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DOLO – La dottoressa Stefanutti andrà a Padova. Intanto i Comuni sperano di salvare il giudice di pace

Domani sarà l’ultimo giorno effettivo di lavoro per la giudice penale Nicoletta Stefanutti al tribunale di Dolo. Dall’1 aprile, infatti, la giudice monocratica prenderà servizio al tribunale di Padova, e sarà momentaneamente sostituita dal collega del tribunale di Chioggia, Enrico Ciampaglia, che a Dolo sta già seguendo alcuni processi.
Nella cittadina rivierasca, Stefanutti presiede le cause penali nei giorni di lunedì e giovedì, salvo udienze straordinarie. Il distacco per sei mesi con l’applicazione al tribunale di Rovigo ha però creato il blocco di quasi tutte le cause del giovedì perché, nonostante la sostituzione per i processi del giovedì con il dottor Fulvio Tancredi, un giudice onorario, prende in carico solo gli adempimenti più semplici e immediati. Proprio per questo motivo è stato mobilitato anche il giudice Ciampaglia. Per gli avvocati la perdita della giudice Stefanutti è un fatto che segna il futuro del tribunale di Dolo. Il decano degli avvocati penalisti, Stefano Marrone, commenta: «Il tribunale di Dolo perde un giudice severo, ma corretto e grandissimo lavoratore. A nome anche dei colleghi, le auguriamo una splendida carriera».
La sostituzione di Stefanutti appare comunque momentanea perché da settembre, per la chiusura del tribunale di Dolo, i procedimenti si terranno al tribunale di Venezia, sezione di Mestre. Nel frattempo, i primi cittadini rivieraschi stanno cercando di “salvare” almeno l’ufficio del Giudice di pace. Nei giorni scorsi hanno incontrato il presidente del tribunale di Venezia per discutere del mantenimento a Dolo degli uffici. «Tutti i sindaci hanno ribadito la volontà che l’ufficio del Giudice di pace rimanga a Dolo – spiega il sindaco Maddalena Gottardo -. Adesso dovremo fornire delle informazioni e documentazioni più precise soprattutto relativamente ai costi, perché i Comuni dovranno farsi carico sia dei costi della struttura che del personale necessario per il funzionamento degli uffici. «Abbiamo poco tempo, perché il termine dei 60 giorni scade a fine aprile».

 

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