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Il percorso per l’approvazione del progetto, tra burocrazia e contenziosi. A luglio le prime certezze

MESTRE. La fase delle osservazioni si è chiusa alla fine di gennaio con una decina di documenti presentati per valutare l’accordo di programma per la realizzazione del Palais Lumière. Solo uno, pare, quello fortemente contrario che porta la firma di Italia Nostra e altre associazioni ambientaliste contrarie al progetto della torre di 250 metri proposta da monsieur Cardin per la prima zona industriale. Ora si attende la valutazione delle osservazioni da parte della Conferenza dei servizi che la Regione deve convocare. In Comune, per ora, non risultano date di convocazione. Gli uffici di Urbanistica stanno preparando i loro pareri alle osservazioni. Del resto i tempi non saranno celeri e lo si è capito da un pezzo.

Prima ci deve essere la valutazione di impatto ambientale chiesta dalla commissione regionale Vas (Valutazione ambientale strategica) e lo studio Altieri e lo staff di tecnici che collabora con Cardin e Basilicati si sono già messi in moto per preparare la documentazione. Solo una volta ottenuta la valutazione di impatto ambientale e riunita la Conferenza dei servizi si passerà poi alla sottoscrizione definitiva dell’accordo di programma tra le parti, un passaggio che, ha già ribatito il Comune di Venezia, avverrà solo a fronte della certezza che il progetto si farà ovvero l’acquisto definitivo delle aree da parte di Cardin che in questi mesi dovrà anche assicurarsi il sostegno delle banche. È certo che luglio sarà il mese del gioco a carte scoperte. I proprietari delle aree prese in prelazione da Cardin attendono al massimo luglio per capire se la vendita si concretizzerà o meno. Poi servirà anche la ratifica dell’accordo da parte del Consiglio comunale veneziano. Ma lo scoglio più importante, resta al momento il confronto con il Ministero dei beni culturali sull’interpretazione data alla linea di contermine secondo cui questa coinciderebbe con la linea di battigia e i 300 metri prospicenti sarebbero vincolati. Interpretazione già rigettata dal Comune di Venezia con una lettera inviata al Mibac a marzo in cui si chiede un’interpretazione definitiva sull’impatto ambientale, portando a sostegno della tesi che il Palais non è in zona vincolata secondo il parere dell’avvocato Vittorio Domenichelli. Se passerà l’interpretazione ministeriale, ha spiegato l’assessore Ezio Micelli, il vincolo bloccherebbe tanti progetti attesi in città, da Porto Marghera all’università di via Torino. Oltre che il progetto della torre di 250 metri.

Mitia Chiarin

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