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Pedemontana, Valdastico, Nuova Valsugana, prolungamento dell’A27 «Una colata di cemento da 500 milioni di metri cubi: è proprio necessaria?» 

VENEZIA – Quasi ottocentomila veneti hanno votato, alle ultime elezioni, il Movimento 5 stelle, diventato anche nel Veneto il primo partito (26,5%). Al netto del gettonatissimo «tutti a casa» il voto segna anche uno spartiacque politico senza precedenti: perché le idee dei grillini, dai moltissimi «no» ai pochi e mirati «sì», imporranno la nuova agenda delle cose da fare (e da non fare) nel prossimo Veneto. Complice la delicatissima inchiesta della Procura veneziana sull’impresa Mantovani e il «sistema Baita», i cui sviluppi sono tutti da intuire, il programma del Movimento 5 stelle non lascia spazio alla immaginazione. Difficile insomma far finta di niente. Oltre alla gestione pubblica dell’acqua, all’abolizione delle Province e all’obbligo dei due mandati per qualunque carica pubblica, i grillini propongono l’accorpamento dei comuni sotto i cinquemila abitanti: per il Veneto significa coinvolgere in operazioni di fusione per 314 dei 581 comuni, il 54% delle amministrazioni dove vive appena il 16 per cento degli abitanti. Ma è sul fronte delle infrastrutture, soprattutto stradali, che il Movimento 5 stelle impone una nuova agenda. Il «Cementificio Zaia», come lo chiamano nel blog i grillini, rischia davvero di chiudere i cantieri ed abbandonare l’ultimo trentennio di programmazione urbanistica.

«La cementificazione selvaggia – scrivono i grillini in una lettera al governatore Luca Zaia – ha già prodotto risultati disastrosi per l’equilibrio geologico, culminati con le recenti alluvioni a Vicenza, Verona e Padova. Il piano di opere pubbliche in cantiere è un ulteriore duro colpo alla idrogeologia del nostro delicato territorio con risultati facilmente prevedibili. Anziché spendere miliardi di euro per dannose opere pubbliche di interesse privato, sarebbe necessario cominciare a fare la manutenzione degli alvei dei nostri fiumi, rimettere a posto gli argini, creare dei bacini di contenimento e soprattutto rivedere il nostro sistema viario».

E quindi no alla Superstrada Pedemontana Veneta, il progetto di collegamento tra Vicenza e Treviso da 2,1 miliardi di euro i cui cantieri sono iniziati un anno e mezzo fa ma stentano a decollare del tutto per la resistenza di alcuni sindaci. No alla Valdastico, il project financing da 2 miliardi di euro che vorrebbe collegare Trento a Rovigo ma incontra l’ostilità del capoluogo tridentino. No anche alla Nuova Valsugana, il progetto da un miliardo di euro che vuole collegare Castelfranco a Trento lungo l’asse dell’attuale strada 47. No, naturalmente, al prolungamento dell’A27 nel Bellunese, tratto della famigerata Venezia-Monaco, progetto da 1,250 miliardi per unire Pian di Vedoia a Caralte. E infine no alla Nogara Mare, l’alternativa alla Transpolesana, il cui costo è stimato in 1,9 miliardi di euro. No al Grande raccordo anulare padovano, che rischia di imprigionare la città del Santo dentro a groviglio di svincoli e cavalcavia di stampo americano. Il calcolo del Movimento 5 stelle è di una «colata di cemento da 500 milioni di metri cubi»: un’esagerazione. I grillini sono invece favorevoli al sistema ferroviario metropolitano di superficie, atteso da più di vent’anni . Favorevoli al rafforzamento delle linee ferroviarie locali concepite come alternativa al traffico su gomma. Sì all’idrovia Padova-Venezia, anche come bacino anti alluvione. Scontati anche i no a Veneto City, al Mose, alla Romea commerciale, al traforo delle Torricelle di Verona, alla camionabile Padova-Porto Marghera, agli inceneritori di Ca’ del Bue a Verona e all’ampliamento di quello di Schio. No all’ampliamento dell’aeroporto Marco Polo di Tessera e alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle («Non ha alcun senso»). I partiti sono avvisati.

Daniele Ferrazza

 

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