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AMBIENTE E SVILUPPO – I divieti dell’Autorità di bacino sono di novembre ma si scoprono solo adesso. Le concessioni già rilasciate vanno revocate

STOP AGLI SCAVI – Mappa idrogeologica. Nulla è consentito nelle nuove zone di “attenzione”

60% Il territorio della provincia di Padova “vincolato”

4 – I bacini idrografici dei fiumi interessati dal Piano

I DANNI – Decine di famiglie sono rimaste senz’acqua

PALAZZO BALBI – Il vice Zorzato: «Il fermo riguarda gli interrati, faremo presto una circolare»

È il blocco del mattone. E la crisi economica non c’entra. Anzi. Proprio nel momento in cui anche un piccolo cantiere per l’ampliamento di una casa può dare ossigeno al disastrato comparto dell’edilizia, indotto compreso, ecco che arriva una norma che in buona parte del Veneto vieta tutto. Concessioni, autorizzazioni, permessi di costruire: nulla può essere più rilasciato dai Comuni che si trovano attorno ai fiumi Tagliamento, Piave, Brenta. Per intenderci: il 60% della provincia di Padova adesso è “vincolato”. In tutto il quartiere dell’Arcella non si può scavare una buca. Occhio, vale anche per il pregresso: le concessioni edilizie rilasciate dal 1. dicembre 2012 ad oggi devono intendersi revocate. Il Comune non lo sapeva, ha dato l’autorizzazione e il cantiere ha iniziato i lavori? Beh, il cantiere va sospeso. Con immaginabile e prevedibile seguito di carte bollate per il risarcimento dei danni.
A determinare questo blocco del mattone è un colore: il giallo ocra. Così, infatti, vengono dipinti i territori classificati come “zone di attenzione”. Il che è una novità. A stabilirlo è una delibera dell’Autorità di Bacino dei fiumi dell’Alto Adriatico riguardante il “Pai”, ossia il Piano stralcio per l’assetto idrogeologico dei bacini idrografici dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Piave e Brenta-Bacchiglione”. Articolo 5 delle Norme di attuazione del Pai: “Sono definite “zone di attenzione” le porzioni di territorio ove vi sono informazioni di possibili situazioni di dissesto a cui non è ancora stata associata alcuna classe di pericolosità e che sono individuate in cartografia con apposito tematismo”. E il successivo articolo 8 dice che nelle zone giallo ocra – come appunto il 60% del territorio provinciale di Padova – sono consentiti gli “interventi di mitigazione della pericolosità e del rischio, di tutela della pubblica incolumità e di quelli previsti dal Piano di bacino”. Mentre è vietato anche solo “eseguire scavi”.
La delibera sul Pai dell’Autorità di bacino è di per sé «devastante» (definizione di un tecnico provinciale) perché l’interpretazione che tutti hanno dato di queste norme è che nelle nuove “zone di attenzione” tinta ocra non si può fare niente: “attività edilizia” sospesa. Con la crisi in atto, un dramma. «Neanche un pollaio posso più far fare», dice, schietta come al solito, il sindaco di Veggiano, Anna Lazzarin. Veggiano è uno dei Comuni padovani alluvionati nel 2010: «Abbiamo una superficie di 16 chilometri quadrati, quella andata sott’acqua nel 1966 e nel 2010 è di 6 chilometri quadrati, ma l’Autorità di bacino me l’ha vincolata tutta». Per il futuro? No, anche per il pregresso.
      La delibera sul Pai, infatti, risale al 9 novembre 2012. Viene pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 novembre. Il giorno dopo, 1° dicembre, entra in vigore. Con tutti i suoi divieti. Significa che le concessioni rilasciate da dicembre ad oggi – e nessuno ha idea di quante siano – sono “illegittime”. Solo che la stragrande maggioranza dei Comuni veneti l’ha saputo adesso, complice anche una circolare esplicativa diramata dalla Regione Veneto lo scorso 22 marzo. Dirlo prima no? «La delibera dell’Autorità di bacino ha avuto una istruttoria, sicuramente qualcuno dell’Ambiente o comunque il segretario generale dell’Autorità Roberto Casarin vi ha partecipato, ma non c’è stato un travaso di notizie all’Urbanistica o alla giunta regionale», dice il vicepresidente Marino Zorzato. Quindi neanche Palazzo Balbi sapeva niente? Possibile? Zorzato cerca di tranquillizzare: «I divieti valgono solo per gli interrati, non per le fondamenta in generale». Le norme di attuazione del Piano, però, sembrano escludere qualsiasi “attività edilizia”. E, comunque, Province e Comuni l’hanno interpretata così. Meglio: per rilasciare licenze edilizie nelle zone ocra non basta avere il Pat (Piano di assetto del territorio) e nemmeno il Piano delle acque. Serve una “Valutazione di rischio” proprio perché l’intento del Piano è di proteggere le persone in caso di esondazione dei fiumi (l’esempio è la tragedia di Genova). Ma chi fa la Valutazione di rischio? Come deve essere fatta? Nessuno sa nulla. E così, nel frattempo, si intende tutto vietato. «Bisogna che il presidente della Regione intervenga, la situazione è preoccupante», dice l’assessore all’Urbanistica della Provincia di Venezia, Mario Dalla Tor, già investito del problema esploso a Jesolo: decine di licenze già rilasciate dopo l’entrata in vigore delle nuove norme e che ora vengono revocate. Per le imprese edilizie coinvolte, una mazzata. Zorzato assicura: «Conto in 15-20 giorni di predisporre una circolare per fare chiarezza». Ma possibile che nessuno sapesse cosa prevedeva il piano?

Alda Vanzan

 

A capo dell’ente Roberto Casarin

Le Autorità di bacino per i bacini idrografici di rilievo nazionale sono state istituite nel 1989. Sono organismi misti, costituiti da Stato e Regioni. Nel caso dell’Autorità di bacino dei fiumi dell’Alto Adriatico – ossia Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione – ne fanno parte le regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia e le Province di Trento e Bolzano. Segretario generale è Roberto Casarin, ex segretario regionale per l’ambiente.

PADOVA – A Torreglia il manto stradale cede e schiaccia una condotta

I Colli Euganei colabrodo

Frane e strade “pericolanti”

TEOLO (PADOVA) – La Rocca di Monselice è solo la cartina di Tornasole della situazione idrogeologica in cui versano i Colli Euganei, dove nelle ultime settimane si sono rimesse in moto molte frane.
L’altro ieri un lungo tratto della strada provinciale Speronella, che collega Torreglia a Castelnuovo, è sprofondato di una trentina di centimetri: il cedimento ha schiacciato un’importante tubatura dell’acquedotto e decine di famiglie sono rimaste senza acqua.
La Provincia è subito intervenuta per verificare le cause dello scivolamento verso il basso dell’arteria stradale, che sono riconducibili probabilmente a una fonte interrata decine di anni fa. La strada rimarrà quindi chiusa al traffico e non si sa ancora quando verrà riaperta. Un’altra frana ha invece letteralmente mangiato una fetta d’asfalto ai confini fra Cinto Euganeo e Baone, mentre la panoramica che da Este sale sul monte Cero è stata invasa nel giorno di Pasqua da tonnellate di massi e fango.
Ora gli occhi di tutti sono puntati sulle maxi-frane degli Euganei assopite da tempo, che potrebbero risvegliarsi dopo settimane di piogge intense e improvvisi sbalzi di temperatura.

Ferdinando Garavello

 

IL SINDACO DI CURTAROLO  «Stava iniziando la ripresa

Perdiamo 250mila euro»

Marcello Costa: «Dovremo togliere dal bilancio le entrate degli oneri di urbanizzazione, per noi una cifra importante»

VENEZIA – La prima vittima illustre del Piano stralcio per l’assetto idrogeologico è il Mercatone Uno. A Curtarolo, in provincia di Padova, da tempo il punto vendita del gruppo emiliano ha chiesto di realizzare un ampliamento e dei parcheggi. Le pratiche sembravano essere finalmente risolte, quando l’altra sera, in un incontro in Provincia di Padova, è saltato fuori il divieto imposto dall’Autorità di bacino. Curtarolo nelle mappe è tutta tinta ocra: zona di attenzione. Ergo, la concessione edilizia per il Mercatone Uno è stata sospesa. Ma il sindaco di Curtarolo non lo sapeva? Marcello Costa scuote la testa: «Da noi in municipio non è arrivata nemmeno la circolare esplicativa della Regione dello scorso 22 marzo».
Sindaco Costa, cosa si può fare nel suo Comune?
«Siamo circondati su tre lati dal Brenta, in più ci sono i canali. Dunque è corretta l’indicazione del possibile rischio. Però faccio presente che a ottobre avevamo fatto uno studio e ci avevano accettato una correzione dei confini. Ma a novembre, con l’approvazione del piano Pai, hanno cancellato tutto. Il nostro Comune è tutto ocra».
Questo cosa comporta?
«Che non posso autorizzare niente finché non si esclude la pericolosità di qualsiasi intervento. Ma anche facendolo, l’ultima parola spetta alla Regione».
Blocco delle licenze, dunque. Ne avevate già rilasciate da dicembre ad oggi?
«Certo. E sono tutte nulle».
Con l’alluvione del 1° novembre 2010 eravate finiti sott’acqua?
«Siamo finiti sotto nel 1966, nel 2010 non abbiamo avuto nessun problema perché dopo quello che è successo il 28 agosto 2003 abbiamo provveduto a scavare i canali. Solo Curtarolo ha speso 2 milioni e mezzo di euro, senza contare quel che ha fatto la Regione e altri Comuni. Insomma, pensavamo di essere a posto. E invece è come se quell’investimento non sia servito a nulla, siamo tutta zona “ocra”».
Il blocco delle licenze avrà ripercussioni sull’amministrazione?
«Eccome. Nel bilancio di previsione 2013 avevamo ipotizzato 250mila euro di entrate da oneri di urbanizzazione. Una cifra storica, segno di una ripresa dell’edilizia. Adesso cosa faccio? La tengo o la tolgo quell’entrata se i cantieri non possono più farli aprire?».
Al.Va.

 

  1. 1 Comment

    • Francesco says:

      Serve chiarezza, le leggi devono essere chiare e leggibili da tutti; sicuramente bisogna prendere provvedimenti di tutela, ma in uno stato di diritto, non uno stato di banane….

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