni Spa Romeo Chiarotto ha annunciato il rinnovo del consiglio di amministrazione dopo le dimissioni dalla presidenza di Piergiorgio Baita. Manuela Pivato

 

Voltazza continua la latitanza all’estero: «Rientrerò presto»

Continua la latitanza all’estero di Mirco Voltazza, l’imprenditore padovano, di Polverara, ricercato perché sul suo capo pende un ordine di carcerazione: deve scontare un anno e mezzo di reclusione per una condanna per peculato, ricettazione e calunnia. Non risulta indagato nell’inchiesta Mantovani, anche se la sua società con sede a Marghera è stata perquisita dalla finanza. Il suo socio, Luigi DalBorgo, è stato un assiduo frequentatore di Piergiorgio Baita. È il motivo per cui le loro società sono finite sotto la lente delle fiamme gialle che stanno cercando di capire se anche in questo caso siano state emesse false fatture in favore della Mantovani. Nei giorni scorsi Voltazza ha iniziato una lettera ai giornali in cui si dice pronto a rientrare in Italia: «Rientrerò anche a costo della mia personale incolumità per fare piena luce su questa vicenda».

 

l’intervista-denuncia/ diego BOTTACIN

Consociativismo anticoncorrenza

VENEZIA – Trasparenza, trasparenza, gridano tutti dopo l’arresto di Piergiorgio Baita. E pretendono una commissione d’inchiesta sul possibile coinvolgimento di strutture regionali, salvo scoprire un attimo dopo che ci vuole una legge per istituirla. Troppo tempo. Meglio un nucleo ispettivo fatto da dirigenti di provata fiducia, che in 10 giorni potrebbero acquisire le carte necessarie a fare chiarezza. Ma il nucleo prende ordini dal manovratore, la giunta Zaia, mentre il controllo spetta al Consiglio: siamo matti a lasciarlo fuori? Ne consegue che anche il Consiglio indagherà con una propria struttura amministrativa e con l’accordo di Luca Zaia. Purtroppo resta fuori il quadro generale: nelle grandi opere pubbliche non ci sono solo reati, è la mancanza di concorrenza a costituire il problema politico vero, anche se nessuno va in galera. Chi se ne occupa? Tutti d’accordo, il monitoraggio verrà affidato alla prima commissione permanente del Consiglio regionale. Proviamo a dirlo in altre parole: chi ha dormito fino adesso si occuperà del problema più grave che ha oggi la politica nel Veneto. Diego Bottacin, consigliere di Verso Nord: condivide questa conclusione? «Volevo rispondere meglio tardi che mai, ma è vero che non possiamo andare in soccorso alla magistratura che ci ha dato la sveglia. Nella migliore delle ipotesi l’intervento non serve a nulla, nella peggiore faremo solo confusione. Del resto tutto è già evidente». Che cosa è evidente? «Da 15 anni almeno gli aggiudicatari delle grandi opere pubbliche del Veneto stanno in una mano: parlo di strade, autostrade, ospedali, Mose, forniture di servizi nella sanità di ristorazione, pulizia, assicurazione. Nella graduatoria 2013 dell’Economist l’Italia per trasparenza sta all’87° posto». Lei che risposta si dà? «Che il governo regionale più liberista mai avuto dal Veneto ha costruito una realtà regionale priva di libertà economica. Abbiamo creato mercanti senza mercato. E’ un sistema bloccato. Un sistema corporativo e consociativo». Significa centrodestra e centrosinistra ugualmente responsabili? «Il sistema consociativo poggia su entrambe le gambe, sulla Mantovani come sulle cooperative». Lei è uscito dal centrosinistra, non parla per sentito dire, giusto? «Io ho combattuto questo metodo di spartizione. L’antidoto al consociativismo è fare gare vere. Oggi la gran parte delle opere pubbliche è assegnata senza gara: il Consorzio Venezia Nuova ha tutto in concessione. Tutti i project financing partono per iniziativa di pochi privati che il 31 gennaio di ogni anno li acquisiscono, la Regione li affina e poi li mette in gara dicendo: qualcuno vuol fare il lavoro a meno? Una presa in giro, con la posizione dominante ormai creata». Insomma la commissione d’inchiesta è superflua? «Nel senso di conoscere sì, ma non nel senso di determinare i meccanismi per introdurre concorrenza nel sistema. Nel 2014 scade il contratto con Trenitalia, vedremo se verrà fatta una gara. I project financing devono essere rinegoziati: non è possibile che il consorzio che vince si aggiudichi un servizio per 25 anni, questa è la desertificazione del mercato. In ogni caso il project ha senso per costruire strade, negli ospedali non se ne deve più parlare».

Renzo Mazzaro

 

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