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L’ex segretaria del Governatore: mi fu presentato nel 2005 in casa dell’onorevole Niccolò Ghedini a Santa Maria di Sala

VENEZIA «Fino al 2005 io non lo conoscevo…Poi l’ho incontrato in casa dell’onorevole Niccolò Ghedini, a Santa Maria di Sala, a presentarmelo è stato Giancarlo Galan». È la risposta che Claudia Minutillo, durante il primo interrogatorio (quello di garanzia), ha dato alla domanda del pubblico ministero Stefano Ancilotto, che gli aveva chiesto quando e come aveva conosciuto William Colombelli, il presidente della «Bmc Broker» di San Marino accusato di aver rilasciato fatture fasulle per dieci milioni di euro alla «Mantovani spa» di Piergiorgio Baita e alla «Adria Infrastrutture» della stessa Minutillo. Allora Galan era ancora governatore del Veneto e lo sarebbe stato per altri cinque anni (a Palazzo Balbi c’è rimasto per 15 anni), mentre Ghedini era già da tempo avvocato difensore di Silvio Berlusconi e di lì a un anno sarebbe entrato a Montecitorio assieme al collega di studio Piero Longo. Che Galan fosse amico di Colombelli non è un segreto, basta scorrere la raccolta degli articoli e delle foto pubblicate da «La Tribuna sanmarinese», un periodico edito nella Repubblica del Titano, per scorpire anche istantanee in cui i due sono seduti allo stesso tavolo. Non solo, l’imprenditore di San Marino era stato nominato console onorario proprio per il Veneto, grazie ai buonissimi rapporti istituzionali che manteneva nella nostra regione. Il verbale di quel primo interrogatorio di Claudia Minutillo è finito negli atti che il pubblico ministero veneziano che coordina le indagini della Guardia di finanza ha consegnato al Tribunale del riesame, che si è già espresso sul ricorso presentato dai difensori di Baita, gli avvocati Piero Longo e Paola Rubini. Non è escluso, dunque, che il pm Ancilotto prossimamente interroghi come persone informate sui fatti sia Galan sia Ghedini, quest’ultimo collega di studio di Longo e Rubini, per chiedere conferma della circostanza riferita dall’ex segretaria dell’allora presidente della giunta regionale. È bastato il verbale di quel primo interrogatorio, sul secondo è calato il segreto così come su parti consistenti di quello del padovano rientrato dalla breve latitanza Mirco Voltazza, per i giudici del Tribunale del riesame presieduto da Angelo Risi per respingere il ricorso. Per i magistrati veneziani, infatti, Baita deve restare nel carcere di Belluno non più perché potrebbe fuggire, ma perché potrebbe inquinare le prove già raccolte o che gli investigatori continuano a raccogliere nei suoi confronti. In quell’interrogatorio Claudia Minutillo ha ammesso di aver saputo che la maggior parte della fatture firmate da Colombelli erano fasulle, ma ha spiegato che a gestire tutto era Baita e l’amministrazione della Mantovani. Ha ammesso, inoltre, che accompagnava spesso Colombelli a ritirare il denaro nella banca di San Marino e che alcune volte l’aveva riconsegnato lei a Baita. Oggi, intanto, sempre il Tribunale del riesame affronterà i ricorsi presentati contro i sequestri di conti correnti e appartamenti, mentre per venerdì è stato fissata l’udienza per il ricorso presentato dall’avvocato Fulvia Fois, il difensore di Nicolò Buson, il ragioniere di Baita. Molto attese, infine, le motivazioni che spiegheranno perchè il Tribunale ha tenuto in carcere l’ingegnere.

Giorgio Cecchetti

 

Pipitone a Zaia: «Basta doppi incarichi, Vernizzi ne ha troppi»

Ha preso carta e penna e scritto al presidente della Regione Luca Zaia. Lo ha fatto il capogruppo regionale di Italia dei Valori Antonino Pipitone, per sollecitare un’urgente riflessione sulle doppie poltrone, per dire basta agli incarichi multipli, a chi ha più di un ruolo nei Cda delle partecipate regionali. Il riferimento è alla selva di incarichi dell’ingegner Silvano Vernizzi «Ma – spiega Pipitone – nella lettera non l’ho citato, perché sono i ruoli che vanno divisi, non le persone prese di mira. Solo poco tempo fa» scrive il dipietrista « è stata la Commissione Europea a chiedere chiarimenti sul cumulo di cariche dell’Ad di Veneto Strade». Pipitone nella lettera elenca le molte cariche di Vernizzi, tra cui quelle di Segretario Infrastrutture, Commissario per Pedemontana e Passante, AD di Veneto Strade, Presidente Commissioni Via e Vas.

 

DIMISSIONI DALLA PRESIDENZA

Brentan lascia la Nogara-Mare

PADOVA – Lino Brentan si è dimesso dalla presidenza della Nogara-Mare, l’autostrada che dovrebbe collegare Nogarole Rocca nel Veronese con le spiagge adriatiche di Rosolina. L’ex ad della Venezia-Padova, condannato a quattro anni per essere stato corrotto da quattro imprenditori, sta scontando la pena agli arresti domiciliari con l’obbligo della firma in caserma dei carabinieri e un paio di mesi fa ha lasciato anche l’ultima carica che ricopriva. La Nogara-Mare è una delle grandi opere che la Mantovani ha vinto con il project financing e presenta costi iperbolici: 1, 8 miliardi di euro. Ma sono tante le nubi che si addensano, in primis l’inchiesta che ha portato in cella Piergiorgio Baita, vero dominus dei lavori pubblici in Veneto.

Il ricorso di Autobrennero. Il progetto non parte più da Nogara ma da Nogarole e Autobrennero spa ha presentato ricorso al Tar del Veneto contro il bando di gara per la realizzazione della Nogara-Mare. Il problema nasce dal fatto che il nuovo tracciato prevede la realizzazione di un collegamento con la A22 all’altezza di Nogarole Rocca, che rappresenta uno snodo anche per un’altra arteria autostradale, la cosiddetta «Mediana» che correndo verso est e passando per Isola della Scala arriva fino a Soave (A4). All’inizio la possibilità di collegare la Nogara-Mare con l’A22 poteva dare un impulso all’empasse in cui si trovava il progetto della «Mediana», ma ora è chiara la contrapposizione fra Autobrennero spa e la Regione Veneto, che da una parte ha bocciato un progetto ampiamente avviato (Mediana) e dall’altro promuove la realizzazione una nuova arteria.

I commenti del Pd e M5S. Franco Bonfante, consigliere regionale Pd, veronese, parte proprio da questo elemento per sollevare le sue critiche al progetto. «Ho l’impressione che sia cambiato lo scenario, il volume di traffico privato e merci si è ridotto drasticamente con la crisi e non so dove potranno essere trovati tutti questi soldi se non allungando la concessione alla Mantovani di altri 30 anni. Brentan? Pensavo si fosse già dimesso ai tempi dell’inchiesta. I Comuni sono stati penalizzati e le loro richieste bocciate per quanto riguarda le opere complementari. Inoltre, nel tratto Legnago-Rovigo l’attuale tangenziale verrà trasformata in autostrada a pagamento. La Regione risparmi quei 60 milioni stanziati e li dirotti ai treni dei pendolari».

Perplessa anche la neosenatrice Pd Laura Puppato che sottolinea la richiesta, avanzata quand’era capogruppo a palazzo Ferro Fini, per avviare una commissione d’inchiesta sulle grandi opere in Veneto negli ultimi 15 anni. «La Giunta Zaia ha accolto la nostra richiesta schiacciata dall’urgenza dell’inchiesta giudiziaria, ma la trasparenza dov’essere sempre garantita: siamo in grave ritardo», conclude la Puppato.

Sulla vicenda interviene il senatore M5S Enrico Cappelletti: «Siamo il primo partito in Veneto, il risultato elettorale non lascia spazio a dubbi. E per questo abbiamo chiesto al presidente Luca Zaia di nominare un nostro rappresentante nella commissione d’inchiesta della regione Veneto sui project financing. Il suo no è incomprensibile».

Albino Salmaso

 

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