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Nuova Venezia – Il controspionaggio della Mantovani

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

mar

2013

Scrittura privata tra Baita e Voltazza per contrastare «le aggressioni delle forze dell’ordine e della magistratura»

VENEZIA – Baita aveva capito di essere nel mirino delle forze dell’ordine, per questo aveva messo in piedi un servizio di controspionaggio. È questa la novità investigativa di ieri, che si aggiunge all’annullamento da parte del Tribunale del riesame di Venezia, presieduto dal giudice Angelo Risi, del sequestro dei beni di Piergiorgio Baita stesso disposto dal giudice Alberto Scaramuzza. A chiederlo era stata l’avvocato Paola Rubini. La Guardia di finanza aveva sequestrato all’ingegnere due conti correnti, uno alla Banca Antonveneta di Mogliano, l’altro all’Unicredit di Mestre (uno di pochi spiccioli, l’altro di ben 500 mila euro), e cinque appartamenti (a Mogliano, Treviso, due a Lignano Sabbiadoro e l’ultimo a Venezia) tutti in comproprietà con la moglie. Per sapere i motivi dell’annullamento dell’ordinanza di sequestro sarà necessario attendere il deposito delle motivazioni, ma è probabile che la decisione sia stata presa sulla base del fatto che non sia stato indicato il valore degli immobili, mentre la Corte di Cassazione lo prescriverebbe tassativamente. Il sequestro preventivo, infatti, avrebbe dovuto scattare fino alla concorrenza dell’importo di 7 milioni e 905 mila euro e per stabilire se sia stata raggiunta o superata questa cifra è necessario conoscere il valore di ciò che è stato sigillato. Tra la documentazione che il pubblico ministero Stefano Ancilotto ha depositato al Tribunale del riesame quando, venerdì scorso, ha partecipato all’ udienza per discutere il ricorso presentato dalla difesa per ottenere la scarcerazione dell’ex presidente della «Mantovani Spa» (ricorso già respinto), c’era una scrittura privata sottoscritta da Baita e dall’imprenditore di Polverara Mirco Voltazza, colui che per alcune settimana è rimasto latitante a causa di un ordine di carcerazione per un anno e mezzo di reclusione e che poi è rientrato in Italia ed ha vuotato il sacco con il rappresentante della Procura lagunare. Il documento era stato sequestrato nell’abitazione di Baita dagli investigatori della Guardia di finanza che l’hanno perquisita. Si tratta di un contratto tra la Mantovani e la «Italia Service srl» di Montegrotto Terme, una società che si occupa di servizi di sicurezza e fondata lo scorso anno da Voltazza. Il contratto prevede una decina di articoli, ma quello che è sembrato più interessante agli inquirenti è quello che prevedeva «azioni per prevenire e contrastare le aggressioni da parte delle forze dell’ordine e della magistratura». Evidentemente, per i due firmatari le indagini dei finanzieri di Venezia e la verifica fiscale di quelli di Padova sono considerate «aggressioni» da contrastare con tutti i mezzi, anche quelli illeciti. E per i servizi resi dagli uomini di Voltazza, Baita si era impegnato a pagare ben un milione e 300 mila euro in tre rate da 430 mila euro circa l’una. È probabile che il pm Ancillotto, quando Voltazza ha sostenuto l’interrogatorio davanti a lui, abbia chiesto spiegazioni. Soprattutto per capire se davvero quel servizio che si può definire di «controspionaggio» è mai entrato in funzione e con quali mezzi e se e quali informazione è riuscito a raccogliere. Ma le risposte dell’imprenditore di Polverara sono coperte dal segreto: il rappresentante dell’accusa, infatti, ha consegnato ai giudici del Riesame alcuni brani del suo interrogatorio, ma ha coperto con gli omissis la maggior parte delle sue risposte. Quella scrittura privata, comunque, conferma che Baita si era attivato anche con le sue conoscenze all’interno delle forze dell’ordine per sapere che cosa stava accadendo e per ostacolare le indagini.

Giorgio Cecchetti

MONTEGROTTO – Italia service, security e segreti un altro palazzo dei misteri

MONTEGROTTO TERME – E dove poteva mai sorgere la «Italia service srl» di Mirco Voltazza? A Montegrotto, in via Terme 88, in un palazzo residenziale della cittadina termale popolata da turisti stranieri. Non una targa o un’insegna, come si addice alla segretezza, appunto. La ragione sociale porta decisamente al cuore del problema: il core business è la ristrutturazione e riorganizzazione aziendale allargata ai sistemi di sicurezza. La «security» è un termine quanto mai vasto che racchiude tutto, anche se ad un rapido esame dei libri contabili non risulterebbe un giro d’affari considerevole. Anzi. La Gdf su richiesta del pm Stefano Ancilotto passerà in rassegna i libri contabili alla ricerca di elementi utili all’inchiesta perché la «Italia service» sembra un’altra scatola dei misteri. L’azienda è stata costituita nel maggio del 2012 da Mirco Voltazza che ha versato in contanti un capitale sociale di 10 mila euro. Amministratore unico risulta Elisa Voltazza, 24 anni che risiede sempre a Polverara in via Argine sinistro 6. È uno splendido rustico veneto, ristrutturato con cura tra la campagna di mais e i vigneti: Elisa, la figlia di Mirco, è stata nominata «manager» forse di se stessa il 28 ottobre 2012. Ora si tratta di capire come dovesse essere spesa quella «provvista» da 1,3 milioni di euro messa a disposizione da Piergiorgio Baita: l’inchiesta potrebbe quindi riservare nuove clamorose sorprese con nuovi intrecci con figure insospettabili. Appare fin troppo evidente che la «confessione» resa da Voltazza al pm Stefano Ancilotto è considerata decisiva per indagare sugli intrecci tra tutte le società «cartiere» che emettevano fatture considerate false. Voltazza è socio di Del Borgo e tra le sue attività ci sono le tecnologie per la cura dell’ecosistema sia marino che terrestre. Un ramo industriale per molti versi simile e concorrenziale con quello della Mantovani, ma a quanto pare qui è prevalsa la collaborazione.

 

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