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Mira. Il Comune chiede uno studio epidemiologico sulla popolazione residente vicino ai fusti tossici

MIRA. «Il Comune di Mira è pronto ad avviare una complessa indagine epidemiologica con l’Asl 13 per quanto riguarda la discarica di ceneri di pirite di via Bastie e Bastiette a Dogaletto. Vogliamo capire quali danni i depositi inquinanti hanno recato alla popolazione residente e all’ambiente in 30 anni. Se è stato recato danno alla gente i responsabili devono pagare fino in fondo». A dirlo è Michele Gatti, l’assessore alla Protezione civile dell’ente locale, dopo un incontro in municipio in cui la ex Veneta Mineraria ha promesso di agire d’urgenza per sistemare l’area finita sott’acqua nell’ex canile dell’associazione “Mamma Rosa”, a causa delle copiose piogge degli ultimi giorni.

La richiesta di un’indagine epidemiologica arriva anche dalle forze di opposizione. In un’interrogazione urgente il consigliere della lista “Mira Fuori dal Comune” Mattia Donadel definisce nel dettaglio il problema.

«Le bonifiche e il disinquinamento immediato non bastano. Vogliamo capire quali sono state nel corso di oltre trent’anni le conseguenze sulla salute delle persone e anche della fauna e della flora che si trovavano accanto ai depositi. Di più: serve un’analisi dettagliata in un raggio di cinque chilometri dai depositi. Si ricostruiscano le malattie avvenute nelle famiglie e si capisca se vi è qualche nesso con la presenza degli inquinanti. Inquinanti che si possono disperdere sia con l’acqua che con l’aria. Le zone più a rischio, e quindi da monitorare con attenzione da parte dell’Asl 13, sono le frazioni di Malcontenta e Gambarare e la località di Dogaletto».

Donadel poi parla del rischio per la laguna:

«Le ceneri di pirite attraverso il canale Finarda finiscono in laguna. L’ex Veneta Mineraria, se sarà ritenuta responsabile di danni ambientali e biologici prolungati, deve risarcire tutto fino in fondo».

Il Comune di Mira è pronto a chiedere verifiche sanitarie accurate. La questione delle “terre rosse” si trascina da più di 30 anni, sono stati molti i procedimenti intentati nei confronti della proprietà che non ha avviato la bonifica del sito. Un accordo di qualche anno fa definiva competenze e tempi per la messa in sicurezza, la successiva bonifica e l’asporto del materiale (700 mila metri cubi) che, dopo un trattamento, potrà anche essere riutilizzato nell’industria. Dopo corsi e ricorsi si è arrivati al pronunciamento del Tar che lo scorso gennaio. La questione dell’intera bonifica dell’area verrà definita nei dettagli in un incontro che si terrà in Regione lunedì prossimo.

Alessandro Abbadir

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