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Tonnellate di rifiuti tossici usate per strade e parcheggi sotto inchiesta i vertici dell’azienda di Zero Branco e il castellano Loris Guidolin dell’Adriatica costruzioni

l’appalto dei veleni – Un’altra tegola sul capo dei lavoratori già alle prese con la cassa integrazione

BOMBA ECOLOGICA – Miscelati con il cemento arsenico, cromo e cobalto

IL RETROSCENA – Coinvolte nel giro di scorie altre due imprese venete

CONTROLLI del Noe nel cantiere di via Musestre che è sorto lungo la A4

IL BLITZ dei carabinieri nella sede della Mestrinaro a Zero Branco culminato nel sequestro di documenti e materiale

SOTTO ACCUSA – In quel cantiere di via Musestre tonellate di inerti non bonificati

VENEZIA – (mf) Nel mirino dei carabinieri, per il momento, è finito in particolare il cantiere di via Musestre a Roncade, quello in cui la Mestrinaro ha operato direttamente per la costruzione della terza corsia dell’A4, nell’ambito del primo lotto dei lavori che comprende il tratto da Quarto d’Altino a San Donà. Sei i sondaggi eseguiti sul materiale utilizzato che hanno rivelato il superamento significativo dei “valori-soglia” fissati dalla normativa in relazione a nichel, cromo, vanadio e cobalto. Sotto accusa c’è un “misto-cemento stabilizzato”, detto Rilcem, che viene impiegato in attività di ripristino ambientale e nella realizzazione dei sottofondi stradali. Secondo gli investigatori, la Mestrinaro non avrebbe effettuato alcun trattamento di bonifica, conseguendo un notevole risparmio sui costi di corretto smaltimento e nel contempo riuscendo a immettere nel mercato il materiale a prezzi concorrenziali.

Una bomba ecologica sotto la terza corsia della A4. E la Mestrinaro SpA di Zero Branco c’è dentro fino al collo, almeno a giudicare dagli accertamenti del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, al termine di una vasta operazione sul trattamento dei rifiuti. L’operazione infatti chiama in causa soprattutto l’azienda trevigiana dove è stato effettuato un consistente sequestro. Tutto era partito da una verifica, svolta con l’Arpav, su 5900 tonnellate di scarti dell’edilizia che dalla ditta Intesa 3 erano stati destinati agli impianti di recupero gestiti da Superbeton SpA di Ponte della Priula. In questi rifiuti, secondo quanto hanno accertato i pm Gava e Terzo, erano state trovate tracce di arsenico, piombo, rame, mercurio, floruri e altri minerali. Tutto materiale che non poteva essere gestito dalla ditta trevigiana in quanto le contaminazioni erano superiori ai limiti di legge. Una terza società, la Adriatica strade e costruzioni generali, avrebbe poi girato alla Mestrinaro 11.780 tonnellate di rifiuti provenienti da un cantiere di Mestre che anche in questo caso avevano un elevato livello di arsenico. A questo punto sono scattati i controlli e i carabinieri hanno scoperto che la Mestrinaro, tra il 2010 e il 2012, aveva ricevuto circa 40mila tonnellate di materiale inquinato. «Tutti questi rifiuti -hanno spiegato i carabinieri- in parte provenienti da alcuni cantieri di Mestre e Marghera oppure tramite Superbeton e Adriatica costruzioni, erano costituiti da terre, rocce da scavo e scorie derivanti da combustione contenenti sostanze contaminanti. Il materiale non veniva adeguatamente filtrato e veniva così creata una mescola non in grado di inertizzare i rifiuti».
Da questo processo di lavorazione si otteneva un composto che non poteva essere utilizzato, come invece è accaduto, per rampe, parcheggi o sottofondi stradali. «Come se non bastasse -ha aggiunto il capitano Donato Manca- la Mestrinaro ha spacciato e trasportato con la qualifica Rilcem (un misto cementato, ndr) mescole che contenevano altre sostanze inquinanti come vanadio, cobalto, nichel e cromo con valori che superavano la soglia. E ha poi commercializzato e immesso nell’ambiente inquinanti, limitandosi a mescolarli con calce, cemento e altri rifiuti». Da qui sono scattate le 5 denunce per traffico illecito di rifiuti contestata a Maurizio Girolami, veneziano della Intesa 3, a Loris Guidolin, di Castelfranco, responsabile della Adriatica, a Mario e Lino Mestrinaro, residenti a Zero Branco e a Italo Bastianella, responsabile ambiente della ditta.

Giampaolo Bonzio

IL COMUNE DI RONCADE«Autovie faccia subito chiarezza» anche la Rubinato vuole risposte

RONCADE – Anche l’amministrazione comunale di Roncade, facendosi portavoce delle preoccupazioni diffuse tra la popolazione in merito alla presenza di rifiuti tossici, si è mossa subito inviando nel pomeriggio di ieri una comunicazione ad Autovie Venete per avere al più presto delucidazioni sulla vicenda. «Dopo aver appreso dell’indagine su un bitume che potrebbe contenere rifiuti tossici –spiega il sindaco Simonetta Rubinato– abbiamo contattato il responsabile di Autovie per chiedere che venga fatta chiarezza sui materiali utilizzati nel cantiere della terza corsia, che per 9 km riguarda anche il nostro territorio. E seguiremo attentamente gli sviluppi».

L’EUROPARLAMENTARE – Da Zanoni l’appello al governatore «E adesso basta concessioni»

TREVISO – «È fondamentale che gli inquirenti stiano indagando sul traffico di rifiuti pericolosi che hanno portato al blitz di mercoledì alla Mestrinaro di Zero Branco. Mi auguro che, parallelamente, l’Arpav intervenga per scongiurare qualsiasi inquinamento ambientale, a tutela dei cittadini». È il commento dell’eurodeputato Andrea Zanoni, membro della commissione Ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare al Parlamento europeo, dopo il blitz del Noe. «Invito invece il governatore Zaia -ha poi chiuso Zanoni- a prendere una decisione sensata non concedendo per la terza volta il via libera al centro per il trattamento di rifiuti speciali sempre della Mestrinaro».

RESIDENTE – Luisa Marchioro lancia nuove accuse all’azienda

AMBIENTALISTA – Gino Spolaore si batte da anni contro gli effetti dell’ inquinamento

MEMORIA – Giuseppe Massaccesi chiede di trasferire le lavorazioni pericolose

I RESIDENTI DELLA BERTONERIA – Zero Branco schiuma rabbia «Ci è venuta la pelle d’oca»

Gli scioccanti risultati del blitz alimentano la tensione tra la gente «Intollerabile stoccare sostanze del genere a pochi passi dalle case»

«Dopo il blitz dell’altra mattina speriamo che le autorità si rendano conto che viviamo a pochi metri da una vera e propria bomba ecologica». Monta la rabbia tra gli abitanti della località Bertoneria a Sant’Alberto di Zero Branco che si battono contro l’attività della Mestrinaro Spa che tratta terre inquinate da bonificare per poi riutilizzarle come sottofondi stradali o in opere pubbliche. «I materiali tossici -dice Giuseppe Massaccesi, 77 anni, residente in via Sant’Antonio- devono trovare una diversa collocazione che non sia quella della lavorazione a ridosso delle abitazioni della Bertoneria. Abbiamo sempre detto che non abbiamo niente contro la famiglia Mestrinaro. Quello che interessa alle famiglie è vivere in un ambiente sano. Per anni abbiamo sopportato rumori notturni e polveri della lavorazione degli inerti. Di rifiuti speciali contenenti pericolose sostanze chimiche non ne vogliamo proprio sapere». In zona Bertoneria si parla anche di una forte incidenza di malattie tumorali. Niente di accertato ancora su base clinica e scientifica, ma ne fa cenno Luisa Marchioro, 55 anni, tre figli, che abita a pochi metri dalla Mestrinaro. «Mi sto curando da anni ormai. L’oncologa che mi segue non è certa che ci possa essere un collegamento diretto tra la mia malattia e la vicinanza con i rifiuti pericolosi. Mi ha però detto che sarebbe opportuno venisse fatta una ricerca scientifica. Dispiace quando si parla di posti di lavoro a rischio per gli operai della Mestrinaro, però la salute della gente deve venire prima di tutto». Di bomba ecologica parla anche Gino Spolaore ambientalista della Bertoneria: «Fa venire la pelle d’oca leggere quello che i carabinieri del Noe hanno trovato nella perquisizione fatta alla Mestrinaro. Un mix di sostanze chimiche ad alto contenuto tossico stoccate a pochi metri da dove si coltivano il radicchio rosso e gli asparagi e dove ci sono le falde acquifere». Intanto le organizzazioni sindacali cui aderiscono il centinaio di lavoratori della Mestrinaro sono mobilitate per cercare di contenere il pericolo di un ulteriore ricorso alla cassa integrazione fatta dall’azienda negli ultimi mesi.
I VICINI DELL’AZIENDA – Esplode la rabbia: «Viviamo accanto a una bomba ecologica»

«Viviamo a pochi metri da una vera e propria bomba ecologica». Sono furenti gli abitanti di Zero Branco che da anni convivono con l’attività della Mestrinaro Spa. «I materiali tossici – dice Giuseppe Massaccesi, 77 anni – devono trovare una diversa collocazione che non sia quella della lavorazione a ridosso delle abitazioni della zona. Quello che interessa alle famiglie è vivere in un ambiente sano. Per anni abbiamo sopportato rumori notturni e polveri della lavorazione degli inerti. Di rifiuti speciali contenenti pericolose sostanze chimiche non ne vogliamo proprio sapere». Di bomba ecologica parla anche Gino Spolaore: «Fa venire la pelle d’oca leggere quello che i carabinieri del Noe hanno trovato. Un mix di sostanze chimiche ad alto contenuto tossico stoccate a pochi metri da dove si coltivano il radicchio rosso e gli asparagi e dove ci sono le falde acquifere».

I rifiuti tossici? Nel bitume della A4

Dopo i sequestri, denunciati i fratelli Lino e Mario Mestrinaro e altri 3 dirigenti

«Siamo sereni, l’attività non si ferma» poi il cda si affida a un avvocato di Padova

Giornata agitatissima quella di ieri alla Mestrinaro e non poteva essere altrimenti. Già al mattino si è riunito d’urgenza il consiglio di amministrazione per esaminare a fondo la faccenda. L’unica dichiarazione ufficiale da parte dei vertici l’ha rilasciata nel tardo pomeriggio l’amministratore delegato Valeria Caltana: «Prendiamo atto delle indagini in corso della Procura della Repubblica di Venezia -ha detto in una nota diffusa alla stampa- ma la Mestrinaro SpA è assolutamente serena rispetto al proprio operato. L’attività dell’azienda resta immutata nella fiduciosa attesa che le indagini portino maggiore chiarezza nei prossimi giorni». Nel frattempo la Mestrinaro ha affidato la propria difesa all’avvocato padovano Fabio Pinelli. «Domani inizierò a studiare le carte nel dettaglio -ha puntualizzato il legale- Da quanto ho potuto apprendere ritengo che la Mestrinaro abbia sempre agito nella piena regolarità». Non aggiunge altro Pinelli che nelle prossime ore dovrebbe partecipare a un vertice con i manager e i titolari dell’azienda di Zero Branco per studiare le contromosse all’azione della Procura distrettuale antimafia. Da quanto filtra l’avvocato dovrebbe avvalersi della consulenza di un esperto in materia di rifiuti pericolosi e di “veleni”. «Per il momento le contestazioni non ci permettono di capire molto», ha aggiunto il legale padovano.

 

Sostanze tossiche sotto la terza corsia – Mestrinaro indagata

I carabinieri hanno scoperto il materiale sotto la A4 e in un park del Marco Polo. Nel mirino la ditta Mestrinaro di Zero Branco

OPERAZIONE “APPALTO SCONTATO” – Tutto è partito da un controllo sugli scarti edilizi di una ditta di Marghera

LE ANALISI – Nelle scorie scoperti piombo, rame, mercurio, floruri e altre sostanze

L’OPERAZIONE – I mezzi della ditta Mestrinaro di Zero Branco

Rifiuti pericolosi sotto terza corsia e aeroporto

VENEZIA – Sostanze pericolose sui lavori della terza corsia dell’autostrada A4 e su un parcheggio dell’aeroporto Marco Polo. È quanto hanno accertato i carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico al termine di una vasta operazione sui trattamenti dei rifiuti. L’operazione, illustrata dal Procuratore Luigi Delpino e dell’aggiunto Carlo Mastelloni, ha comportato anche alcune perquisizioni domiciliari.
Nel mirino dell’operazione “Appalto scontato” è così finita soprattutto la ditta Mestrinaro di Zero Branco dove i carabinieri hanno effettuato un sequestro di oltre 12mila metri quadrati.
Tutto era partito da una verifica, svolta con l’Arpav, su 5900 tonnellate di scarti dell’edilizia che dalla ditta Intesa 3 di Marghera erano stati destinati agli impianti di recupero gestiti da Superbeton spa di Susegana Ponte della Priula. In questi rifiuti, secondo quanto è stato accertato dai pm Gava e Terzo, erano state trovate tracce di arsenico, piombo, rame, mercurio, floruri ed altri minerali. Tutto materiale che non poteva essere gestito dalla ditta trevigiana in quanto le contaminazioni erano superiori ai limiti di legge. Una terza società, la Adriatica strade e costruzioni generali, avrebbe poi girato alla Mestrinaro spa di Zero Branco 11.780 tonnellate di rifiuti provenienti da un cantiere di Mestre che anche in questo caso avevano un elevato livello di arsenico. A questo punto sono scattati i controlli e i carabinieri hanno scoperto che la Mestrinaro spa, tra il 2010 e il 2012 aveva ricevuto circa 40mila tonnellate di questo materiale inquinato. «Tutti questi rifiuti – hanno spiegato i carabinieri del Noe – in parte provenienti da alcuni cantieri di Mestre e Marghera oppure tramite Superbeton e Adriatica costruzioni, erano costituiti da terre, rocce da scavo, scorie derivanti da combustione contenenti sostanze contaminanti. Il materiale non veniva adeguatamente filtrato e veniva così creata un mescola non in grado di inertizzare i rifiuti». Da questo processo di lavorazione si otteneva un composto che non poteva essere utilizzato, come invece è accaduto, per rampe autostradali, parcheggi o altro ancora.
L’indagine ha permesso di accertare che la Mestrinaro avrebbe acquistato materiale a 29 euro a tonnellata e invece di bonificarlo, ad un costo di 45 euro a tonnellata, lo trattava e lo rimetteva in circolazione a 39 euro a tonnellata.
«Come se non bastasse – ha aggiunto il capitano Donato Manca – la Mestrinaro ha spacciato e trasportato con la qualifica Rilcem (un misto cementato per sottofondi stradali) mescole che contenevano sostanze inquinanti come vanadio, cobalto, nichel e cromo con valori che superavano la soglia. Ed ha poi commercializzato e immesso nell’ambiente rifiuti inquinanti, limitandosi a mescolarli con calce, cemento ed altri rifiuti».
Da qui sono scattate le cinque denunce per traffico illecito di rifiuti. La violazione delle legge 260 è contestata a Maurizio Girolami, veneziano della Intesa 3, Loris Guidolin, di Castelfranco responsabile della Adriatica, Mario e Lino Mestrinaro, residenti a Zero Branco e a Italo Bastianella, responsabile ambiente della ditta.

Gianpaolo Bonzio

 

Scarti tossici nel cemento in A4 e in un park del “Marco Polo”

CINQUE INDAGATI – Maxisequestro alla ditta Mestrinaro di Zero Branco.  «Ha mescolato scarti tossici al cemento per i cantieri»

L’INCHIESTA – Sigilli a un’area di 12 metri quadri. Stoccati rifiuti per 4mila metri cubi

Il sequestro preventivo disposto dal gip Liguori, come hanno spiegato ieri il Procuratore Luigi Delpino e l’aggiunto Carlo Mastelloni, nei confronti della ditta Mestrinaro ha interessato un’area di stoccaggio, sia coperta che scoperta, di circa 12mila metri quadrati. In questa zona erano stati depositati rifiuti per circa 4mila metri cubi. Per quanto riguarda l’inquinamento sulle opere pubbliche (dall’aeroporto alla terza corsia dell’autostrada) va detto che questo potrebbe dar vita, in futuro, ad eventuali carotaggi per verificare che, in base alla legge sui rifiuti, ci siano problemi concreti per quel tipo di progetto.

IL PRECEDENTE – Autostrada sotto controllo anche per infiltrazioni mafiose

Sorvegliati speciali. Sono i cantieri lungo l’A4 attivi nelle costruzione della Terza Corsia. Come tutte le grandi opere pubbliche in cui il rischio delle infiltrazioni mafiose attraverso il sistema degli appalti e dei subappalti è sempre in agguato e che una specifica normativa statale, recepita anche dalla Prefettura lagunare, impone dei monitoraggi continui a scopo preventivo. L’ultimo blitz, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia, risale allo scorso febbraio quando gli appositi gruppi interforze, composti da carabinieri, guardia di finanza e polizia, hanno passato al setaccio il cantiere di Meolo, con accesso da via Castelletto, dove si stava realizzando il nuovo cavalcavia sulla Treviso-Mare. Censite tutte le ditte impegnate, identificati tutti gli operai presenti, controllate tutte le macchine operatrici e gli apparecchi utilizzati. Lo scorso anno analoghi ispezioni nelle attività in essere nei comuni di Noventa di Piave e di Fossalta di Piave, le quali non hanno rilevato alcuna operazione dubbia o riconducibile a qualche attività illecita. Sopralluoghi di routine allo scopo di rllevare eventuali irregolarità o anamalie.

LA SCHEDA – Nell’ottobre 2011 il via ai lavori tra Quarto e San Donà

I lavori di realizzazione del primo lotto Quarto d’Altino-San Donà di Piave della terza corsia della A4 sono iniziati nell’ottobre 2011, dopo le operazioni preliminari di disboscamento, bonifica bellica e spostamento delle interferenze, sotto la direzione dell’impresa Impregilo, che aveva ottenuto l’appalto per l’ampliamento dell’autostrada. Fin dall’avvio dei lavori è stata decisa l’apertura contemporanea dei cantieri vicini, anziché uno dopo l’altro, com’era stato inizialmente previsto. Una serie di interventi collegati alla terza corsia ha impegnato finora le imprese che operano nella A4, per la costruzione dei nuovi cavalcavia, più lunghi dei precedenti sovrappassi, e per la sistemazione della viabilità locale di collegamento.
Sono stati infatti rifatti i cavalcavia di Noventa di Piave, Roncade, Monastier e l’ultimo, a Meolo, aperto qualche settimana fa, con poderosi interventi che hanno richiesto la ripetuta chiusura notturna dell’autostrada. Complessivamente le opere collegate alla terza corsia sono cinque nuovi ponti, otto cavalcavia e quattro sottopassi. L’intervento qualificante del tratto autostradale è stato comunque la realizzazione del nuovo casello autostradale Meolo-Roncade, concluso a tempo di record ed inaugurato il 16 ottobre dello scorso anno, anche se è ancora aperto solo parzialmente. Il casello è stato direttamente collegato ad una nuova rotatoria sulla Treviso-mare, la strada verso Jesolo. Il completamento del tratto Quarto d’Altino-San Donà della terza corsia è previsto per il 2015. (E. Fur.)

L’APPALTO – Una cordata di imprese con Impregilo e Mantovani

A4, veleni sotto la terza corsia

Arsenico, mercurio e altre sostanze usate anche per il fondo di un parcheggio dell’aeroporto

Sostanze pericolose sui lavori della terza corsia dell’autostrada A4 e su un parcheggio dell’aeroporto Marco Polo. È quanto hanno accertato i carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico al termine di una vasta operazione sui trattamenti dei rifiuti. Nel mirino dell’operazione “Appalto scontato” è così finita la ditta Mestrinaro di Zero Branco dove i carabinieri hanno effettuato un consistente sequestro. Tutto era partito da una verifica, svolta con l’Arpav su 5900 tonnellate di scarti dell’edilizia che dalla ditta Intesa 3 erano stati destinati agli impianti di recupero gestiti da Superbeton spa di Susegana Ponte della Priula. In questi rifiuti, secondo quanto è stato accertato dai pm Gava e Terzo, erano state trovate tracce di arsenico, piombo, rame, mercurio, floruri ed altri minerali. Tutto materiale che non poteva essere gestito dalla ditta trevigiana in quanto le contaminazioni erano superiori ai limiti di legge. Una terza società, la Adriatica strade e costruzioni generali, avrebbe poi girato alla Mestrinaro spa di Zero Branco 11.780 tonnellate di rifiuti provenienti da un cantiere di Mestre che anche in questo caso avevano un elevato livello di arsenico. A questo punto sono scattati i controlli e i carabinieri hanno scoperto che la Mestrinaro spa, tra il 2010 e il 2012 aveva ricevuto circa 40mila tonnellate di questo materiale inquinato. «Tutti questi rifiuti – hanno spiegato i carabinieri del Noe – in parte provenienti da alcuni cantieri di Mestre e Marghera oppure tramite Superbeton e Adriatica costruzioni, erano costituiti da terre, rocce da scavo, scorie derivanti da combustione contenenti sostanze contaminanti. Il materiale non veniva adeguatamente filtrato e veniva così creata un mescola non in grado di inertizzare i rifiuti».
Da questo processo di lavorazione si otteneva un composto che non poteva essere utilizzato, come invece è accaduto, per rampe, parcheggi o altro ancora. «Come se non bastasse – ha aggiunto il capitano Donato Manca – la Mestrinaro ha spacciato e trasportato con la qualifica Rilcem (un misto cementato per sottofondi stradali) mescole che contenevano sostanze inquinanti come vanadio, cobalto, nichel e cromo con valori che superavano la soglia. Ed ha poi commercializzato e immesso nell’ambiente rifiuti inquinanti, limitandosi a mescolarli con calce, cemento ed altri rifiuti».
Da qui sono scattate le cinque denunce per traffico illecito di rifiuti. La violazione delle legge 260 è contestata a Maurizio Girolami, veneziano della Intesa 3, Loris Guidolin, di Castelfranco responsabile della Adriatica, Mario e Lino Mestrinaro, residenti a Zero Branco e a Italo Bastianella, responsabile ambiente della ditta.

L’APPALTO – Una cordata di imprese con Impregilo e Mantovani

I DETTAGLI – Nel mirino è finito in particolare il cantiere di via Musestre a Roncade

Rilcem, quel materiale comprato e rivenduto senza alcuna bonifica

Sotto la lente d’ingrandimento dei carabinieri del Noe, per il momento, è finito in particolare il cantiere di via Musestre a Roncade, quello in cui la Mestrinaro ha operato direttamente per la costruzione della Terza corsia dell’A4, nell’ambito del primo lotto dei lavori, che comprende il tratto da Quarto d’Altino a San Donà di Piave. Sei i sondaggi eseguiti sul materiale utilizzato che hanno rivelato il superamento in maniera significativa dei “valori-soglia” fissati dalla normativa in relazione a nichel, cromo, vanadio, cobalto. Sotto accusa il cosiddetto Rilcem, vale a dire un “misto-cemento stabilizzato” che viene impiegato in attività di recupero e di ripristino ambientale e nella realizzazione dei sottofondi stradali, che secondo gli investigatori, al Mestrinaro ha ricavato senza alcun trattamento di bonifica, conseguendo un notevole risparmio sui costi di corretto smaltimento e nel contempo riuscendo a immettere nel mercato il materiale in oggetto a prezzi oltremodo concorrenziali: comperato a 29 euro a tonnellata e rimesso in circolazione a 39 euro, quando il trattamento di bonifica ne costerebbe 49 a tonnellata. Tra il 2011 e il 2012 è stato calcolato che sono state oltre 34mila le tonnellate di Rilcem contaminato scaricate lungo la Venezia-Trieste, causando anche la conseguente contaminazione dell’ambito di destinazione.
E fra gli aspetti più gravi sui cui puntano il dito gli inquirenti, c’è anche il fatto che in base al regime di tracciabilità adottato dalla Mestrinaro spa non è possibile stabilire né quali trattamenti abbiano subito le singole forniture di Rilcem né se le forniture di Rilcem contaminato siano state vendute ad altri acquirenti magari del tutto ignari.
Autovie Venete, interpellate in merito all’inchiesta, ha ribadito che non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale e in una nota diffusa precisa che «tutti i materiali fatti entrare in cantiere, compresi quindi quelli forniti dalla ditta Mestrinaro, provengono da impianti autorizzati e periodicamente sottoposti a controlli e analisi. Fino ad ora nessuna analisi ha rilevato anomalie». La società inoltre spiega che non ha alcun rapporto diretto con la Mestrinaro spa, bensì con l’Ati “La Quado”, vincitrice della gara da 427 milioni, composta Impregilo spa (capofila), Mantovani spa, (finita nell’occhio del ciclone dopo l’arresto per maxi frode fiscale del presidente Piergiorgio Baita, successivamente dimessosi dalla carica, e che è ancora in carcere) Coveco, Socostramo srl e Carron Angelo spa. Allo stato non è ancora chiaro se questa vicenda possa avere riflessi o meno anche su tutto il sistema degli appalti e dei subappalti.

LA DIFESA – L’azienda riunisce il cda

Il legale: «Siamo sereni sul nostro operato»

Giornata agitatissima quella di ieri alla Mestrinaro e non poteva essere altrimenti. Già al mattino si è riunito d’urgenza il consiglio di amministrazione per esaminare a fondo la faccenda. L’unica dichiarazione ufficiale da parte dei vertici l’ha rilasciata nel tardo pomeriggio l’amministratore delegato Valeria Caltana: «Prendiamo atto delle indagini in corso della Procura della Repubblica di Venezia – ha detto in una nota diffusa alla stampa – ma la Mestrinaro SpA è assolutamente serena rispetto al proprio operato. L’attività dell’azienda resta immutata nella fiduciosa attesa che le indagini portino maggiore chiarezza nei prossimi giorni». Nel frattempo la Mestrinaro ha affidato la propria difesa all’avvocato padovano Fabio Pinelli. «Domani inizierò a studiare le carte nel dettaglio – ha puntualizzato il legale – Da quanto ho potuto apprendere ritengo che la Mestrinaro abbia sempre agito nella piena regolarità». Non aggiunge altro Pinelli che nelle prossime ore dovrebbe partecipare a un vertice con i manager e i titolari dell’azienda di Zero Branco per studiare le contromosse all’azione della Procura distrettuale antimafia. Da quanto filtra l’avvocato dovrebbe avvalersi della consulenza di un esperto in materia di rifiuti pericolosi e di “veleni”. «Per il momento le contestazioni non ci permettono di capire molto», ha aggiunto il legale padovano.

 

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