Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Gazzettino – Sequestrate a Baita azioni per 2,5 milioni

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

17

mar

2013

Sequestro preventivo per l’equivalente di due milioni e mezzo di euro in azioni della società Mantovani spa di proprietà dell’ingegner Pergiorgio Baita. Il gip di Venezia, Alberto Scaramuzza, ha esteso anche ai titoli azionari del presidente dimissionario della società di costruzioni il provvedimento cautelare inizialmente limitato a conti correnti e beni immobili. E la Guardia di Finanza lo ha già eseguito.
L’estensione del sequestro è stata chiesta dal pm Stefano Ancilotto, il magistrato che sta conducendo l’inchiesta sulle presunte false fatture milionarie che sarebbero state emesse nel corso degli anni dalla Mantovani spa attraverso l’utilizzo una serie di “cartiere”, tra cui la Bmc Broker con sede nella repubblica di San Marino. Il gip Scaramuzza ha autorizzato il sequestro dei beni di Baita e degli altri tre indagati fino all’ammontare di circa 8 milioni di euro, somma totale alla quale ammonta la presunta maxi-evasione fiscale. Nel caso di futura condanna, tali beni potranno essere confiscati e le somme ricavate saranno incamerate dallo Stato a titolo di risarcimento del danno patito.
In queste settimane la Finanza sta continuando l’analisi della corposa documentazione sequestrata durante le perquisizioni, nonché dei dati acquisiti all’anagrafe tributaria dai quali emerge che negli ultimi 5 anni Baita ha avuto a disposizione (come intestatario o con potere di firma) un numero ingentissimo di conti correnti bancari: complessivamente 700, di cui 300 ancora attivi al momento dell’arresto. I movimenti di quei conti saranno passati al setaccio per verificare l’eventuale esistenza di movimenti sospetti: «Le premesse dell’inchiesta lasciano pensare che ci sia qualcosa al di là e di più della semplice evasione finalizzata al godimento personale di questi fondi», ha dichiarato ieri il colonnello delle Fiamme Gialle che ha coordinato le operazioni, Renzo Nisi. «Il Riesame ha confermato l’intero impianto del nostro lavoro nostro lavoro e siamo molto soddisfatti. Ma siamo coscienti di essere all’inizio. Parliamo di un intero sistema di imprese che per molti anni ha fatto la parte del leone, se non da monopolista all’interno del mercato delle costruzioni nel Veneto».
Davanti al Tribunale del riesame (che venerdì ha confermato il carcere per Baita) il pm Ancilotto ha preso la parola per illustrare i numerosi elementi probatori raccolti per dimostrare la maxi evasione fiscale, ma anche per sostenere che i motivi che hanno giustificato l’emissione di una misura cautelare nei confronti di Baita non sono venuti a cessare a seguito dell’annunciata dimissione dell’ingegnere da tutte le cariche nelle varie società del gruppo. «Le dimissioni possono essere revocate o non accolte dai consigli d’amministrazione», ha dichiarato portando l’esempio di Lino Brentan l’ex presidente della Società autostrade Padova-Venezia, condannato in primo grado a 4 anni di reclusione per corruzione. Brentan, dopo essere finito agli arresti domiciliari lo scorso anno, annunciò di essersi dimesso da tutte le cariche: «Ma, nonostante la condanna, è ancora presidente della Nogara Mare», ha rivelato il pm al Tribunale, facendo riferimento al project financing per la realizzazione della nuova autostrada che, per un costo previsto di circa 2 miliardi di euro, dovrebbe collegare il basso Veronese, attraverso il Polesine, alle coste adriatiche. Nel consorzio di privati che si propone di realizzare l’opera c’è proprio la Mantovani spa.

 

Annunciò le dimissioni, da tutti gli incarichi, è ancora presidente della Nogara-Mare

IL CASO – Il pm Ancilotto solleva il caso di Lino Brentan, ex amministratore della Venezia-Padova

Per cercare di ottenere la revoca della misura cautelare, Lino Brentan aveva annunciato le dimissioni da tutti gli incarichi. Ora, a distanza di un anno, e soprattutto dopo la condanna a quattro anni di reclusione per il grave reato di corruzione inflittagli dal Tribunale di Venezia, emerge che l’ex presidente della società autostradale Padova-Venezia ricopre ancora l’incarico di presidente della Nogara Mare, la società che si propone di realizzare, in project-financing, l’autostrada che collegherà il basso veronese alla costa adriatica, attraversando il Polesine. Opera dal costo di quasi 2 miliardi di euro, finanziata in gran parte dai privati che otterranno in cambio la gestione (e la riscossione dei pedaggi) per numerosi anni.
La circostanza è stata evidenziata dal sostituto procuratore Stefano Ancilotto nel corso dell’udienza celebrata venerdì davanti al Tribunale del riesame per discutere il ricorso (rigettato) del presidente dimissionario della Mantovani spa, Piergiorgio Baita. I difensori dell’ingegnere, accusato di false fatturazioni milionarie, chiedevano la scarcerazione di Baita sostenendo che si è dimesso da tutte le cariche e, di conseguenza, non può più commettere reati dello stesso tipo, né inquinare le prove. Il pm Ancilotto ha ribattuto in aula ricordando che Baita è anche proprietario di Mantovani spa, in quanto detiene il 5 per cento delle azioni (finite ora sotto sequestro), per poi sottolineare come le dimissioni possono essere revocate oppure respinte dai consigli d’amministrazione. E ha citato l’esempio di Brentan che, nonostante la pesante condanna subita, siede ancora nel consiglio d’amministrazione di una società che si appresta ad occuparsi di una delle opere pubbliche più importanti e costose dei prossimi anni. «Com’è possibile?», si è domandato il magistrato.
Nel consorzio di imprese che dovrebbe partecipare alla realizzazione dell’autostrada figura proprio la Mantovani spa, società che fa riferimento al gruppo del padovano Romeo Chiarotto il quale, ascoltato come testimone dalla procura veneziana qualche giorno fa, ha dichiarato di essere stato all’oscuro dei metodi utilizzati da Baita, annunciando di volersi costituire parte civile contro di lui.

I SINDACATI DELLA MANTOVANI  «Siamo preoccupati per gli effetti sull’occupazione»

Sulla Mantovani serve far luce al più presto. Lo dicono i sindacati di categoria i quali, a nome delle Federazioni nazionali, chiedono un incontro urgente per essere informati sull’andamento della società finita nel mirino della Procura. Ecco perchè nei giorni scorsi i sindacati regionali delle costruzioni, dell’edilizia e del legno hanno inviato una lettera al vertice della Mantovani spa per capire cosa sta accadendo all’azienda.
«Siamo stati delegati a livello nazionale – spiegano nella lettera i segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, rispettivamente Valerio Franceschini, Salvatore Federico e Leonardo Zucchini – per capire se l’inchiesta penale sulla Mantovani possa avere ricadute dirette sui lavoratori. Diamo pieno sostegno al lavoro della magistratura, ma allo stesso tempo non possiamo che condividere la preoccupazione dei dipendenti in questa difficile fase. La Mantovani è un colosso delle costruzioni, con circa 400 dipendenti, e il timore è che in un momento di grave crisi per il settore sia in Veneto che nel resto d’Italia, venga intaccata l’attività nei cantieri. Il Veneto, nelle costruzioni, ha perso 50 mila posti di lavoro. I lavoratori non hanno colpe per le scelte del management».

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui