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LA CONFESSIONE – La Minutillo:«Sapevo che le fatture erano false. Ma ero solo una pedina»

«Sapevo che le fatture emesse dalla Bmc per la Mantovani erano false, ma io facevo soltanto quello che veniva deciso dalla società di Baita». Così ha dichiarato a verbale Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan, nel suo interrogatorio. «Ho collaborato alla riscossione del denaro, ma agivo per conto delle vere menti».

Sequestrato all’ex capo di Mantovani il contratto con una società assoldata per «anticipare aggressioni da parte dei magistrati e delle forze dell’ordine». Costo: «quarta rata, 440mila euro»

L’INTERROGATORIO

INDAGINE – L’ingegner Piergiorgio Baita in una foto di alcuni anni fa. Qui sopra il coordinatore dell’inchiesta della Procura, il pm Stefano Ancilotto

Il Tribunale ha stabilito che l’ingegnere resti in carcere

Gli inquirenti sono convinti che i soldi servissero anche per pagare “talpe”

CASO MANTOVANI – Tra le carte dell’ex presidente trovata la lettera d’incarico. Costo: 440mila euro

Il manager aveva assoldato una società per controllare le indagini e «prevenire aggressioni di pm e forze ell’ordine»

Baita e gli 007 antimagistrati

Per «anticipare eventuali aggressioni da parte delle forze dell’ordine e della Magistratura», l’allora presidente della Mantovani spa, Piergiorgio Baita, avrebbe “assoldato” una società specializzata, con l’incarico di mettere in atto tutte le iniziative necessarie per raccogliere informazioni sull’inchiesta penale riguardante l’impresa di costruzioni al fine di concedere «all’azienda i tempi di attivazione dei diversi piani di gestione della crisi».
La lettera d’incarico per la singolare attività di difesa dalle «aggressioni» della magistratura è stata sequestrata dalla Guardia di Finanza nella disponibilità dello stesso ingegner Baita che, nel solo periodo compreso tra il settembre e il dicembre del 2012 avrebbe messo a disposizione ben 440mila euro alla società incaricata di “controllare” le indagini della Procura, coordinate dal pm Stefano Ancilotto. Una somma molto ingente, che nella scrittura privata rinvenuta dagli inquirenti viene denominata “quarta rata”, facendo presupporre l’esistenza di altri tre precedenti incarichi, probabilmente per lo stesso ammontare.
Il documento è stato depositato dal pm Ancilotto davanti al Tribunale del riesame assieme ad altri atti d’indagine per convincere i giudici a rigettare la richiesta di remissione in libertà dell’ingegner Baita: secondo il rappresentante della pubblica accusa, infatti, solo il carcere in questa fase può evitare il rischio di inquinamento probatorio. L’incarico attribuito a quella società, con sede in provincia di Venezia, avvalora il sospetto che siano stati messi in atto tentativi di depistaggio: la Mantovani era da tempo a conoscenza delle indagini in atto in quanto la Finanza aveva fatto visita più di una volta nelle sedi di Mestre e Padova per acquisire documentazione nell’ambito di una verifica fiscale; verifica avviata nell’ottobre del 2010 e poi proseguita con varie attività, tra cui alcune rogatorie all’estero.
Gli inquirenti sono convinti che quelle ingenti somme, stanziate per anticipare le «aggressioni» della magistratura, siano servite anche per pagare qualche “talpa”, la quale avrebbe avvisato l’allora presidente della Mantovani mettendolo in guardia sull’esistenza di intercettazioni e sull’installazione di microspie. Il Tribunale ha stabilito che Baita per il momento deve restare detenuto in custodia cautelare.
Il Riesame dovrà affrontare venerdì la posizione del quarto indagato, il responsabile amministrativo della Mantovani, il ragioniere Buson, uno dei collaboratori più vicini a Baita; l’uomo che materialmente si sarebbe occupato di tutte le fatture relative alle decine di consulenze e progetti che Bmc Broker non avrebbe mai effettuato. In un primo momento sembrava che Buson fosse disponibile a parlare con il pm Ancilotto ma, successivamente, ha cambiato idea. A confermare il ruolo centrale di Buson è la stessa Minutillo: nel suo primo interrogatorio ha dichiarato che il ragioniere era a conoscenza del sistema delle false fatturazioni.
Ieri il Tribunale presieduto da Angelo Risi ha accolto in parte, per un motivo formale, il ricorso della difesa in relazione al sequestro dei beni di Baita, in quanto non sarebbe stato indicato il valore di ciascuno di essi, ma soltanto l’ammontare complessivo della somma del sequestro, ovvero 8 milioni di euro. Bisognerà ora attendere il deposito delle motivazioni.

Gianluca Amadori
CONFESSIONE – L’ex segretaria di Giancarlo Galan, Claudia Minutillo, sapeva tutto

«Sapevo che le fatture erano false»

La Minutillo conferma: «Ho collaborato alla riscossione del denaro, ma agivo per conto di Bmc e Mantovani»

(gla) Claudia Minutillo sapeva che la Bmc Broker di San Marino operava come “cartiera” e che gran parte delle fatture emesse a favore delle società del gruppo Mantovani erano fittizie, relative ad attività in realtà mai svolta.
L’amministratore delegato di Adria Infrastrutture, arrestata a fine febbraio per concorso in associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale, lo ha ammesso davanti al giudice Alberto Scaramuzza, nel primo interrogatorio, il cui verbale è stato depositato qualche giorno fa davanti al Tribunale del riesame. L’ex stretta collaboratrice dell’allora presidente della Regione, Giancarlo Galan, ha spiegato che fu il presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita, a proporle di diventare amministratrice di Adria Infrastrutture, società in un secondo momento interamente controllata dall’impresa di costruzioni. E ha cercato di ridimensionare il suo ruolo sostenendo che era la Mantovani, e Baita in particolare, a gestire Adria infrastrutture: «I bilanci, tutto quanto, veniva redatto dalla Mantovani». Lei si sarebbe limitata a fare ciò che veniva disposto dalla Mantovani.
Minutillo si è attribuita un analogo ruolo subalterno anche nei rapporti intrattenuti con l’altro indagato, William Alfonso Colombelli, presidente di Bmc Broker, con il quale ha spiegato di aver avuto una relazione sentimentale. E per questo motivo avrebbe accettato di seguirlo nelle varie attività. A presentarglielo era stato lo stesso Galan: «Mi fu presentato a casa dell’onorevole Nicolò Ghedini», ha raccontato.
«Non agivo in conto proprio», ha precisato Minutillo, confermando di aver «collaborato nella riscossione del denaro» pagato dalla Mantovani per le consulenze fittizie e in gran parte restituito da Colombelli a Baita. Operazione che, secondo il pm Ancilotto, sarebbe servita per realizzare fondi neri.
Qualche giorno più tardi Claudia Minutillo si è presentata davanti al pm Ancilotto per rendere un secondo interrogatorio, dopo il quale le sono stati concessi gli arresti domiciliari. Ed è probabile che, oltre a scaricare la responsabilità su Baita e Colombelli (che nel suo interrogatorio “scarica” a sua volta su di lei) abbia anche raccontato a chi sono finiti parte dei fondi neri della Mantovani.

 

LE ACCUSE DELL’EX SEGRETERIA DI GALAN  «Colombelli mi minacciava e teneva in ostaggio»

«Ero stata minacciata più volte, segregata, tenuta in ostaggio; ho subito un’azione di stalking pesante da questa persona, da Colombelli… non volevo più saperne di questa persona, era un violento, era una persona… mi sono reso conto di tante cose che fino allora non avevo capito…».
Claudia Minutillo è particolarmente dura nei confronti dell’ex console di San Marino, William Alfonso Colombelli, l’uomo cui cui ha avuto una relazione. Nell’interrogatorio davanti al gip Scaramuzza ha spiegato di aver avuto l’intenzione di denunciarlo: «Però nessuno mi…mi confortava… c’era l’attività di mezzo… la paura che questa persona potesse fare qualcosa… ha cercato di minacciarmi in tutti i modi… fare pressioni sul gruppo, su Baita». Minutillo ha dichiarato che i rapporti con Colombelli si erano interrotti da tempo quando iniziò la verifica fiscale alla Mantovani.

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