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Un’indagine realizzata da Autorità portuale, Ente Zona e Comune fotografa la situazione esistente Chimica e siderurgia ridotte al lumicino, crescono le aziende legate alla logistica e ai servizi

MARGHERA. Porto Marghera non ha saputo rinnovare le sue produzioni e ancora oggi quel poco di industria che sopravvive è legato ai combustibili fossili, ovvero petrolio e carbone che ancora rappresentano in assoluto la quantità maggiori di traffici del porto commerciale. In compenso, si stanno facendo strada altre attività industriali e di servizio legate alla logistica portuale, ferroviaria e stradale che oggi rappresentano oltre la metà delle attività produttive esistenti a Porto Marghera. Tant’è che il futuro di Porto Marghera sembra proprio legato alle attività di logistica, insieme a produzioni industriali più sostenibili, come la futura bioraffineria dell’Eni e alle eccellenze produttive che ora possono insediarsi nelle aree abbandonate dalle industrie e messe ora a disposizione da Eni a prezzi concorrenziali e con costi di messa in sicurezza ambientale molto minori.

È questo il quadro che emerge dai dati, finalmente aggiornati, dell’Osservatorio su Porto Marghera presentati ieri a Ca’ Farsetti dal presidente del Porto, Paolo Costa, dal presidente dell’Ente Zona industriale, Sergio Lucchi, e dall’assessore alle Attività produttive del Comune, Antonio Paruzzolo.

L’indagine. Per troppi anni si è cercato di salvare l’insalvabile, come l’industria chimica del cloro e dei suoi derivati e la siderurgia ridotte ormai al lumicino a causa degli alti costi dell’energia e dai costi delle materie prime da far arrivare da molto lontano. Per farsi un’idea della grande trasformazione che ha subito e sta subendo Porto Marghera, basti dire che le produzioni delle aziende petrolchimiche nel 1970 occupavano 16.500 lavoratori, ridotti oggi ad appena poco più di 1.256. In compenso, malgrado il numero di occupati complessivi a Porto Marghera sia passato dagli oltre 40 mila di trent’anni fa a 11.391; così come le imprese che prima erano quasi 2.000 sono oggi a quota 690, delle quali la stragrande maggioranza piccole e medie aziende con meno di 50 dipendenti.

La grande trasformazione. L’indagine mette insieme i numeri raccolti nel 2012 dall’Autorità Portuale, dall’Ente zona industriale e dal Comune di Venezia: è stata eseguita nel 2012 e fotografa la situazione, in termini di aziende per settore di attività ed occupati nel 2011 a PortoMarghera e nel resto della provincia per quanto riguarda l’indotto legato alla logistica portuale.

Dai dati emersi da questa prima indagine è più che evidente la progressiva trasformazione del tessuto produttivo di Porto Marghera. Dei 11.391 occupati, il 36,77% ricadono nelle “tradizionali” attività industriali, suddivisi tra 62 aziende, con prevalenza nella meccanica con 1420 addetti e la chimica con 765 addetti. Il 64,23% (ben 628 aziende) del polo produttivo di Marghera appartiene invece agli “Altri settori”. Una voce, quest’ultima, che nel 1965 rappresentava appena il 5,97% del totale e comprende oggi comparti del settore terziario che hanno caratterizzato la riconversione produttiva del polo industriale negli ultimi 15 anni: logistica e attività di supporto, lavorazione di semilavorati, trasporti terrestri, attività professionali e di servizio alle imprese e alle pubbliche amministrazioni.

I mercati. Secondo i dati della prima indagine, che riguardano il 2011, e quelli della seconda indagine che arrivano all’ottobre del 2012 e comprendono le risposte di un campione di aziende (il 10 % del totale), i mercati di riferimento di beni e servizi prodotti da tutti i settori attivi a Porto Marghera, riguardano per il 16% tutto il territorio della regione del Veneto, il 18% si fermano nell’area veneziana, il 27% nel resto della provincia di Venezia, il 27% il resto d’Italia e solo il 7% gli stati dell’Unione Europea e il 5% i l resto del mondo. Si tratta di dati – come è stato osservato ieri durante la presentazione – che «rispecchiano quanto la trasformazione della “nuova” Porto Marghera sia costituita da un’imprenditoria sempre più differenziata che ora include, tra le altre, categorie come: costruzioni; attività professionali scientifiche e tecniche; attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento».

Un dossier con i dati dei due questionari compilati dalle aziende sarà disponibile nei prossimi giorni nei siti web del Comune di Venezia, dell’Autorità Portuale di Venezia e dell’Ente della Zona Industriale di Porto Marghera.

Gianni Favarato

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I commenti – La scommessa: «Rilanciare le attività industriali sostenibili e legate alla portualità»

Il futuro sta nello snellimento della burocrazia

MARGHERA. Il “bicchiere” di Porto Marghera è mezzo vuoto o mezzo pieno? La risposta è facile: il bicchiere mezzo vuoto lo è di sicuro, vista la drastica riduzione del numero di aziende e occupati nell’ultimo trentennio. Ma, con un po’ di ottimismo, lo si può vedere anche mezzo pieno se – come hanno spiegato ieri durante la presentazione dell’indagine dell’Osservatorio Porto Marghera, sia Paolo Costa che Antonio Paruzzolo e Sergio Lucchi – si considera che nell’ultimo anno si sono cominciati a costruire quattro pilastri per la “nuova Porto Marghera”, ovvero: il nuovo Piano assetto territoriale (Pat) del Comune che preserva la vocazione industriale in questa area; l’accordo che si sta raggiungendo con l’Eni per la cessione e messa in vendita di oltre 130 ettari di aree industriali dismesse ancora di sua proprietà; l’accordo di Programma che prevede la sola messa in sicurezza ambientale (e non più la più costosa bonifica) nelle aree dove si continuerà a fare un’attività industriale e, infine, la semplificazione e accelerazione delle pratiche e delle procedure che le nuove aziende debbono avviare per ottenere le autorizzazioni necessarie a svolgere l’attività.

«Marghera è nata vicino al porto che rendeva possibile lo sviluppo di industrie petrolchimiche che hanno grande bisogno di vie di trasporto per mare», ha ribadito il presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa, «ma oggi le cose sono cambiate e quelle industrie non hanno più l’importanza che avevano, mentre le imprese portuali, integrando le attività logistiche con servizi innovativi alla merce, stanno assicurando una moderna evoluzione dell’industria di base, garantendo così al Porto quello zoccolo duro di traffici che costituisce la prospettiva di rilancio delle aree dismesse. Lo sviluppo della logistica industriale integrata, che prevede la sinergica combinazione di attività portuali-logistiche ed attività industriali, consentirà di consolidare al meglio i vantaggi competitivi delle aree disponibili».

«Porto Marghera, come abbiamo capito tutti», ha commentato a sua volta l’assessore Antonio Paruzzolo, «è un’area che sta concludendo un ciclo di vita iniziato tanti anni fa e deve assolutamente riprenderne uno nuovo con una re-industrializzazione, contrapposta alla de-industrializzazione, verso cui il Comune ha fatto scelte molto forti e che va surrogata con fatti e numeri. L’indagine dell’Osservatorio è la base di partenza perché per cercare di dirigere questi fenomeni bisogna prima capire cosa c’è sotto, per una reindustrializzazione basata su nuova industria, logistica integrata e fattori trainanti per l’economia del territorio nel futuro prossimo». (g.fav.)

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Le banchine prima attrattiva per le aziende

La seconda indagine, eseguita nel 2012 da Ente Zona Industriale, Autorità Portuale e Comune, consiste in un questionario a risposta multipla cui ha risposto un campione di imprese che rappresenta il 10 per cento del totale delle oltre 600 imprese censite. In particolare il questionario riguarda le motivazioni principali che inducono un’azienda a stabilirsi a Porto Marghera, le difficoltà riscontrate nell’attività, i fattori determinanti per lo sviluppo dell’attività, il mercato a cui si rivolge l’azienda e aspetti di promozione e valorizzazione.

Dall’indagine risulta che le motivazioni selezionate sono «il vantaggio localizzativo per la prossimità al Porto di Venezia e l’accesso alle infrastrutture». Questa scelta è effettuata proprio dalle aziende di logistica che oggi rappresentano il settore in fase di sviluppo.

In particolare, le motivazioni principali dell’insediamento sono, in ordine d’importanza: la prossimità alle banchine del Porto , l’accesso alle infrastrutture (autostrade, ferrovia e aeroporto); l’offerta di aree dove insediarsi.

Le motivazioni elencate nel questionario che hanno avuto, invece, i valori più bassi di apprezzamento riguardano questi aspetti: gli incentivi statali, regionali e comunali disponibili, l’accesso a brevetti e know-how settoriali sviluppati proprio a Porto Marghera e la disponibilità di competenze manageriali specifiche del settore che interessa.

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