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Nuova Venezia – Bronchiti e infarti mali da tangenziale

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

3

apr

2013

L’indagine su 150 mila persone, lo smog negli anni ’80/90 ha fatto ammalare: cardiopatie +12%, tosse cronica +8%

Tra quanti vivono a ridosso della tangenziale di Mestre, le malattie cardiache e respiratorie incidono più delle stime nazionali. E confermano un sospetto evidente a molti: lo smog da tangenziale fa ammalare. Per la cardiopatia ischemica l’incidenza è del 12 per cento, per l’infarto è del 13 per cento, per le bronchiti croniche siamo al 8 per cento e poi c’è un 14 per cento in più di diabete, malattia non solitamente legata ai “mali” da smog da traffico. Percentuali che si riducono se si ha disponibilità economiche e cultura. Valutando gli aspetti socio-economici dei pazienti, l’incidenza cala: 9 per cento per la cardiopatia, 10 per cento per l’infarto, 5 per cento per la bronchite cronica e 9 per cento per il diabete. Dati che non sono inattesi. Un decennio di battaglie e denunce ambientaliste trovano ora conferme, anche se tardive. Di certo, sono i primi dati a disposizione dei cittadini quelli dell’indagine epidemiologica “sugli effetti per la salute umana dell’inquinamento dalla tangenziale di Mestre”, sollecitata dal Coordinamento contro l’inquinamento da Tangenziale (CO.Cit), e curata dal professor Lorenzo Simonato del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova, su incarico del Servizio Programmazione sanitaria e dell’Assessorato del Comune, con la collaborazione di Arpav e Asl 12 Veneziana. I risultati dell’indagine sono stati presentati ieri mattina in via Palazzo dal professor Simonato assieme all’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, il coadiutore del sindaco alla Sanità, Bruno Centanini, il responsabile del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl 12, Rocco Sciarrone, il direttore dell’Arpav Renzo Biancotto. Un anno e mezzo di lavoro indagando su certificati di morte, schede di dimissione ospedaliera, prescrizioni farmaceutiche, esenzioni dal ticket di quasi 150 mila assistiti e incrociandoli con i dati del censimento 2001 per georeferenziarli e collegarli alle zone di maggiore inquinamento vicino alla tangenziale. Indagati gli anni tra 2001 e 2009, prima dell’entrata in funzione del Passante. Nella fascia più vicina alla tangenziale si sono studiate le condizioni di salute di 4.695 persone ( 3,16%). Altri 34.564 cittadini ( il 23,2 per cento) vivono nella fascia mediana e 109.414 in quella esterna (73,5 per cento). Per una indagine sui tumori ci vorrà molto più tempo. «Questa non è la fine del nostro lavoro, ma solo l’inizio», dice Simonato. La relazione spiega: «Le patologie croniche specifiche del sistema cardiorespiratorio sono riconducibili all’inquinamento prodotto negli anni dalla tangenziale. Le patologie messe in evidenza sono la fase conclusiva di processi cronico degenerativi che si svolgono nel corso di decenni e che sono irreversibili». E si ipotizza che le esposizioni più rilevanti «risalgano agli anni ’80 e ’90 alle quali vanno fatti risalire gli effetti nocivi riscontrati e che l’indagine abbia prevalentemente indagato la coda di quel processo». Questo spiegherebbe la bassa incidenza di asma e polmoniti. Chi, negli anni ha avuto più a cuore la questione ambientale della terraferma, ha scelto di andare a vivere lontano dalla tangenziale. E oggi? Serviranno altre indagini per dire se il Passante ha davvero migliorato le cose.

Mitia Chiarin

 

«La nostra città ha pagato un caro prezzo»
 
Bettin annuncia nuove campagne di rilevazioni per le Grandi navi e nelle vie Fradeletto e Trieste

«La nostra città sta pagando da tempo un caro prezzo, in termini di salute e di qualità della vita, per aver dato all’Italia sia il polo chimico di Porto Marghera che la tangenziale di Mestre, snodo viario nazionale che ha fatto grande il Nordest. Due infrastrutture che hanno contribuito allo sviluppo del Paese, ma sulle quali la città non ha mai potuto dire la sua e ha pagato un prezzo altissimo. L’indagine è davvero un lavoro di qualità, un esempio di collaborazione positiva tra enti e cittadini, che deve diventare un modello da replicare». Sia l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin che il dottor Rocco Sciarrone dell’Asl 12 e il professor Lorenzo Simonato promettono che ora l’indagine epidemiologica sugli effetti nocivi della tangenziale andrà avanti, per indagare anche cosa è successo sul fronte della salute dei mestrini dopo l’apertura del Passante e la riduzione del traffico in tangenziale, sceso da 180 mila mezzi giornalieri a poco meno di 100 mila (fonti è dell’associazione Cocit su dati forniti dalla Cav). Una questione che non tramonta: «Porto, aeroporto, traffico all’Aev Terraglio con i nuovi centri commerciali sono temi che vanno tenuti sotto controllo», avverte Diego Saccon. Diabete, asma, polmoniti sono da indagare ulteriormente per capire l’alta incidenza del primo e la bassa dei secondi ma che lo smog sia correlata con le malattie respiratorie è noto anche grazie ad una recente indagine epidemiologica svolta sui bambini di Dolo. Lo studio sui dati clinici sulla salute della popolazione andrà avanti, ma andranno avanti anche le campagne straordinarie di controllo della qualità dell’aria. Arpav e Comune, dicono Renzo Biancotto e Anna Bressan, stanno lavorando con centraline mobili a Murano, in centro storico. Altre due campagne interesseranno il passaggio delle grandi navi in bacino San Marco. In terraferma sorvegliata speciale sarà via Fradeletto, zona ad alto traffico. Il comitato residenti ieri ha protestato con Luciano Pescarollo: «Con 27 mila transiti giornalieri e la vicinanza alla tangenziale noi saremmo da considerare in fascia A. Per 20 anni ci è sempre stato detto che la Fradeletto si sarebbe svuotata. Ma gli egoismi di altre zone del centro non impediscono i transiti sotto le nostre finestre». Bettin ha ribattuto alla critica: «Questo non ha a che vedere con la ricerca; per via Fradeletto ci sarà una attenta analisi». Le centraline mobili arriveranno anche in via Trieste, a Marghera. (m.ch.)

 

Oltre dieci anni di proteste e attese Il Cocit: «Ora serve il corridoio ecologico» 

Una indagine richiesta fin dal 2002 e arrivata oltre un decennio dopo, quella sulla tangenziale. E la speranza oggi di veder concretizzarsi il sogno indicato dal Piano di assetto del territorio: «Un uso prevalentemente locale della tangenziale e la realizzazione del corridoio ecologico, anche con un’eventuale delocalizzazione di edifici», dice Diego Saccon. La richiesta è del coordinamento contro l’inquinamento da tangenziale. L’associazione ricorda: «Dobbiamo la realizzazione di questo importante studio alle capacità scientifiche e tecniche del Laboratorio di Sanità Pubblica e Studi di Popolazione dell’Università di Padova, del Dipartimento di Venezia dell’ARPAV e del Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 12 veneziana ma questa realizzazione è stata però resa possibile da due altri fattori: l’incarico conferito nel 2010 dal Servizio di Programmazione Sanitaria del Comune per l’esecuzione dello studio e la determinazione con la quale i cittadini che animano il CoCIT ne hanno sostenuto, a partire dal 2002, l’importanza di questo studio che ora dà ragione a chi in questi 11 anni ne ha difeso la necessità e dà torto a chi è stato detrattore dell’idea di realizzarlo e a chi ne ha procrastinato la realizzazione». Il Cocit continua: «L’indagine dà torto a chi ha realizzato la terza corsia senza valutazione d’impatto ambientale e senza monitoraggio ambientale dei cantieri, a chi voleva realizzare complanari e mini-complanari, a chi ha gestito l’emergenza trasportistica della tangenziale ma non quella ambientale. Molto probabilmente il rischio sanitario evidenziato da questo studio non è stato risolto dall’apertura del passante: attualmente transitano ancora in tangenziale in media 100.000 mezzi al giorno. Va mantenuto in continuo aggiornamento il monitoraggio ambientale e sanitario».

 

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