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Nuova Venezia – Mantovani, 35 fatture sotto la lente dei pm

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

mar

2013

Inquirenti alla ricerca dei fondi sommersi e di chi se ne è avvantaggiato. Quei 283 conti bancari attivi

VENEZIA – Al momento dell’arresto per frode fiscale – per mezzo di almeno «35 fatture per operazioni inesistenti di cui 25 concretamente utilizzate in frode all’Erario, per importi di oltre 10 milioni di euro» – l’ex presidente di Mantovani Piergiorgio Baita aveva 283 «posizioni bancarie attive» e sul suo personal computer sono stati rinvenuti «programmi particolarmente evoluti, normalmente in uso ad hacker e professionisti informatici per assicurare forme di comunicazioni non rintracciabili». Pillole di questo “mondo a parte” dove vorticano decine di milioni di euro arrivano dal provvedimento con il quale il Tribunale del Riesame – a firma del presidente Angelo Risi – ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dai legali dell’ex direttore di Mantovani, Nicolò Buson, «non un semplice contabile, ma il responsabile amministrativo di un’impresa di costruzioni importante come la Mantovani che gli aveva conferito una procura speciale». Una posizione che – secondo i giudici – gli attribuisce «un ruolo di essenzialità nel programma criminoso». Gli indagati Claudia Minutillo e Mirco Voltazza raccontano che lui gestiva i bilanci e a lui venivano talvolta riconsegnati i soldi che uscivano dalle casse della Mantovani per pagare fatture inesistenti, per conto di Baita: «Profitti dell’associazione non ancora rintracciati». Dunque, l’inchiesta del pm Ancillotto – affiancato dal collega Buccini che sta controllando la contabilità del Mose – e della Finanza cerca ora i danari in nero e chi se ne è avvantaggiato, oltre agli indagati. Danari che – secondo la ricostruzione – sono serviti anche a finanziare attività d’indagine per arginare l’inchiesta, con l’accordo per 1,32 milioni (440 mila pagati) del contratto tra Baita e la Ditta Italia Service di Voltazza, «per anticipare aggressioni di forze dell’ordine o magistratura», «con attività d’intelligence informazioni e bonifica ambientale» e il ruolo da chiarire del giornale online «Il punto» che – accusa Voltazza – «oltre ad essere un giornale, era un’agenzia dei servizi segreti» e ha ricevuto centinaia di migliaia di euro da Baita. «Deve rilevare il 51% della testata», la replica del direttore Cicero. Indagine tutta aperta. (r.d.r.)

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