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FOTO ASOLO

 

FOTO MANIFESTAZIONE

 

Il Pat autorizza 350 mila metri cubi di nuove edificazioni previste tra la zona collinare e la pianura. La giunta prepara il via libera già per il consiglio di mercoledì: l’opposizione annuncia battaglia

ASOLO. Una colata di cemento con fabbriche, villette, condomini. Asolo rischia di cambiare volto. Per sempre. Il piano di assetto del territorio in via di approvazione accende lo scontro tra la giunta Baldisser e l’opposizione, con la Marca a guardare alle scelte dell’amministrazione comunale come un grande punto interrogativo. Presentato mercoledì sera agli addetti ai lavori durante la commissione urbanistica dal vicesindaco Federico Dussin ai capigruppo di minoranza, il nuovo piano di assetto del territorio non ha certo trovato larghe intese, nè accontentato tutti. Alla riunione erano assenti il sindaco Loredana Baldisser e tutti gli altri componenti della giunta, che ha bisogno di rimanere compatta sul tema per non sfaldarsi. La maggioranza ha indicato tra i punti principali del Pat la nuova area industriale, lungo la strada statale Bassanese a Casella.

Il piano. Non si tratta più solo di 57 mila metri quadri, previsti per l’ipotetico ampliamento della Fashion Box Replay (la storica azienda potrebbe triplicarsi), ma di un’area molto più ampia – di 30 ettari – con possibilità di costruire capannoni per 150 mila metri quadri, tutti con altezza di 10 metri. Altre fabbriche, qualora ce ne fosse ancora bisogno. A questi si vanno a sommare 135 mila metri cubi per nuove edificazioni a scopo residenziale che si aggiungono ai 150 mila cubi già previsti dal precedente Prg. Residenze, condomini, appartamenti, proprio ai piedi della Rocca. In totale, quindi, un’operazione che sfiora i 350 mila metri cubi di nuove edificazioni ai piedi della collina, una vera e propria enorme colata di cemento. Quanto basta all’opposizione per definirla «un’operazione di devastazione del territorio che non ha senso», specialmente per un centro come Asolo le cui attrazioni principali per i turisti sono proprio il paesaggio collinare, l’ambiente, la storia e l’arte.

Cittadini esclusi. Dopo aver esposto tutte le riflessioni e le osservazioni del caso le minoranze hanno chiesto che il Pat venga almeno presentato alla cittadinanza prima di essere portato in consiglio comunale. Ma il vicesindaco Dussin e gli altri tre componenti della maggioranza presenti in commissione mercoledì sera (il capogruppo Fabio Feltracco e i consiglieri Alessando Botter e Davide Feltracco) hanno respinto la richiesta, votando contro. Niente partecipazione, nessuna informazione: l’opposizione ha ricordato ai leghisti, alla guida dell’amministrazione, che alle urne la trasparenza e la comunicazione erano state sbandierate come elementi imprescindibili. Ma a distanza di quattro anni non è mai stato fissato un incontro pubblico sul tema del Pat, diventato in queste ore sempre più rilevante. I cittadini potranno quindi conoscere le previsioni del Pat solo con la pubblicazione della prossima delibera di adozione, che è stata già inserita nel consiglio comunale fissato per mercoledì prossimo, ed avranno solo 30 giorni di tempo per presentare eventuali osservazioni. Che non saranno vincolanti e non saranno esaminate e neppure discusse in consiglio comunale poiché la procedura prevede che la competenza sarà soltanto della Conferenza dei Servizi a cui partecipa il sindaco o l’assessore. Ma per i residenti è importante proteggere il loro territorio.

«Stop al cemento». «L’«ennesima cattedrale di cemento» ha fatto scattare da ieri mattina una mobilitazione per la salvaguardia del territorio e dell’ambiente fatta di appelli e petizioni sui social network dove i cittadini stanno già esprimendo un forte dissenso contro le decisioni della giunta. Nel nuovo strumento urbanistico in pratica si parla della possibilità di costruire 150 mila metri quadri di capannoni e più di settecento case (di 400 metri cubi ciascuna) oppure più di mille appartamenti (di 90 metri quadrati). Si tratta di previsioni che si pongono in contrasto con le direttive della stessa Regione e del governatore Luca Zaia, che aveva espressamente imposto lo stop al cemento.

Spunta la petizione. E ieri pomeriggio il caso è approdato all’interno della Fondazione Benetton a Treviso durante la presentazione del libro «Azione popolare, cittadini per il bene comune» dello scrittore e docente universitario Salvatore Settis. Con tanto di petizione nelle mani di Vittorio Zaglia, ex segretario della sezione di Asolo di Italia Nostra, che l’ha consegnata allo scrittore. «È una raccolta fime contro l’adozione del Pat, il nostro territorio è sacro e non si tocca», sono le parole di Zaglia, «è il futuro per i nostri figli e nipoti». Secondo il docente, riporta Zaglia, «è uno dei tanti casi in Italia che rappresentano la differenza tra ciò che succede e ciò che dovrebbe essere: i cittadini siano parte attiva in questa protesta».

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La campagna via Facebook:  «Giù le mani dalle colline»

“Insieme” lancia l’appello a tutti coloro che amano la città di Eleonora Duse

ASOLO. Una campagna lanciata via web per salvare uno dei borghi più belli d’Italia. L’appello è del gruppo di minoranza “Insieme per Asolo”: giù le mani dalla città. La contestazione è chiara e diretta: no all’adozione del nuovo piano di assetto del territorio (Pat). Il giorno dopo la presentazione del piano stesso alla commissione urbanistica parte la chiamata a raccolta. “In difesa di Asolo”, il titolo dell’appello. Destinatari tutti quelli che «amano Asolo e il suo paesaggio, che conoscono il suo centro storico e a tutti coloro che apprezzano queste colline e la campagna circostante, a tutti coloro che considerano questa città il proprio personale “posto delle fragole”». Dopo l’illustrazione del linee guida del Pat mercoledì sera “Insieme” si mobilita per “salvare Asolo”. Ieri mattina l’appello è stato lanciato sul web, diffuso sul profilo facebook del gruppo.

«In queste settimane si sta consumando, nel più assoluto silenzio, la scelta del nuovo piano di assetto del territorio: nessuna pubblica assemblea o forma di pubblicità e nessun tipo di partecipazione è stato attivato». Il Pat presentato dal vicesindaco Federico Dussin prevede la possibilità di realizzare 285 mila metri cubi di nuova edificazione residenziale. Per “Insieme” «rovescia sulla campagna e sulle colline asolane poco più di un milione di nuovi metri cubi di cemento, tra edilizia residenziale e insediamenti industriali. Come se coprissimo di villette e condomini lo spazio di ventisette piazze San Marco a Venezia».

Settecento nuove villette o mille appartamenti.

«Ne abbiamo veramente bisogno? È questo lo sviluppo che intendiamo? È questa la vocazione di un territorio come quello di Asolo?», si chiede e chiede il gruppo consigliare, «Basta guardarci attorno e siamo circondati da un paesaggio devastato di case e capannoni senza soluzione di continuità. Una buona parte di questi volumi sono sottoutilizzati o addirittura abbandonati e non trovano domanda sul mercato».

Il futuro di Asolo? Seguendo le linee indicate da questo Pat per i consiglieri Moris Dametto e Daniele Ferrazza si va nella direzione di un «generico e incoerente ulteriore sviluppo edilizio, manca un piano strategico che valorizzi la storia, la cultura, l’ambiente, il paesaggio, le produzioni agricole di qualità, le attività produttive ad alto valore aggiunto e il terziario avanzato». Parlano di

«delitto» e «scempio», compiuti «dall’attuale amministrazione comunale, espressione del partito della Lega, eletta nel 2009 con il 36% dei voti e che ha poi perduto per strada tre dei suoi dodici consiglieri. A meno di dodici mesi dalla scadenza del proprio mandato».

Nel Pat, a dire di “Insieme”, non si trova alcun cenno per quanto riguarda la valorizzazione del centro storico, della tanto discussa zona a traffico limitata e dei parcheggi diventati un’agonia per i residenti.

«Pensiamo che la scelta del nuovo piano di assetto del territorio di Asolo debba essere lucida, trasparente, frutto di un’elaborazione alta e partecipata: alla discussione devono contribuire i cittadini, le associazioni, gli urbanisti, le università di tutta Italia», conclude il gruppo, «Soprattutto, deve essere un cantiere sempre aperto alle nuove idee, ai molti giovani che portano un approccio originale, ai contributi che possono venire dalle migliori intelligenze che il territorio sa esprimere».

Vera Manolli

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