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Al convegno sui beni culturali la presidente Lidia Fersuoch lancia l’allarme: così nel 2100 sparisce

VENEZIA.

«Venezia e la sua laguna sono un sito in pericolo. Intendiamo chiedere all’Unesco di prendere in considerazione il suo inserimento nella black list».

Lidia Fersuoch, gentile ma grintosa presidente della sezione veneziana di Italia Nostra, lancia il sasso nello stagno. Davanti a lei, un po’ imbarazzati, i rappresentanti dell’Unesco europea, con il vicepresidente Francesco Bandarin, venuti a palazzo Zorzi, sede veneziana dell’associazione, per discutere di beni culturali e della loro tutela. Fu proprio l’Unesco, nel 1987, a inserire Venezia e la laguna tra i siti di interesse mondiale da tutelare. Ma adesso, denuncia Italia Nostra, la situazione è all’emergenza. Cambi d’uso, grandi opere che hanno stravolto la laguna, un turismo asfissiante che ha cambiato i connotati della città storica.

«In mezzo secolo Venezia ha perso i due terzi dei suoi abitanti», attacca Fersuoch, « quest’anno se ne sono andati in 722, siamo a 78 mila. Così a fine secolo Venezia non esisterà più, ridotta a quinta per turisti e maschere». Così la laguna. «Negli anni Cinquanta le barene erano 295 metri quadrati, nel 1970 64 mila, oggi la metà. Occorre intervenire per evitare che la laguna diventi una baia con acque profonde».

Al convegno di ieri ha partecipato anche Philippe Daverio, critico d’arte che ha ricordato l’importanza dell’arte anche dal punto di vista economico. Comitati per la salvaguardia, associazioni, professionisti hanno tracciato il quadro delle emergenze e delle possibili soluzioni.

«Il moto ondoso minaccia la città»,

ha detto Francesco Calzolaio, architetto autore di un progetto di rilancio dei siti industriali a cominciare dall’Arsenale. Tavola rotonda con al centro l’importanza del turismo culturale. Si festeggiano i cinquant’anni della fondazione di Europa Nostra, associazione europea per la tutela dei beni culturali.

«Che in Europa», è stato ricordato ieri, «danno lavoro a 8 milioni e mezzo di persone, garantendo il 3,3 per cento del Pil europeo, il prodotto interno lordo».

E il 40 per cento del turismo europeo, si è detto al convegno, è costituito da turismo culturale. Un settore da potenziar.

«Faremo appello ai governi europei»,

ha detto il presidente di Europa Nostra Denis de Kergorlay,

«affinchè si facciano carico di nuove inizitive per lanciare un vero New Deal indirizzato alla tutela attiva dell’immenso patrimonio artistico e ambientale italiano.

Linea approvata anche dal presidente nazionale di Italia Nostra Marco Parini.(a.v.)

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