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Ambientalisti, categorie produttive, intellettuali e abitanti tutti contro la Lega

La Giunta accetta di ritirare il piano da un milione di metri cubi di edifici
 
Il ministro Clini: «Basta consumo del suolo, il paesaggio va tutelato»

ASOLO – La notte ha salvato Asolo. La città era in pericolo. La notte di ieri è stata particolarmente lunga e sofferta per i suoi 9450 abitanti che, da mesi, aspettavano di sapere se, davvero, la loro Asolo, la perla dei colli trevigiani, sarebbe stata vittima di una colata di cemento spaventosa: 300 mila metri quadri, di cui 285 mila metri cubi industriali, di nuove edificazioni, a cui vanno aggiunti i 150 mila già recepiti nel vecchio Piano regolatore. Il destino del gioiellino trevigiano – in cui basta mettere piede una volta per perdersi nei sospiri di Eleonora Duse, sepolta qui, o nei versi dell’“Asolando” del vittoriano Robert Browning – appeso a una somma matematica che, in un batter d’occhio, poteva cambiare l’assetto di questa piccola città, amata e raccontata il tutto mondo per le sue 29 ville venete e la sua tipica unicità. Il consiglio comunale riunito ieri a Palazzo Beltramini si annunciava di fuoco. La giunta, vista la contrarietà pubblica ha fatto un intelligente passo indietro, annunciando il temporaneo ritiro del Pat, per tornare a illustrarlo e discuterlo con i cittadini nelle riunioni frazionali. Un dietrofront morbido che potrebbe anche portare a un accantonamento dell’odiato progetto. Nell’area fra piano e collina, ai piedi di uno dei borghi più belli del nostro Paese, il progetto prevede settecento villette, o, in alternativa, un migliaio di appartamenti. Il resto sarebbe destinato a capannoni. Ma ad Asolo, come dappertutto, gli imprenditori, complice la crisi, attaccano cartelli con su scritto “vendesi” e “affittasi” all’entrata dei loro capannoni. Stanno inoltre calando i residenti, compresi gli immigrati, che, se fino al 2010 avevano dato il loro contributo all’aumento della popolazione, ora fanno le valigie e meditano di andare altrove. Non si sa per chi verrebbero costruite tutte queste case e cosa produrrebbero tutte queste industrie. Una sorte fredda come il cemento è scritta nelle pagine di un Piano regolatore approvato dalla giunta leghista guidata dal sindaco Loredana Baldisser. La storia è cominciata alcuni mesi fa, quando il Comune ha accettato la richiesta della Srl «Agribox» (azienda dedicata alla coltivazione di cerali, legumi da granella e semi oleosi) di trasformare 57 mila metri quadri di terreno agricolo, che corre davanti a Villa Rinaldi Barbini, in una nuova area industriale. Il tutto in cambio di un versamento di 960 mila euro nelle casse dell’amministrazione, di cui 300 mila da versare entro al fine del 2012 per non sforare il patto di stabilità. Nessuno, fino alla settimana scorsa, immaginava che questo potesse essere solo l’inizio. Le cose si sono complicate ancor di più quando la giunta ha presentato il piano moltiplicato, con i 285 mila metri cubi di nuove residenze e 30 ettari da strappare all’agricoltura per dare vita alla nuova area industriale. Uno scempio, a detta degli abitanti che scendono in piazza e si ribellano temendo di vedere violentata, sotto i loro occhi, quest’opera di natura e bellezza che vuole rimanere tale ancora a lungo. In pochi giorni, la petizione non-stop “In difesa di Asolo” ha raccolto oltre 500 firme, con le adesioni di Edoardo Salzano, tra i più celebri urbanisti italiani, Marco Tamaro, direttore della Fondazione Benetton, e di Mario Pozza presidente di Confartigianato, ma tutte le categorie produttive si sono schierate, per ora vanamente, contro l’operazione della giunta leghista. A schierarsi contro anche Laura Puppato, senatore del Pd, che ha rimproverato i suoi colleghi politici per questa azzardata cementificazione della campagna, e lo stesso presidente della Regione Veneto Luca Zaia, leghista come il sindaco Baldisser, sorpreso dalla “mole” di cemento che potrebbe trasformare Asolo in una piccola Sesto San Giovanni. Il governatore ha chiesto al Comune di fermarsi: «Nel Veneto si è costruito troppo». Addirittura il celebre quotidiano britannico “Guardian” ha dedicato un servizio alla questione, non nascondendo un tono di incredulo stupore. La corrispondente da Roma Lizzy Davies la definisce, come spesso si fa con orgoglio, la “città dai cento orizzonti”, la “perla di Treviso” dotata di una “bellezza che ha stregato per secoli”. Basta chiudere gli occhi e pensare a cos’era e com’era Asolo ai tempi della corte della regina di Cipro, Caterina Cornaro, a cosa fantasticava Giorgione guardando le sue colline, e poi al Canova, all’esploratrice Freya Stark, e a Carlo Scarpa, che di fronte alla minacciosa colata di cemento degli anni Settanta, disse: «Mi batterò con la mitraglia». Erano gli anni di un minacciato piano regolatore che prometteva disastrui contro cui si schierò coin corsivi di fuoco anche Indro Montanelli. Senza contare le tante battaglie di Sergio Saviane per l’Asolano. Tant’è, forse bisognava aspettare i paladini della veneticità per veder massacrare uno degli angoli più belli del Veneto. Ora il dietrofront.

Silvia Zanardi

L’AMBIENTE MINACCIATO»LA BATTAGLIA CONTRO IL CEMENTO

«Il valore economico del paesaggio di Asolo deve guidare le decisioni relative a un ulteriore consumo di suolo per fini industriali». Lo dice il ministro veneto dell’Ambiente Corrado Clini su twitter intervenendo sulla polemica che riguarda la salvaguardia del pregiato borgo storico del trevigiano. «La provincia di Treviso», aggiunge Clini «è popolata di capannoni industriali che fanno parte di una storia di sviluppo che sembra superata nei fatti». La prospettiva di una grande espansione di edilizia industriale nel territorio asolano sta suscitando grandi polemiche e preoccupazioni da parte degli ambientalisti, dei residenti, di molte forze politiche e sociali e di quanti hanno a cuore il futuro del gioiello della Pedemontana veneta e in questi giorni il dibattito sta infiammando anche il web.

Asolo, la retromarcia. Salta il consiglio sul Pat.
 
Centinaia di cittadini a manifestare prima del consiglio: «Sindaco, ci ripensi»

Vertice con i capigruppo, poi il rinvio della seduta. Piano presentato ai 50 rimasti

ASOLO – Un’ovazione manco avesse segnato la nazionale: Pat rinviato e giunta sconfitta. È stato questo l’esito del consiglio comunale (abortito prima del via) di ieri sera. Con un piano già contestatissimo che prima dovrà passare al vaglio della cittadinanza per tornare poi in aula. «Il Pat non s’ha da fare», era il monito di quanti si sono riuniti con striscioni, cartelli, volantini e megafoni davanti a Palazzo Beltramini. Strapieno come non mai, con centinaia di cittadini a partecipare quasi attivamente alla discussione. I più giovani, fuori dall’aula, reggevano dei cartelli indicanti l’area incriminata con il messaggio «Sindaco, ci ripensi», e due striscioni con «Asolo è il nostro futuro» e «Giù le mani da Asolo». Già prima dell’inizio erano volate parole grosse, con assessore e consiglieri apostrofati dai manifestanti. Tutti aspettavano il Pat, ma la sorpresa era in agguato: la maggioranza, compresa la malparata, ha fatto quadrato prima di entrare. Concorde il verdetto: meglio non schiantarsi. Così il sindaco Loredana Baldisser si è rifugiata in corner, convocando i capigruppo per evitare di ritrovarsi a battagliare. Un viavai irrefrenabile ha contraddistinto la riunione, sfociata però in una fumata grigia: rinviato l’intero consiglio comunale, il Pat non finisce in discussione. Baldisser ha letto il documento stilato in pochi minuti osservando che «per me sono importanti due punti: l’appoggio della Provincia e quello dei cittadini». Il cortocircuito, allo stato dell’arte, era inevitabile. La giunta leghista ha rilanciato sul tema, proponendo l’immediata presentazione pubblica del piano, in virtù della massiccia adesione della cittadinanza. Idea rigettata dalle minoranze, che hanno chiesto un’adeguata informazione e una sala capiente, magari al Teatro Duse, prima di andarsene. «Il centro storico non verrà toccato», ha spergiurato il sindaco, «la nostra comunque non è una retromarcia, semplicemente serviva un’occasione concreta per presentare il Pat». Dopo l’annuncio del rinvio politico i cittadini hanno lasciato la sala. Solo in 50 sono restati ad ascoltare l’urbanista del Comune, chiamato per illustrare il piano che rischia di rivoluzionare Asolo.

Vera Manolli

La Marca dei capannoni inutili almeno 4 su 10 restano vuoti
 
Già prima della crisi, nel 2007, un quarto del patrimonio immobiliare industriale era abbandonato

Zaia aveva promesso una moratoria: «Basta cemento». Ma la Provincia invoca nuovi insediamenti

TREVISO – Quattro capannoni su dieci vuoti. E prestissimo saranno la metà esatta, avvertono gli esperti. Quaranta milioni di metri quadri; cioè l’intera superficie di Oderzo, trequarti abbondanti del capoluogo Treviso. Senti le associazioni di categoria, o gli immobiliaristi, ed è un pianto greco. A Treviso e hinterland, nel 2012, hanno chiuso 450 imprese artigiane, altre 170 hanno abbassato la serranda nel solo Coneglianese. In riva al Sile, la cittadella della Chiari e Forti a Silea è un simbolo. E ovunque, dalla strda Ovest del capoluogo all’ultima zona industriale del più piccolo comune pedomontano, là dove c’erano aziende fiorenti e capannoni impregnati di febbrile attività, per dirla alla Celentano, oggi ci sono solo cartelli e striscioni “vendesi” e “affittasi”. Non è stato il governatore Luca Zaia, pochi mesi fa, a lanciare la moratoria di capannoni e case? «Nel Veneto si è costruito troppo non possiamo continuare così», ama sempre ribadire sul punto, il presidente della giunta regionale, «è necessario fermarsi, e questo vale sia per i capannoni industriali che per le abitazioni. Piuttosto, diamo valore al recupero di volumi esistenti». E ancora: «Non possiamo continuare a sfigurare il paesaggio, a consumare territorio, a offre il destro a speculazioni che oggi, tra l’altro, non hanno più mercato e provocano un danno ancora più grave, perché il patrimonio esistente, a fronte di nuove costruzioni, si svaluta e perde valore». I dati sulle aree industriali della Marca sono agghiaccianti: 1.077 erano quelle censite, fra 2007 e 2008, dai tecnici che hanno redatto il piano Territoriale di coordinamento provinciale, con la relazione di metà 2008. Il piano sarà infine approvato definitivamente nel 2010. Allora la Marca aveva 80 milioni di metri quadri (1 volta e mezza la superficie del territorio comunale di Treviso) ricoperta da capannoni. Erano i tempi del boom prodotto dalla legge «Tremonti 2», quella delle agevolazioni fiscali (sostanzialmente detassava parte dei costi di costruzione) a chi costruiva centri direzionali, stabilimenti industriali e ipermercati. Ma di questi 80 milioni – e stiamo parlando di 2007/2008, dunque prima della crisi – almeno 20 milioni erano inutilizzati. Il 25 per cento esatto, in tempi in cui nessuno poteva nemmeno immaginare il ciclone della crisi innescata dai subprime d’Oltreoceano e dal crac di Lehmann Brothers, che imperversa ancora oggi senza che si intraveda la fine del tunnel. Adesso quel 25% è quasi raddoppiato, sotto la morsa della crisi. Numeri talmente eclatanti che si fatica a capire dove i professionisti che hanno redatto i vari Pat dei comuni della Marca abbiano potuto solo intravedere la necessità di nuovi insediamenti industriali e artigianali. E dice tutto che la stessa Ikea, che pure aveva premuto per il nuovo megastore di Casale, abbia congelato il piano di sviluppo, rinviando tutto a data da destinarsi, e comunque alla fine del decennio. Non deve stupire se in questo quadro, a Treviso, l’attenzione al tema del paesaggio e della difesa della (poca) campagna rimasta abbia contagiato le stesse categorie: ad eccezione degli industriali, le altre associazioni hanno firmato, fra 2011 e 2012, un protocollo con i tre sindacati confederali, in cui chiedevano il ripensamento del modello di sviluppo espansionista coltivato sin qui, e bocciavano alcuni dei grandi progetti in discussione allora. «Ricostruire, riqualificare, riciclare, riutilizzare: devono essere queste adesso le parole chiave», ribadisce Guido Pomini, presidente provinciale dell’Ascom . E le possibili ripercussioni su edilizia e indotto, travolti dalla crisi? C’è chi teme, ed è la linea leghista, da Asolo a Vedelago alla Provincia, che senza offerte di cubatura e metri quadri dove insediarsi si rischi la fuga di chi cerca nuovi spazi. Ma molti oppongono la necessità di ripensare lo sviluppo, privilegiando o recuperi, demolizioni dove occorre, riqualificazioni, riusi. Il caso Asolo, anche per la celebrità del borgo, uno dei più belli d’Italia, fra i pochissimi conosciuti in tutto il mondo, con una storia e una momoria che fanno invidia alle stesse capitali culturali italiane, ha innescato reazioni a catena. Dopo ambientalisti, critici d’arte, paesaggisti, partiti del centrosinistra, e nomi illustri della cultura, ieri anche il consigliere regionale Antonio De Poli (Udc), che oltre ad aderire alla campagna di raccolta di firme contro il Pat in votazione ieri sera chiede al governatore Zaia di intervenire per fermare «chi vuole deturpare questo gioiello del Veneto». In una nota dice «che se c’è chi Oltremanica si batte per difendere Asolo, a maggior ragione dobbiamo farlo noi veneti, contro una scelta leghista, che rischia di incidere negativamente sul futuro di un borgo che tutti ci invidiano».

Il Touring Club: via la bandiera arancione
 
Anche l’associazione dei “Borghi più belli” pronta a revocare il riconoscimento. Presto un sopralluogo

ASOLO – Guerra al Pat: Touring Club e Borghi più d’Italia sono pronti a revocare il marchio di qualità turistico ambientale assegnato ad Asolo. Per i due club il ritiro della bandiera arancione assegnata nel 2005 dal Touring e nel 2002 quello della denominazione “Borgo più bello d’Italia” saranno immediati se l’impatto ambientale verrà stravolto dal nuovo patto di assetto del territorio presentato dalla giunta Baldisser. Così la città dei cento orizzonti perderebbe i riconoscimenti, conquistati in poco più di 10 anni, di qualità, bellezza e storicità e che hanno portato Asolo a diventare un’eccellenza a livello mondiale. «Sicuramente chiederemo tutti gli atti amministrativi e un colloquio con il sindaco», annuncia il presidente di Borghi d’Italia, Fiorello Primi, «Il passo successivo sarà quello di fare un sopralluogo per verificare la zona su cui vorrebbero costruire questa nuova area industriale e capire se l’impatto possa effettivamente danneggiare il paesaggio». «Siamo molto preoccupati per la scelta di questa amministrazione comunale»,confessa il direttore delle strategie territoriali del Touring club italiano, Marco Girolami, «Prima di tutto ci vuole un grande rispetto per il patrimonio culturale e ciò per il nostro club è importante: è fondamentale la promozione di un modello di sviluppo che premi e valorizzi il territorio». Presto i rappresentanti delle due associazioni faranno un sopralluogo in città. «Il sindaco dovrà motivare e spiegare seriamente questo tipo di decisione», dichiara Primi, « Ovvio che a seguito di numerose segnalazioni che ci sono arrivate in questi giorni da vari cittadini faremo un controllo sul campo. Andremo a verificare tutti i requisiti e se la nuova area è davvero dannosa per l’impatto visivo con conseguenze sul paesaggio si procederà con l’espulsione dal nostro club». Stop al cemento, chiedono tutti. «Bisogna bloccare il consumo del territorio: meno cemento, più valorizzazione del paesaggio», continua il presidente di Borghi più belli d’Italia, «È una follia costruire devastando in questo modo l’ambiente e questo va solo contro alla bellezza del territorio, del paesaggio e contro alla storia di una città di questo livello». (v.m.)

Il «Saccheggio di Asolo» apre il sito del Guardian
 
l’intervento della stampa inglese

ASOLO. Si scatena la polemica anti-Pat sulla stampa inglese. E sul sito del quotidiano The Guardian ieri è apparso l’articolo: «L’Italia si mobilita contro il saccheggio di Asolo». «La perla di Treviso è una cittadina idilliaca amata dal poeta Robert Browning e che ora il suo sviluppo futuro è al centro di uno scontro», scrive il quotidiano più autorevole della stampa inglese, «la cittadina di Asolo al NordEst dell’Italia la cui bellezza è conosciuta da secoli e la scorsa settimana il governo Lega Nord della cittadina ha presentato un piano per nuove costruzioni e per una vicina area industriale. Il sindaco Loredana Baldisser, riporta il giornale « ha dichiarato: “è necessario per lo sviluppo del territorio”». Ma il programma di costruzioni che sarà votato dai politici locali mercoledì sera «ha provocato una reazione furiosa sulla Baldisser da parte delle opposizioni e di molti residenti che contestano la necessità l’inutilità di questo consumo del territorio in un area famosa per le sue bellezze naturali. Le intenzioni della giunta asolana sembrano andare in contrasto con quanto dichiarato l’anno scorso dal presidente Luca Zaia della Lega Nord di fermare le costruzione nella regione». La vicenda in questi giorni ha appassionato anche la stampa nazionale, riuscendo addirittura ad arrivare in tutta Europa. (v.m.)

Realacci: un freno ai palazzinari, non sono il futuro della città  

ASOLO – All’appello “In difesa di Asolo” si aggiunge la voce dell’onorevole Ermete Realacci. La petizione online, promossa dal gruppo consiliare di minoranza “Insieme per Asolo”, ha raccolto l’adesione di Realacci, presidente onorario di Legambiente ed esponente del Partito Democratico. «È una decisione profondamente sbagliata quella adottata dall’attuale amministrazione», dichiara l’onorevole noto per le sue battaglie in difesa del patrimonio ambientale, «È un’operazione come dicono a Roma da palazzinari, è un modo di far cassa distruggendo il nostro territorio. Gli oneri di urbanizzazione devono essere utilizzati per valorizzare il territorio non certo per distruggerlo». Di recente il deputato ha presentato una proposta di legge sulle norme per il contenimento dell’uso del suolo e la rigenerazione urbana. «Frenare il consumo del suolo», conclude Realacci, «è una priorità per il nostro Paese con un territorio già fragile dove secondo l’Ispra si consumano 8 metri quadri si suolo al secondo. Per la città di Asolo questo è sicuramente il modo sbagliato di costruire il suo futuro a livello ambientale e turistico». Contro l’adozione del Pat e a sostegno della petizione in difesa di Asolo si schiera anche il senatore dell’Udc Antonio De Poli, che si appella al governatore del Veneto. «Chiedo al presidente Zaia di intervenire», dichiara , «chi ama il Veneto non può che remare contro una decisione che rischia di distruggere per sempre un gioiello della nostra regione. La società civile può fare la sua parte: l’amore dei turisti di tutto il mondo per questo angolo meraviglioso del Veneto può aiutarci ad accendere i riflettori su una decisione che rischia di distruggere il futuro di uno dei borghi più belli d’Italia». Intanto si allunga la lista di sostenitori: dopo lo scrittore Salvatore Settis, l’urbanista Edoardo Salzano, l’europarlamentare Andrea Zanoni, la CoVePa, lo Spi Cgil, le associazioni di categoria (Confartigianato AsoloMontebelluna, Ascom, Cna e Coldiretti), si aggiunge anche l’ex presidentessa Fai Ilaria Borletti Buitoni . (v.m.)

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